Una paninoteca che ha precorso i tempi: il chiosco alle Quattro Strade, sui Colli San Rizzo, nel corso di decenni - ha aperto nel 1950 - è diventato un simbolo dell’identità gastronomica di Messina grazie a un saporito pane farcito, la Pagnotta “alla Disgraziata”. Il suo artefice fu Domenico Mazza, Don Minico, che in gioventù, prima della guerra, dal villaggio di Gesso, ogni giorno portava a piedi in città il pane appena sfornato dal forno in cui lavorava.
La Genesi di un'Icona Gastronomica
Dopo varie vicissitudini, lasciato il forno, aprì un chioschetto che vendeva gassose, proprio tra i boschi sui Colli San Rizzo che quotidianamente attraversava. Spesso clienti o cacciatori, che passavano di lì a ora di pranzo, venivano invitati da Domenico a condividere la pagnotta.
La storia della pagnotta alla disgraziata inizia da lontano grazie a Domenico Piazza, detto Don Minico, personaggio storico messinese che iniziò a lavorare come garzone di forno nel villaggio collinare di Gesso, lo stesso posto d’origine dei bisnonni di Jill Biden. Una volta giunto al quadrivio delle Quattro Strade, Don Minico si fermava spesso per riposarsi esattamente nel punto in cui adesso sorge uno dei locali più famosi della città e proprio qui avviò la sua attività grazie a due omaggi, il carretto delle gazzose del signor Di Stefano e la baracca in legno dell'Assessorato all'Agricoltura regalata al termine di una Fiera nel 1956.
Ma qual è l'aneddoto del pane "alla disgraziata"? Il famoso chiosco, che fu spostato dalla Fiera di Messina dopo una manifestazione dell'Assessorato regionale alle Foreste, durò fino al 1969, per divenire il ritrovo in muratura di oggi.
La Nascita del Nome "Disgraziata"
Il suo chiosco sui Colli Sarrizzo lo ha aperto 59 anni fa. Lui se n'è andato a 94 anni, ma a Messina le Quattro Strade e don Minico sono la stessa cosa. Nel suo sito, donminico.com, la sua storia la raccontano così. Una cesta di pane sulle spalle ed interminabili chilometri da percorrere a piedi. Comincia così la lunga storia di Domenico Mazza alias Don Minico e del suo storico locale “Casa di Cura Don Minico” sui Colli San Rizzo, località Quattro Strade. Un solo asso della manica per Don Minico, classe 1921: l'arte di sapersi inventare il lavoro.
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La Disgraziata nasce da don Minico che ha fatto la storia con la sua pagnotta e segnato diverse generazioni di famiglie messinesi. Il suo chiosco è ancora esistente ed è gestito dai figli sui colli messinesi, all’incrocio delle quattro strade: “Lui aveva un piccolo chioschetto lì e la moglie gli mandava il cibo che puntualmente condivideva con i cacciatori ed i viaggiatori del luogo” racconta il figlio Paolo Mazza “un giorno mio padre decise di fare uno scherzo inserendo dentro un pezzo di pane condito un intero peperoncino piccantissimo”.
La storia è nota, il cacciatore mangiò il panino e, con le lacrime agli occhi per l'eccessivo piccante disse a Don Minico: “Minucu, stu pani è disgraziatu comu ‘a ttia!”. Ecco com’è nata la pagnotta alla digraziata.
Si trattava (e ancora oggi è così) di una pagnotta a forma di ruota di pane di farina di frumento condita con un misto di verdure locali conservate secondo i metodi della tradizione peloritana, quindi sott’olio. E’ così che Don Minico ha fatto la Storia.
L'Evoluzione del Chiosco e il Nome "Casa di Cura"
Il primo chiosco di don Minico Anche l'onorevole Germanà, all'epoca Assessore regionale all'Agricoltura e Foreste, che nella stagione estiva trascorreva le vacanze nella sede della forestale dei Colli San Rizzo, durante le sue passeggiate si fermava a bere qualcosa attorno a questa carretta. Era il 1956, l'Assessorato all'Agricoltura aveva organizzato alla Fiera Campionaria di Messina una manifestazione per i boschi ed erano state montate delle “baracchette” in legno e per don Minico fu la seconda volta buona per accettare un altro dono. L'assessore Germanà regalò a Don Minico una baracchetta che giro di pochi giorni fu portata alle Quattro Strade e ricostruita esattamente così come era alla Fiera Campionaria.
Il chiosco è diventato meta prediletta delle passeggiate fuori porta dei messinesi e, negli anni ’70, ha preso il nome di Casa di Cura di Don Minico, grazie all’idea del figlio Paolo, che era sicuro che i panini del padre potessero curare tutti i mali.
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L’idea di dare il nome al chiosco fu del figlio Paolo che negli Anni ’70 lavorava come infermiere: l’aria fresca dei Colli San Rizzo, gli ingredienti genuini ed un buon bicchiere di vino sono la migliore medicina contro i malanni, quindi perché non rinominare il famoso chioschetto "Casa di Cura?”. Da quel momento il famoso quadrivio delle Quattro Strade diventò un punto di riferimento non solo per tutti i buongustai della zona, ma anche per chi aveva la curiosità di ritrovare il benessere grazie all’alimentazione tradizionale mediterranea.
La Pagnotta alla Disgraziata: Un'Esplosione di Sapori
E, in effetti, data la corposità di sapori, la Pagnotta alla Disgraziata resuscita i morti: il pane siciliano di semola fatto in casa viene farcito con melanzane e carciofini sott’olio, pomodori secchi, olive schiacciate, formaggio primosale al pepe e salame locale.
All’apparenza, nulla di più semplice. Il pane è quello di casa tipico siciliano, quindi di grano duro, di impasto solido e fragrante, il la croccantissima crosta che custodisce della mollica fittissima e profumata. La farcitura è composta dal cosiddetto Misto alla Disgraziata che è anche in vendita nel loro piccolo store, in cui si trovano melanzane, carciofi, pomodori secchi, capperi, alloro, origano. Salame e formaggio provengono invece dalle zone di eccellenza del territorio, soprattutto dai Nebrodi.
Una bomba per tutti i sensi che è il precursore del pane “cunzatu” e viene accompagnata dal buon vino rosso, prodotto nei vigneti di Filicudi della famiglia Mazza.
Riconoscimenti e Influenze nella Cultura Gastronomica
Tanto si è radicato nella cultura peloritana che, nel 2003, il Ministero delle Politiche Agricole lo ha inserito tra i PAT, i prodotti agroalimentari tradizionali. Sono riconoscimenti ministeriali e della comunità europea alla ricetta della pagnotta, molto significativi se si considera cha hanno ritenuto di rilevanza nazionale e perfino internazionale un prodotto così semplice.
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Oltre ad essere un cibo di strada simbolo della città dello Stretto, la pagnotta ha ispirato anche un asso della pizza locale come Matteo La Spada. Tre Spicchi e Tre Rotelle nella guida Pizzerie d’Italia 2024 del Gambero Rosso, con le sue pizzerie Orso e Orso in teglia (oltre alla nuova Orso in Duomo), La Spada ha voluto omaggiare la tradizione della sua città con una pizza ripiena, riprendendo gli elementi della Disgraziata, dai salumi alle prelibatezze in conserva che fanno parte della genetica dei messinesi. L’Orso - via P.
La pagnotta alla disgraziata è un piatto storico di Messina creato da un famoso personaggio negli Anni '50. Si tratta di un pane super farcito con i prodotti a chilometro zero e che è stato inserito tra i PAT, i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sicilia. Oggi in città viene proposto anche da Matteo La Spada de L'Orso in Duomo.
La "Disgraziata" di Matteo La Spada
È l’ultimo nato tra i progetti di Gianluca e Giuseppe Arcovito e Giuseppe Denaro che vede nel pizzaiolo Matteo La Spada il comune dominatore dell’attività. In cosa differisce inoltre la “disgraziata” del ristorante e pizzeria vicino al Duomo di Messina? Vengono utilizzati i pomodori semi dry al posto dei pomodori secchi, un salame meno grasso rispetto a quello classico, il primo sale viene grattugiato invece di essere inserito a fette, non viene utilizzato il peperoncino fresco come nella ricetta originale ma un’essenza d’olio per rendere accentuato il piccante e poi viene completato il tutto con le melanzane e la mortadella. La farina utilizzata non è solo quella di grano duro ma viene tagliata con una buona percentuale di margarito, un grano antico.
Un Anniversario da Celebrare
Se fosse un matrimonio super resistente, i 70 anni di unione tra ristorazione street food e la natura dei Colli San Rizzo sarebbero le Nozze di Ferro. La ricorrenza del 70esimo deve essere un periodo da ricordare e non una sola giornata, tant’è vero che gli eventi inizieranno entro giugno e si protrarranno fino alla fine del 2021. Il progetto è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dall’Assessorato regionale dell’Agricoltura e dal Comune di Messina.
La Paternità Contesa
L'ambientalista e presidente dell’Associazione “Eucaliptus” Mazza tuona anche contro alcuni episodi di plagio del suo prodotto tipico - la “pagnotta alla disgraziata”, riprende laddove ha lasciato la sua programmazione artistica e sblocca la crisi, una volta archiviati i momenti bui del lockdown. L’allestimento di un ricchissimo cartellone ha consentito di aprire ai nuovi avventori e agli habitué del pane condito e ripieno, seguito dai gelati preparati con frutta locale.
La pagnotta alla disgraziata è “unica e irripetibile” e il titolare Paolo ne rivendica la paternità, anche se qualche “sprovveduto” si è cimentato in “presunte e inesistenti accostamenti a don Minico”. Per circostanze indipendenti dalla volontà dell’organizzazione (tipo Covid), gli spettacoli o incontri culturali previsti saranno comunicati al pubblico gradualmente.
Un Omaggio a Messina
Per la sua città don Minico si riempiva di gratitudine: «Messina mi ha dato tutto. Ed io gli sono riconoscente». Con il suo esempio, il suo sorriso e la sua genuinità continuiamo a rispettare il suo lavoro e la sua memoria. La pagnotta più leggendaria che esista. Sì, perché da Don Minico si può mangiare una sola cosa, la Pagnotta alla Disgraziata. Roba da Guinness dei primati.
L’intervista a Don Minico, per lo spessore del personaggio, per noi vale più di tutte le farfuglianti dichiarazioni di tutti gli chef stellati messi insieme.
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