Conservanti nel Salame: Un'Analisi Approfondita

Quando si parla di salumi, spesso si discute della presenza di sostanze conservanti come nitrati e nitriti, ma anche di altri ingredienti come “destrosio” o “saccarosio” che rientrano nella categoria degli “zuccheri”. Ma è vero? E in che misura? E nei salumi biologici?

Nitriti e Nitrati: Cosa Sono e Perché Vengono Usati

Si tratta di nitriti e nitrati, sostanze addizionate agli alimenti, soprattutto industriali, per preservarli da contaminazioni microbiche ma anche per migliorarne l’aspetto e la consistenza. L’utilizzo massiccio di conservanti nei salumi è solo uno dei tanti sintomi dell’industrializzazione della produzione alimentare. Tutto ciò a discapito non solo della qualità del prodotto, ma anche della salute dei consumatori.

I NITRATI sono sostanze naturalmente presenti negli alimenti animali, vegetali e nell’acqua potabile. Gli alimenti che contengono naturalmente la quantità maggiore di nitrati sono le bietole e il sedano, seguiti dalle rape e dagli spinaci. Diverse categorie di nitrati sono utilizzati dall’industria alimentare come conservanti di categoria E, coloranti e antiossidanti per diversi alimenti, particolarmente nella carne processata (salumi, wurstel, carni in scatola), i pesci marinati e a volte anche nei prodotti caseari. Sono indicati nelle etichette con le sigle E251 ed E252.

Il loro impiego è principalmente dovuto al fatto che i nitrati sono al momento l’unica alternativa nota per contrastare la germinazione delle spore di Clostridium botulino, una delle più gravi forme di infezione alimentare dall’esito mortale, che può soltanto essere prevenuta. I nitrati di per sé sono innocui, ma in particolari condizioni (calore, batteri, lunga conservazione) possono trasformarsi in nitriti e questi in nitrosammine. Gli alimenti contenenti naturalmente nitrati contengono anche vitamina C, che limita la trasformazione in nitrosammine.

I NITRITI sono conservanti identificati dalle sigle E249 ed E250. Sono considerati sostanze potenzialmente pericolose perché in ambiente acido (ad esempio nello stomaco) si trasformano in acido nitroso, che dà origine alle nitrosammine, composti ritenuti cancerogeni.

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Se venissero utilizzati solo per aumentare la conservabilità del prodotto, il dosaggio sarebbe molto inferiore a quello attuale: il loro scopo, pertanto, è anche quello di alterare artificialmente alcune caratteristiche dei prodotti, come ad esempio il colore delle carni.

La Legge Italiana e l'Uso di Nitriti e Nitrati

Vero è che l’uso di nitriti e nitrati è comunque tuttora autorizzato dalla legge italiana, anche se con precisi limiti nel dosaggio (massimo 150 mg per chilo di prodotto). Il motivo dell’impiego è che impediscono lo sviluppo di microrganismi patogeni potenzialmente molto pericolosi, come il Clostridium botulinum.

Un Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 Giugno 2016 (Decreto 26 maggio 2016) ed entrato in vigore il 26 Settembre 2016 introduce alcune modifiche sulla produzione e la vendita dei prodotti di salumeria in Italia. Tra le novità, il decreto fornisce una precisazione: l’impiego di ingredienti che apportano nitrati, nitriti o entrambi in modo da ottenere effetto conservante, si configura come impiego di additivi alimentari e non consente di vantare l’assenza di conservanti. Sulla base di quanto disposto dalla Commissione europea nella nota del 12 gennaio 2007, tale pratica si configura come utilizzo deliberato di additivo alimentare, qualora l’estratto di spinaci o di altri vegetali sia utilizzato con lo scopo tecnologico finalizzato alla conservazione del prodotto finito.

Rischi e Alternative

“È però oramai assodato che, per svilupparsi e produrre la tossina - ricorda l’esperto di medicina veterinaria Giovanni Ballarini - il batterio Clostridium botulinum ha bisogno di condizioni ambientali particolari, che devono verificarsi contemporaneamente. Questo spiega la scarsa incidenza di tale intossicazione, il cui rischio nelle produzioni industriali che adottano precauzioni igieniche adeguate è pressoché nullo. Nello stesso tempo, nitriti e nitrati sono classificati come probabilmente cancerogeni dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Gruppo 2A) e da molti anni se ne invoca l’eliminazione.

Diverse aziende stanno cercando alternative all'uso di nitriti e nitrati. Ci è riuscita l’emiliana Clai (Cooperativa lavoratori agricoli imolesi), che ha presentato per la prima volta un salame senza aggiunta di questi conservanti. Il prodotto sarà commercializzato principalmente nei negozi specializzati e all’estero, mentre una piccola parte sarà presente in alcuni supermercati selezionati. Questo salame, dal diametro contenuto, denominato Imola 1962 in onore alla data di nascita della cooperativa, è stato sviluppato grazie a una ricerca di oltre due anni, realizzata in collaborazione con il Centro interdipartimentale di ricerca industriale agroalimentare dell’università di Bologna. I suoi ingredienti sono carne di suino, sale, vino, destrosio, pepe, aglio, mentre la durata del prodotto è comparabile con quella dei salami comunemente in commercio. L’azienda assicura che, nonostante l’assenza di conservanti, è riuscita a ottenere uno straordinario risultato sul fronte della sicurezza del prodotto, garantendo al contempo il consumatore anche per quanto riguarda aspetti come consistenza e sapore.

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Tra le ipotesi per evitare l’uso di conservanti, spicca quella dell’uso dell’aglio, del vino e di specifici starter. “Da tempo - spiega Ballarini - vi sono ricerche sulle attività antimicrobiche del vino e dell’aglio e diverse università, tra cui Bologna e Cesena, ma anche per esempio Napoli, hanno sviluppato ricerche sui microrganismi di fermentazione dei salumi, con lo scopo di mantenerne tutte le caratteristiche, compreso il colore. Su questa linea, alcune ditte hanno messo in commercio starter (microrganismi di fermentazione) che devono essere usati in particolari condizioni (quantità di sale, tipo e quantità di zucchero, condizioni di maturazione e stagionatura). Si tratta soprattutto di lattobacilli e stafilococchi, responsabili rispettivamente, per semplificare molto, di garantire acidità e colore.

Salumi Biologici e Conservanti

Per garantire anche nei salumi biologici la corretta conservazione del prodotto, la sua salubrità microbica e batteriologica e quindi non mettere a rischio la salute del consumatore, in special modo in prodotti quali il prosciutto cotto e la mortadella che non essendo stagionati sono più facilmente deperibili ed aggredibili da microbi e batteri , l’aggiunta di conservanti, nitrati/nitriti, è consentita, ma ad un contenuto molto più basso rispetto ai prodotti convenzionali: parliamo di 80 mg per kg di prodotto nei salumi biologici con un massimo di 50 mg per kg di residuo ammesso contro i 150 mg per kg di prodotto e senza obbligo di indicazione di residuo dei salumi convenzionali.

L’uso dei conservanti/additivi nei salumi biologici è strettamente limitato rispetto al normale utilizzo nei rispettivi salumi ottenuti con metodo convenzionale; tale limitazione riguarda la loro composizione, la quantità immessa e la modalità d’uso. Detto ciò, pur dovendo rispettare i livelli di soglia massima consentiti dalla normativa biologica, i produttori di salumi biologici possono scegliere di utilizzare meno conservanti rispetto a quelli previsti, senza naturalmente inficiare la salubrità del prodotto e la sua corretta conservazione.

Convinti che sia coerente produrre salumi biologici senza l’utilizzo di conservanti, Pedrazzoli fin dal 1996 ha eliminato l’utilizzo di Nitriti / nitrati nei prodotti stagionati della linea Primavera ( la linea bio). Nei prodotti cotti ( es mortadella e prosciutto cotto) invece utilizziamo ancora oggi una piccola percentuale di nitrito. Siamo fermamente convinti che la salubrità di un prodotto debba essere garantita al cliente fino al suo consumo e allo stato attuale dell’arte non esistono ritrovati diversi dai nitriti per poterlo fare.

Altri Additivi

Oltre ai nitriti e nitrati, altri additivi vengono utilizzati nella produzione di salumi:

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  • Antiossidanti (E300 ed E301): Aiutano a mantenere la brillantezza della carne, evitandone l’ossidazione.
  • Latte in polvere e caseinati: Sono allergeni e servono per compattare e stagionare più velocemente.
  • Coloranti (E120 cocciniglia ed E100 curcumina): Servono per dare un colore più vivace ai prodotti freschi.

La Tendenza Verso Salumi Senza Conservanti

Proprio per gli stessi motivi un’offerta di prodotti di salumeria a basso contenuto, o addirittura privi di conservanti artificiali, si sta facendo strada. Sino a che sono sigillati, sotto vuoto hanno uno shelf-life, ovvero una scadenza di circa 6 mesi dalla data di produzione. La domanda sta sicuramente crescendo, lo stesso concetto di qualità dei cibi sta cambiando verso contenuti meno chimici e più salutistici.

Massimo Pezzani, gestore di Antica Ardenga, una piccola azienda che produce salumi nella Bassa Parmense è uno di loro. «Ho tentato di fare un prodotto il più naturale possibile» dice Massimo, «partendo dal presupposto che ormai la stragrande maggioranza dei salumi prevede un uso massiccio di nitriti, nitrati e antiossidanti. Ciò significa che, rispetto a un allevamento industriale, la carne lavorata è di qualità superiore, e contiene meno acqua poiché gli animali sono alimentati in modo più sano ed equilibrato. Così facendo si riduce il rischio di proliferazione dei batteri e, con un buon lavoro di asciugatura tramite l’utilizzo di celle frigorifere, si può evitare l’utilizzo dei conservanti.

Nel disciplinare dei propri Presìdi, Slow Food segnala che i nitriti vanno evitati, mentre l’utilizzo dei nitrati dovrebbe essere limitato. Fare un salame senza conservanti è possibile. Si tratta però di una produzione più delicata rispetto a quelle comunemente utilizzate, perché esige il rispetto di procedimenti molto attenti e precisi, soprattutto se si desiderano mantenere le medesime caratteristiche a cui siamo abituati, non solo sotto il necessario profilo igienico-sanitario, ma anche per quanto riguarda il sapore e, soprattutto, il colore, che spesso determina le nostre scelte più di quanto crediamo.

Un salume senza conservante è un po’ come un gioiello fatto a mano. Richiede tempo, attenzione, passione ed è unico.

Creare salumi naturali, non è affatto banale. È un’impresa che richiede molta dedizione e attenzione. Salubre. Gustoso. Bello.

Tutto questo significa che un salume naturale non è il risultato di un’evoluzione casuale, ma dell’unione tra la tradizione, le conoscenze scientifiche e le capacità tecniche del norcino.

Tabella: Limiti dei Conservanti nei Salumi Biologici vs Convenzionali

Conservante Salumi Biologici Salumi Convenzionali
Nitrati/Nitriti Max 80 mg/kg (con residuo ammesso max 50 mg/kg) Max 150 mg/kg (senza obbligo di indicazione di residuo)

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