Cono Cialda o Wafer: Storia e Produzione di un Simbolo Gelato

Il cono gelato, un'icona del piacere estivo, ha una storia ricca e affascinante, segnata da innovazioni, rivalità e trasformazioni industriali. Questo articolo esplora le origini del cono, i suoi inventori, i metodi di produzione e l'evoluzione nel tempo.

Le Origini del Cono Gelato: Una Storia Contesa

Non si sa con certezza chi sia l’inventore del cono gelato ma viene generalmente considerato Italo Marchioni, un italiano originario della provincia di Belluno che a fine Ottocento emigrò negli Stati Uniti dove, nel 1903, brevettò il macchinario per la produzione dei coni, che sosteneva di aver inventato qualche anno prima.

Prendiamo lo spunto dalla circostanza che in questo periodo ricorrono due date significative per quanto riguarda il cono gelato e la sua invenzione attribuita a Italo Marchioni (il 15 dicembre 1903 veniva riconosciuto dal competente Ufficio di Washington il suo brevetto, mentre il 21 dicembre 1868 è la data di nascita dello stesso Marchioni avvenuta a Peaio di Vodo di Cadore -BL) per approfondire chi abbia effettivamente inventato questo prodotto. Il riconoscimento dell’invenzione del cono gelato a Italo Marchioni è, infatti, molto controversa.

USA, che il 3 giugno 1902 aveva ottenuto il riconoscimento del suo brevetto per un “Apparecchio per teglie da forno per gelato”. Successivamente, nel 1913 lo stesso Valvona vinse per questo fatto anche una causa legale contro Italo Marchioni, con il quale aveva in precedenza collaborato, accusato di aver copiato la sua invenzione.

Quello che appare evidente è comunque il fatto che nessuna delle due invenzioni fa espresso riferimento al cono ma piuttosto a dei contenitori, tipo tazze (coppette). Il brevetto di Antonio Valvona si riferisce, infatti, ad un “apparecchio per la realizzazione di tazze o piatti che possono essere riempiti con il gelato”. Quello depositato da Italo Marchioni parla di un “apparecchio di stampaggio usato nella fabbricazione di tazze per gelato e simili.” Due brevetti pressoché simili come si può vedere anche dalle immagini.

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Il più accreditato per aver effettivamente inventato il cono gelato (almeno quello di cialda arrotolata) come lo conosciamo oggi (anche se non documentato ufficialmente) potrebbe, quindi, essere il più volte citato nei libri, Ernst Hamwi, pasticcere siriano, che durante la Fiera di St.

Louis, Missouri, nel 1904 al Louisiana Purchase Exposition, dove la storia dice che un pasticciere siriano, Enrst Hamwi, che stava vendendo lo zalabia, una pasta croccante e gocciolante di sciroppo cotta in una pressa bollente per wafer, andò in aiuto al vicino venditore di gelati, forse Arnold Fornachou o Charles Menches, che stava finendo i piatti, arrotolando lo zalabia ancora caldo a forma di cono in modo che potesse contenere il gelato. Dopo la fiera, il cono gelato divenne molto popolare a St. Louis.

C’è da dire però che la storia di Hamwi è esclusivamente basata su una lettera che egli scrisse nel 1928, ben 25 anni dopo il brevetto di Marchioni, allo Ice Cream Trade Journal, dopo aver fondato la Cornucopia Waffle Company, che intanto era diventata la Missouri Cone Company.

Uno dei primi riferimenti ad un cono commestibile si può trovare nel libro di cucina “Mrs A. B. Marshall’s Cookery Book”, scritto nel 1888 dalla celebrata scrittrice culinaria Agnes Marshall. Nel descrivere la sua ricetta del cornetto con crema, Mrs Marshall indica che “i cornetti erano fatti con mandorle e cotti al forno, non premuti tra ferri”. E aggiunge: “questi cornetti possono essere riempiti anche con qualsiasi gelato o sorbetto o crema o frutta, e servito a pranzo o a cena”.

L’idea di mangiare il gelato in contenitori a forma di cono però venne probabilmente ancor prima: Giuseppe Parini ne Il Giorno (1763) parla di “rigidi coni” alludendo ai contenitori nei quali sono servite le “bevande odorose e congeste“.

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Dalla Cialda al Wafer: Un'Evoluzione Antica

Il nostro cono è infatti fatto di cialda, più o meno leggera e le cialde sono invenzione antichissima, ne abbiamo notizia fin dal 1400. I “cialdonari” o “cialdai” le confezionavano con impasti leggeri e semiliquidi di acqua, farina, uova, zucchero e aromi, come i semi d’anice, utilizzando i tipici ferri decorati.

Anche se la cialda in sè vanta antichissime origini, (la producevano già Greci e Romani), in abbinamento al gelato, subisce molteplici cambiamenti.Con un certo orgoglio patriottico (quando si tratta di mangiare devono lasciarci stare) possiamo dire che i primi gelati muniti di ostie di pane vennero confezionati in Italia e che Caterina de’ Medici li fece conoscere in Francia nel Rinascimento.

La storia dei wafer originali comincia in un punto impreciso del XV secolo, non si sa bene dove e perché, come la stragrande maggioranza dei piatti più famosi non ha data di nascita precisa: è ondivaga e labile, mix indistinguibile di ispirazioni e prestiti. Un tentativo di ricostruzione è stato fatto a partire dal significato di wafer, apparentemente derivato dal germanico waba, alveare, per la particolare struttura della sua superficie, che schiacciata tra ferri roventi si reticolava di esagoni simili ai favi del miele.

Ma potrebbe essere anche un evoluzione ispirata dalle gaufres belghe, o dal waffle tedesco, che in dimensioni più grandi sarebbero poi diventate la base rigida dei coni gelato, perfezionato poi nel termine con cui è identificato oggi. Ma come siano effettivamente nati, non è ben chiaro. Quando, invece, è stato stabilito: intorno al Quattrocento iniziarono a diffondersi tra Francia e Inghilterra particolari cialde dolci, che scrocchiavano sotto i denti dopo una cottura ad alta temperatura dentro stampi a tenaglia, da qui i motivi geometrici sulle superfici.

Le creavano pasticcieri dedicati, detti cialdonai, e la loro facilità di mantenimento, unita alla croccante bontà, li fece diffondere in tutta Europa. In Italia giunsero intorno al Cinquecento, alla corte di Lorenzo il Magnifico, che da antesignano dei foodie non se le fece sfuggire. Ma erano ancora soltanto cialde singole, labili e volatili, in dispersione nel loro stesso universo. Quel segreto denso che li avrebbe trasformati in valore unico sarebbe arrivato molto più tardi.

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L'intuizione fu dell'austriaco Josef Manner, quasi quattro secoli dopo, e consolidò -è il caso di dirlo- lo status unico del wafer originale. Viennese doc, a 25 anni Manner aveva aperto una piccola impresa dolciaria, la Fabbrica di cioccolato Josef Manner, inseguendo la democrazia del cioccolato: all'epoca il cacao era un bene di lusso, un chilo di cioccolato valeva due giorni di paga di un operaio. Manner voleva invece che chiunque avesse la possibilità di assaggiarlo.

Caparbiamente, nel 1895 aveva sperimentato una creazione inedita sfruttando proprio la singolarità delle cialde e trasformandole in un capolavoro di equilibrio: minuscole sfoglie croccanti, cinque in tutto, tenute insieme da strati di crema alle nocciole e cioccolato. Accessibili, facili, davvero per tutti. Il nome iniziale Manner-Schnitten, letteralmente le "fette Manner", fece da fondamenta al successo strepitoso dei successivi Neapolitan Wafer, ribattezzati per spirito democratico in onore delle nocciole utilizzate per la farcitura, coltivate tra le colline della Campania.

La fama enorme, pratica e egualitaria dei wafer crebbe a dismisura, anche grazie al lavoro incessante di un piccolo laboratorio artigianale che aveva iniziato a sfornare le cialde farcite di qua dalle Alpi, a Bolzano, di proprietà di Alfons Loacker. Nel secondo dopoguerra fu lui a guidare la messa a punto della produzione su larga scala di wafer, e il figlio Armin Loacker (scomparso nel 2019) la rese golosamente industriale, con esportazioni in tutto il mondo e un posto nel cuore di ogni goloso che si rispetti. Perché nella sua essenza gentilmente lussuriosa, facile, croccante e in grado di svanire sul palato, il wafer incarna più di tutti il battito rapido della felicità.

La Produzione Industriale e l'Innovazione

Chiunque sia stato il primo a utilizzare un cono di cialda come contenitore del gelato, rimane il fatto che il successo fu enorme: il gelato diveniva un alimento da consumare passeggiando per strada o nel parco. In breve si moltiplicarono le ditte che producevano cialde e wafer per gelato.

La produzione su scala industriale dei primi coni, che venivano arrotolati a mano, avvenne intorno al 1912. Frederick Bruckman, un inventore di Portland, Oregon, brevettò una macchina per arrotolare la sfoglia dei coni.

L’idea che però risultò rivoluzionaria fu quella di vendere coni gelato congelati, da lungo tempo un sogno dei produttori di gelato. Solo nel 1959 un altro italiano, un certo Spica, produttore di gelati con sede a Napoli, risolse il problema del cono che fino ad allora si spugnava a causa del gelato contenuto. Spica inventò un processo in cui l’interno del wafer veniva isolato grazie ad uno strato di olio, zucchero e cioccolato e registrò il nome “Cornetto” nel 1960.

C’era ancora un problema da risolvere, ovvero riuscire a creare un cono che potesse contenere il gelato senza impregnarsi e ammollarsi, in modo da permetterne una produzione industriale. Fu nel 1959 che il gelataio napoletano Spica ebbe l’idea di rivestire la parte interna del cono con il cioccolato. Una grande intuizione che permetteva alla cialda di rimanere croccante, grazie a questo strato composto da una miscela di zucchero, cioccolato e olio che faceva sostanzialmente da isolante.

Spica lo riempì poi di gelato alla crema di latte, coperto con cacao e granella di nocciole e mandorle. Iniziò a venderlo dal 1961, rimanendo il solo e unico produttore per 15 anni e fu lui che probabilmente lo chiamò Cornetto, vista la sua forma che ricorda vagamente un piccolo corno appunto.

Soltanto qualche anno più tardi è diventato il nome con cui si identifica uno dei gelati confezionati più venduto di sempre grazie ad Algida, una gelateria artigianale fondata a Roma nel 1946. L’esplosione del suo consumo avviene negli Anni ’70 quando la commercializzazione diventò su scala mondiale.

Il brevetto del Cornetto di Spica fu acquisito dalla multinazionale Unilever nel 1976, che nel mentre aveva già acquistato il marchio italiano Algida, la cui fabbrica era stata trasferita a Caivano, in provincia di Napoli. È questa azienda a portarlo al successo con una fortissima campagna pubblicitaria, che lo ha reso celebre e tutt’ora così amato.

Nel 2019 il Cornetto, inteso come la creazione dell’artigiano Spica, ha compiuto i suoi 60 anni di successo. Da allora sono state introdotte circa 20 nuove versioni, dal Cornetto Royal amarena e cappuccino - non più in produzione - al Cornetto al caramello o quello vegano che seguono le tendenze alimentari degli ultimi anni. Ma anche gelati di dimensioni diverse, come il Mini e l’XXL - tutt’ora sul mercato - e numerose limited edition.

Quest’anno Algida ha lanciato da poco la “Cornetto Summer Emotions" in collaborazione con tre giovani chef: Roberto Godi del ristorante Desco di Milano con il Cornetto Desire a base di cacao, amarena e nocciola; Solaika Marrocco, chef del Primo Restaurant di Lecce, con cui hanno realizzato il Cornetto Freedom con caffè, zabaione e cioccolato.

La produzione avviene tutt’ora a Caivano, che è la più grande fabbrica europea di gelati Unilever, mentre il centro di ricerche si è spostato a Londra nel 2016. Qui ogni anno vengono realizzati centinaia di milioni di esemplari, destinati al mercato italiano e all’esportazione.

Joy Cone: Un Colosso nell'Industria dei Coni Gelato

L’azienda fu fondata in Ohio da Albert George e dal cognato Thomas J. Thomas, due immigranti libanesi, che nel 1934 spostarono lo stabilimento in Pennsylvania per espanderlo. Dopo una serie di difficoltà e due incendi che rischiarono di far fallire l’attività, alla fine degli anni Sessanta la George & Thomas Cone Co. Joy Cone produce tutti i tipi di coni gelato più conosciuti in vendita nei negozi, nelle catene di fast food e nelle gelaterie americane, concentrandosi in particolare su tre tipi: i coni tradizionali, dolci e friabili, le cialde più grandi e croccanti al sapore di caramello e quelli corti e col fondo piatto, che somigliano a bicchierini.

Produce anche coni senza glutine, coni con gocce di cioccolato, e tutto quello di commestibile che contenga o accompagni il gelato, dai wafer ai cestini di cialda. Attualmente Joy Cone ha quattro stabilimenti: in Arizona, in Iowa, in New Mexico e in Pennsylvania, quello originale. Dal 2011 il presidente del Joy Baking Group è David George, nipote di Albert e figlio di Joe George, che a sua volta aveva preso in gestione l’azienda nel 1964.

Secondo un’analisi citata dal New York Times, oggi più del 41 per cento dei coni gelato venduti nei negozi del Nord America è prodotto da Joy Cone. Joy Cone è infatti criticata per la sua posizione dominante sul mercato, che le permette di stabilire il prezzo dei coni. Per dare un’idea: il suo concorrente principale è Keebler, che rappresenta solo il 14,5 per cento delle vendite sul mercato nordamericano.

Coni Artigianali vs. Coni Industriali

I coni industriali, inoltre, non piacciono a tutti e molte gelaterie artigianali usano quelli fatti a mano: molte altre però per motivi di costi, velocità e praticità finiscono per ripiegare su quelli industriali.

Varietà e Forme del Cono Gelato

Oggi tra stampati e arrotolati, la varietà di coni è estremamente ampia. Le forme disponibili sono le più svariate: dal “classico”, di forma geometrica regolare e bordi lisci o decorati, alla coppa dall’imboccatura più larga e variamente sagomata, al bicchiere o coppa tronca dal fusto tagliato, al cestino (una sorta di ciotola fatta in cialda), alla “conchiglia” (a forma di piattino).

Svariate anche le dimensioni dei coni, che possono differire sia per il diametro della bocca sia per la lunghezza totale, che può andare dai 100 millimetri dei più piccoli agli oltre 200 millimetri dei maxi-coni. Negli ultimi anni è possibile anche scegliere tra coni più o meno dolci o variamente aromatizzati o decorati, con il bordo rivestito di glassa al cacao, con aggiunta anche di granella di nocciole tostate, scaglie di cocco, piccoli zuccherini bianchi o colorati e ripieno di cioccolato fuso.

Il Cono Gelato: Un Simbolo di Felicità

Per noi di Dolce Torino, il cono gelato è sinonimo di felicità! Contattateci senza impegno per ricevere deliziosi coni gelato classici, alla panna, al cioccolato o alla vaniglia, oppure variegati all’amarena, permettendo ai vostri clienti di assaporare il piacere del gelato in ogni momento della giornata!

Tabella: Principali Produttori di Coni Gelato in Nord America

AziendaQuota di Mercato
Joy Cone41%
Keebler14.5%

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