Chi mi conosce lo sa, non sono una patita dei dolci al cucchiaio! Già alla parola “mousse” mi si annebbia la vista e non capisco bene come arrivare dal punto A al punto B senza stare ben concentrata sui passaggi… Se invece mi dite “brioche”, mi ringalluzzisco tutta e ho davanti agli occhi chiaro tutto il percorso… Lo stesso vale per la parola “crostata”.
Riesco tuttavia a metabolizzare la parola “crema” se collegata a quest’ultima, la crostata appunto, e se inserita in un mio personale mood del momento, che sia un po’ vintage, o in una versione cotta o caramellata, come per esempio nel latteruolo (bellissima ricetta marchigiana di cui devo parlarvi meglio e presto!) o nella crema catalana.
La crema per me è infatti in piatto, non “semplicemente” un dolce. E’ una portata spesso collegata ad un pranzo di famiglia o a un ricordo, e ad un lessico culinar-familiare, che mi porta dritta a mia madre e indietro con i ricordi. Mi rivedo con lei in cucina la domenica mattina, mentre indaffarata, a volte un po’ sopraffatta, tra le pentole, constatando che le manca ancora di fare il dolce, dice “faccio un ovetto di crema”.
L'”ovetto” diventa il modulo per la quantità minima di crema da proporre a fine pasto per 4, un po’ come le 4 uova per la pasta all’uovo, e, adesso, mi fa immaginare che tutto il resto degli ingredienti, le quantità intendo, per una massaia esperta o una casalinga, fossero misurati pressoché a occhio.
Mamma la serve mettendola direttamente su un piatto grande, in modo che sia alta circa un cm, con uno strato di biscotti bagnati col caffè (che io odiavo e che credo abbiano contribuito, insieme al fatto che questa portata fosse letteralmente informe, alla mia antipatia per i suddetti piatti al cucchiaio) .
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Nonostante questo, la crema pasticcera ha esercitato su di me un fascino immutato negli anni, e se vogliamo anche un timore reverenziale, passando per un periodo che definirei “adolescenziale” nei suoi confronti (anche se questa adolescenza culinaria aveva la bella età di 30 anni) in cui, immersa com’ero nei libri di cucina per passione e poi per professione, alla canonica ricetta di famiglia avevo cominciato a sovrapporre leggere varianti in direzione più sofisticata: con la scorza di limone grattugiata, meglio ancora con semi di vaniglia, che a casa mia, come in credo quella di nessuno, negli anni 80 non si era mai vista, o con la totale sostituzione della farina con altri amidi più consoni (amido di riso in primis, per evitare quello spessore e quella granulosità della crema “alla farina”, ma anche, nel caso manchi il primo, maizena o fecola…).
Per non parlare poi del periodo in cui la crema pasticcera era stata nella mia mente totalmente surclassata dopo aver scoperto la crema inglese. Così sottile, così chic, così miracolosamente addensata solo per perizia alchemica di tecnica e tempi e temperature di cottura, per cui la prima era totalmente passata in secondo piano perchè “troppo comune”.
Ma si sa, gli “adolescenti trentenni” in cucina da un lato è giusto che sperimentino e che conoscano il mondo culinario, snobbando un po’, per forza di cose, le origini, dall’altro dopo aver fatto il giro del mondo (e forse anche per questo), in un modo o nell’altro tornano a casa.
E’ per questo motivo che qualche giorno fa mi sono svegliata con la voglia di una crema spessa, gialla, cotta esattamente come la fa mia mamma con la scorza del limone tolta col coltello e buttata intera nel latte, resa ancora più solida da un secondo passaggio al forno e resa croccante (quella crostata che me la fa piacere di cui accennavo sopra, ma in un’altra forma ;)) da un crumble.
E’ così che è nata la ricetta del crumble crema della nonna, perchè a questo punto non ho potuto resistere alla tentazione, dicevamo in apertura proprio di questa allure vintage, di inserire nella ricetta anche dei pinoli.
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La scelta della farina è caduta su una 00, la farina da crostata per eccellenza, e anche lquella che per me meglio rappresenta il periodo che mi ricorda il piatto di crema di mamma ovvero gli anni 80 ;). Non è una farina che uso spesso, come sapete io sono una che ama le texture integrali e i sapori rustici, ma in certi casi, come esattamente questo del crumble crema della nonna, la farina “fina” è a mio parere imprescindibile, ed in particolare io ho scelto la farina tipo 00 Consapevolmente BIO.
Vi lascio la ricetta, dicendovi che queste coppette non solo sono buonissime, ma sono perfette anche per un fine pesto della domenica, e confesso anche che spero le proviate al più presto! A casa mia, in cui io non sono la sola a non andare passa per i dolci al cucchiaio, e in cui i suddetti, quando li faccio per lavoro, vengono assaggiati con curiosità, ma di fatto mai divorati con gusto, questi mini crumble crema della nonna hanno sfatato ogni convinzione! ;)
Ricetta del Crumble Crema della Nonna
Un dolce che riporta ai sapori di un tempo, perfetto per la merenda o come dessert.
Ingredienti e Preparazione
Tempo di preparazione: 30 minuti + 30 minuti riposo
Tempo di cottura: 15 minuti
Difficoltà: facile
Numero di porzioni: 8
Ingredienti per la Crema Pasticcera:
- 200 ml di panna fresca
- 300 ml di latte fresco
- La scorza di un limone non trattato
- 1 uovo e 2 tuorli (oppure 2 uova intere)
- 30 g di farina tipo 00 Consapevolmente BIO
- 75 g di zucchero
- 1 pizzico di sale
Preparazione della Crema:
- Mettete in un pentolino il latte, la panna e la scorza del limone e fate sfiorare il bollore a fuoco moderato.
- Nel frattempo in un altro pentolino sbattete le uova con lo zucchero e il pizzico di sale.
- Aggiungete la farina setacciata e mescolate ancora un po’, aggiungete il latte e la panna tutti di un colpo versandolo da un passino a maglie fitte (potete anche lasciare la scorza del limone, se la tagliate grande, e toglierla in un secondo momento con delle pinze da cucina, la crema si insaporirà ancora di più).
- Mettete di nuovo a fuoco bassissimo mescolando continuamente con una frusta a mano. Spengete quando la crema si è addensata bene. (5-8 minuti di bollitura).
- Coprite con pellicola a contatto e fate intiepidire.
Ingredienti per il Crumble:
- 250 gr farina tipo 00 Consapevolmente BIO
- 1 uovo
- 5 g lievito
- 150 gr di burro
- 75 gr zucchero
- 30 g di pinoli
- burro e zucchero per la cottura
Preparazione del Crumble:
- Imburrate e infarinate delle cocotte da 10 cm di diametro.
- Impastate tutti gli ingredienti all’interno di una ciotola fino ad ottenere un impasto non compatto ma dalla consistenza di briciole grossolane, trasferite in freezer per mezz’ora, (questo consentirà al burro di raffreddarsi, rendendo in cottura la crosta più croccante) e nel frattempo portate il forno a una temperatura di 190 °C (modalità ventilata).
- Riprendete gli stampi e versateci sopra un cucchiaio abbondante di briciole di impasto.
- Riempite con la crema pasticcera, ricoprire con altre briciole di impasto, cospargete con i pinoli, infornate i mini crumble crema della nonna e cuocete per 15 minuti o fino a doratura.
Questo crumble della nonna è una di quelle ricette di ripiego che poi diventano un must nella mia cucina per anni e diventano le più replicate dagli amici ma soprattutto da voi. Questo crumble della nonna è stato la merenda per noi al bugi in una giornata di pioggia dove nessuno aveva voglia di fare nulla e ci saremmo Solo messe a dormire, il crumble della nonna ci ha dato la carica giusta per continuare la giornata.
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Varianti e Consigli
- Potete servirlo semplicemente oppure con una spolverata di cannella sopra.
- Potete servirlo tiepido o freddo è buono in tutti i casi.
- Se volete potete sostituire le mele con le pere.
- Potete anche mettere un cucchiaino di cannella nel ripieno di mele cotte.
Conservazione
Il crumble della nonna si conserva in frigo coperto da pellicola trasparente per due o tre giorni.
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