Metà veneziano e metà fiorentino, Gaetano Pesce, architetto, designer e più ampiamente artista visionario, ha lasciato il suo segno indistinguibile nella storia del design italiano dell’ultimo secolo. Venuto a mancare pochi mesi fa all'età di 84 anni, Pesce era considerato una sorta di iconoclasta, per aver costruito la sua carriera sulla sperimentazione radicale con i processi e i materiali. Ma la sperimentazione, soprattutto verso la fine della sua carriera non era solo quella pratica e funzionale, ma soprattutto quella concettuale.
Attento osservatore del suo tempo, Pesce cercava sempre di affiancare alla forma e alla funzione anche il significato, l’espressione di valori più ampi: “C’è sempre una doppia funzione nel design, quella pratica e quella culturale. E ultimamente Gaetano Pesce definiva il nostro tempo molto liquido, poco costante e mutevole. La sua passione per le resine, per i siliconi colorati e le opere plastiche derivava dunque da questo pensiero di liquidità e libertà di espressione.
L’importanza della diversità applicata a progetti d’arte, d’architettura e ultimamente anche di moda (si veda il progetto realizzato a Milano per l’allestimento di Bottega Veneta) risuona anche nel “piccolo” campo delle arti applicate, strumento di una diffusione più di massa.
Il Vaso Spaghetti: Un'Opera Unica e Collezionabile
Ammaliato dai colori veneziani a cui fa continuo riferimento durante la sua carriera, Pesce sottolinea come i suoi vasi a differenza di quelli in vetro di Murano sono espressione del progresso: “Se cadono no si rompono, ma rimbalzano e tornano dritti su se stessi”. Non sono eleganti, non sono nemmeno troppo pratici, e quindi perché dovremmo acquistarli e custodirli nelle nostre case? Semplicemente perché fanno riflettere come le opere d'arte, direbbe Pesce oggi.
Per natura ognuno di questi vasi è diverso, marchiato e prodotto in serie ed edizioni limitata. Alcuni portano un messaggio ancora più evidente, come per esempio il vaso “Goto” oggetto-scultura in resina realizzato dal maestro per il Caffè Florian di Venezia in occasione dell'esposizione temporanea durante la Biennale di Venezia del 1995.
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Il Messaggio del Vaso "Goto"
Il testo impresso in italiano sulla resina è un brindisi a Venezia: "Brindiamo a Venezia perché diventi ancora un luogo di vita moderna, di moderno comportamento, di progresso, di servizi, gioia, di ottimismo, di scoperta, di fiducia nel futuro, di coraggio. Aperta alla cultura del mondo attuale.... e non di un luogo di pregiudizi, di protezione, di conservazione, di immobilismo, luogo soporifero, museo-culto del passato, esempio di reazione, disperante posto per le giovani generazioni, di torpore, di provincialismo di mute imprese nostalgiche...."
Collezionabili e unici, essi si possono trovare in un range di prezzo a seconda delle edizioni.
La Collezione Bortolussi e l'Esposizione a Palazzo Zuckermann
La mostra «Small» curata da Joe Velluto espone la Collezione Bortolussi. Riflesso nei tanti oggetti di design di uso comune, grazie a «Small. Piccoli oggetti dei più importanti designer del panorama internazionale, scelti dall’archivio della Collezione Bortolussi», ci appare un singolare spaccato di storia italiana. In mostra a palazzo Zuckermann, a Padova, fino all’8 ottobre 2023, una novantina oggetti selezionati dalla sua collezione privata e suddivisi da Joe Velluto (alias Andrea Maragno), che ha curato e allestito questa mostra in collaborazione con Scuola Italiana Design e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
La mostra è costruita seguendo quattro aree tematiche che definiscono, attraverso gli oggetti e le loro funzioni, molti aspetti del nostro vivere quotidiano. «Piccole funzioni» narra la relazione che l’uomo ha con gli oggetti. La serie «piccole routine» evidenzia le azioni che si compiono spesso. Per il curatore, quei bisogni che generano nostre abitudini entrano invece nella categoria «piccoli vizi», dove in bella mostra abbiamo shaker, glacette, posacenere e apribottiglie. Mentre in «piccole connessioni» si evidenziano invece i legami tra le persone.
La Collezione Bortolussi è composta da oltre duemila «pezzi» e grazie ali oggetti racconta le trasformazioni degli stili di vita a partire dagli anni ’50. Ovvero, il cambiamento apportato dalla tecnologia (pensiamo all’asciugacapelli elettrico, o al telefono fisso) e di come questa abbia inciso nei gusti e nelle abitudini delle persone. Bortolussi considerava infatti il design come l’espressione della vita culturale e sociale degli individui.
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I Grandi Nomi del Design Esposti
Sono tantissimi i pezzi di design esposti in questa mostra a essere stati realizzati da grandi autori internazionali. Ma troviamo anche Gaetano Pesce con il suo Spaghetti small il vaso del 1995 realizzato per la Fish Design e un Kit di misurazione Vitra, disegnato da Le Corbusier nel 1945.
La collezione Bortolussi è stata concessa al Comune di Padova per farne il nucleo di un museo del design che avrà la sua sede nel castello Carrarese. In attesa dell’apertura vengono intanto proposte alcune anteprime che ci introducono a quegli oggetti di uso comune pensati dai designer per essere prodotti in serie dall’industria.
Tra i pezzi iconici esposti si possono trovare:
- L’accendino rosso a forma di cubo, datato 1968, firmato Dieter Rams per Braun.
- L'«Agitatore per cocktail» realizzato per Alessi nel 1957 da Luigi Massoni e Carlo Mazzeri.
- Il secchiello per il ghiaccio firmato da Bruno Munari per Zani&Zani.
- I cavatappi, diventati iconici, sempre di Alessi.
- Le candele a forma di bicchiere da cocktail se le firma Alessandro Busana.
- Il portapenne Artemide del 1966 disegnato da Emma Gismondi.
- Il rasoio elettrico Braun del 1955.
- La Radio Brionvega del 1963 firmata da Rodolfo Bonetto.
- La Console videogiochi Atari 2600 del 1977.
- I Calici del 1966 firmati da Ettore Sottsass.
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