Quante volte ti sarà capitato di aprire la credenza alla ricerca di qualcosa da mangiare e trovare una confezione di marmellata dimenticata tra i vari prodotti? Con un briciolo di speranza cerchi di individuare la data di scadenza, per capire se è andata a male o no. E ciò che trovi è la dicitura: da consumarsi preferibilmente entro… Controlli sul calendario della cucina e scopri che la data di scadenza è superata da un mese circa.
Sembra banale eppure ci siamo trovati tutti di fronte a questo dilemma: la marmellata scaduta va buttata o si può mangiare? In effetti, esistono alcuni alimenti che possono essere consumati anche dopo la scadenza, senza correre il rischio di stare male.
Marmellata Chiusa vs. Marmellata Aperta
La risposta è sì. Marmellate e confetture, se sono rimaste chiuse nei loro barattoli di vetro, possono durare perfino degli anni. L’elevata quantità di zuccheri contenuti al suo interno ne garantisce una buona, lunga conservazione. Discorso diverso per il vasetto di marmellata che è stato già aperto. In questo caso il contenuto andrà consumato entro pochi giorni, purché sia stato conservato correttamente dentro il frigorifero.
La marmellata aperta viene a contatto diretto con l’aria, la luce e gli sbalzi di temperatura, tutti fattori che ne provocano un veloce deterioramento. Come conferma di questo, sarà facile notare la comparsa di qualche piccola macchia di muffa sulla superficie della marmellata.
Cosa Fare con la Muffa?
Non fare l’errore di rimuovere le piccole zone ammuffite e pensare di poter consumare la parte sottostante. Se questo stratagemma può valere per alcuni tipi di formaggi, non è di certo da adottare per marmellate e confetture.
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Come ci dobbiamo comportare con la marmellata aperta una volta raggiunta la data di scadenza? Attenti a queste istruzioni sulla sicurezza. La marmellata aperta è ancora commestibile una volta che arriva a superare la data di scadenza indicata sul retro della confezione? Oppure è meglio stare a seguire quanto c’è indicato in etichetta per buttare via tutto quanto?
Per quanto si tratti di uno spreco a dir poco insopportabile, è bene sapere alcune cose che riguardano la marmellata aperta. Così facendo sarà possibile evitare qualche possibile spiacevole conseguenza, una volta che il vasetto risulterà aperto, magari già da diverso tempo.
Come Valutare la Commestibilità
Accorgerci se sarà ancora pienamente commestibile oppure no risulterà alquanto facile, nella maggior parte dei casi. Ma come ulteriore elemento che arriva in nostro aiuto arriva anche un altro fattore, che è rappresentato da una specifica e dettagliata indicazione stampata sul vasetto di ogni marmellata.
Potremo facilmente notare la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, che va interpretata anche come un via libera al potere consumare questo prodotto anche alcuni giorni dopo la data indicata. Se però il vasetto risulta essere aperto già da alcune settimane, allora si che sarà meglio evitare.
Esame Visivo, Olfattivo e del Gusto
Possiamo comunque esaminare la confettura contenuta all’interno per decidere se l’ingestione eventuale della stessa potrà risultare ancora gradevole o meno. Un primo indizio ce lo darà l’odore percepito. Se è ancora piacevole, ben venga. In caso contrario dovremmo avvertire qualcosa di non gradevole all’olfatto. Lo stesso dicasi per il sapore. L’assaggio di una punta di cucchiaino pure risulterà molto indicativa sulla sua bontà.
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- Odore: Un odore acido, di muffa o rancido indica deterioramento.
- Aspetto: Muffa, bollicine o cambiamenti di colore sono segnali di allarme.
- Gusto: Un sapore acido, di muffa o metallico suggerisce che la marmellata non è più buona.
Consigli Utili per la Conservazione
L’importante sarà evitare in ogni modo che all’interno si sviluppi della muffa. Cosa che possiamo fare chiudendo sempre come si deve il vasetto con il suo coperchio a chiusura ermetica. Per il resto la marmellata già aperta andrà sempre tenuta in frigorifero. In questo modo riusciremo ad evitare qualsiasi possibile contaminazione interna. Se dovessimo notare della muffa sulla superficie della marmellata, la potremo rimuovere.
L’importante è consumare una confettura aperta da poco entro ventuno giorni dalla sua scadenza, quando è densa, e nel giro di tre o quattro giorni quando invece è liquida di consistenza.
Un buon consiglio che concorre nel prolungare la qualità di una marmellata è quella di tenerla aperta ed esposta a temperatura ambiente soltanto per il tempo necessario al suo consumo. Poi ogni contenitore deve essere sempre chiuso in maniera efficace e sicura.
In questo modo riusciremo a garantire la più totale sicurezza del prodotto che andremo a consumare. E quindi anche di noi stessi, perché mangeremo qualcosa di ben tenuto e preservato.
Data di Scadenza vs. Termine Minimo di Conservazione
Sui barattoli di marmellata acquistati in negozio, troverete sempre una data indicata. È importante distinguere tra "data di scadenza" e "termine minimo di conservazione" (TMC), spesso indicato con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro".
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- Termine Minimo di Conservazione (TMC): Indica la data entro la quale il prodotto conserva al meglio le sue qualità organolettiche. Superare il TMC non significa necessariamente che la marmellata sia andata a male.
- Data di Scadenza: Indica il limite massimo entro il quale un alimento deve essere consumato per garantire la sicurezza alimentare. Le marmellate raramente riportano una data di scadenza.
Fattori che Influenzano la Durata
Diversi fattori possono influenzare la durata e la conservabilità della marmellata:
- Contenuto di Zucchero: Le marmellate con un'alta concentrazione di zucchero si conservano meglio.
- Acidità (pH): Le marmellate a base di frutta acida tendono a conservarsi meglio.
- Processo di Sterilizzazione e Confezionamento: Un corretto processo di sterilizzazione è fondamentale per la conservazione.
Cosa Fare se la Marmellata Sembra Andata a Male?
Se, dopo aver eseguito tutti i controlli visivi, olfattivi e gustativi, avete il sospetto che la marmellata sia andata a male, il consiglio più sicuro è quello di buttarla via. Non vale la pena rischiare la propria salute per risparmiare un po' di marmellata.
Non cercate di "salvare" la marmellata rimuovendo solo la parte ammuffita o riscaldandola. Le tossine possono essere diffuse in tutto il prodotto e il riscaldamento potrebbe non eliminarle completamente. La sicurezza alimentare è sempre la priorità.
Consigli per Conservare al Meglio la Marmellata
Per evitare che la marmellata vada a male prematuramente e per prolungarne la durata, ecco alcuni consigli utili:
- Conservare i barattoli integri in un luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce diretta del sole.
- Richiudere bene il barattolo dopo ogni utilizzo.
- Utilizzare sempre cucchiaini puliti per prelevare la marmellata dal barattolo.
Smaltimento Corretto della Marmellata Scaduta
Quando ci troviamo di fronte a un vasetto di marmellata scaduto, la prima reazione potrebbe essere quella di gettarlo direttamente nel bidone dell’indifferenziato. Tuttavia, questa non è sempre la scelta più saggia né la più rispettosa dell’ambiente.
Se la decisione è quella di smaltirla, il primo passo è separare il contenuto dal contenitore. La marmellata stessa dovrebbe essere gettata nell’organico, se si dispone di tale raccolta differenziata, dato che è un prodotto biodegradabile. Il vasetto, invece, dopo essere stato adeguatamente pulito, può essere riciclato nel contenitore del vetro.
Il Rischio di Muffa e Micotossine
Le stesse date di scadenza della marmellata sono anche una stima del periodo in seguito al quale diventa più facile incappare nella manifestazione della muffa. E quando per l’appunto si sviluppa questa in superficie, è altamente consigliabile sbarazzarsi della confettura.
Infatti, come sostenuto da praticamente tutti i microbiologici alimentari sia italiani che esteri, quando emerge la muffa aumenta la possibilità di imbattersi in delle micotossine. Le quali sono nocive per la salute delle persone.
A volte poi non è sufficiente neppure rimuovere la parte contaminata ed è necessario giocoforza il dovere buttare via tutto. Questa cosa ha ricevuto conferme ufficiali dalla Food Safety Inspection Service. Si tratta di un importante organi di controllo degli alimenti degli Stati Uniti.
La problematica delle micotossine può interessare anche dei dolci cotti al forno e che impiegano un qualunque tipo di confettura.
Marmellata di Agrumi e Rischio Botulino
Gli agrumi sono naturalmente molto acidi pertanto fare la marmellata con una ricetta che prevede l’aggiunta di 350 g di zucchero ogni chilo di frutta non comporta alcun rischio. Se invece degli agrumi si preparano confetture (formalmente la marmellata è solo di agrumi, altrimenti si chiama confettura) sarebbe opportuno aumentare il quantitativo di zucchero.
La ricetta classica della nonna che prevede uno stesso quantitativo di zucchero e di frutta è la ricetta più sicura. Se si diminuisce lo zucchero si deve aggiungere succo di limone e si deve misurare il pH della confettura stando attenti a non superare il valore soglia di 4,6 (siccome a livello domestico tale misura può essere non particolarmente rigorosa, si consiglia di mantenere il pH al di sotto di 4).
Tecniche di Conservazione alternative: La Tindalizzazione
Le temperature raggiunte con la tindalizzazione non sono così alte da permettere la distruzione delle spore, ma disattivano soltanto le cellule vegetative. Questo tipo di trattamento di sanificazione sfrutta il fatto che lo shock termico favorisce la germinazione della spora e quindi il suo passaggio a cellula vegetativa.
Con il primo trattamento si uccidono tutte le cellule vegetative e si da uno shock termico alle spore che iniziano a germinare. Il secondo trattamento effettuato dopo 24 ore uccide tutte le cellule vegetative neo-formatesi e fornisce un ulteriore shock termico alle spore non ancora germinate. Ripetere questo trattamento per 7 volte permette di eliminare nello sciroppo tutte le spore eventualmente presenti.
Se uno sciroppo sterile viene utilizzato per sciroppare frutta non sterile, il rischio botulismo non si annulla. Quindi, invece di sottoporre a tindalizzazione lo sciroppo è preferibile utilizzare un idoneo quantitativo di zucchero. Nel caso di specie lo sciroppo fatto con 1 chilo di zucchero ogni litro di acqua è idoneo per bloccare il botulino senza ulteriori trattamenti.
Nel caso in cui si volesse utilizzare la tecnica della tindalizzazione per stabilizzare conserve poco acide o non acidificate, bisogna tenere presente che sottoporre gli alimenti a ripetuti cicli termici ne denatura la maggior parte dei nutrienti e ne altra la qualità sensoriale. Pertanto con la tindalizzazione si rischia di ottenere una conserva sicura dal punto di vista del rischio botulismo (o più in generale dei rischi microbiologici) ma priva o quasi di qualità nutrizionali e sensoriali.
Cibi Scaduti e Spreco Alimentare
Se l'abolizione della data di scadenza appare un provvedimento a dir poco demenziale, è però anche vero che un cibo scaduto non è sempre da buttare. Almeno in alcuni casi.
Oggi, peraltro, sempre per evitare lo spreco alimentare, la Ue sta valutando di inserire una nuova dicitura: «Spesso buono oltre».
Cibi Scaduti: Quando Non Rischiare
Prima, però, occorre fare chiarezza su cosa dice la legge italiana in materia di scadenza dei cibi. La data di scadenza riportata sulle confezioni indica il giorno (o il mese) fino al quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore.
Oltre questo termine, nei cibi si potrebbero sviluppare batteri nocivi per la nostra salute. Carni, formaggi freschi, latte, pasta fresca e altri prodotti rapidamente deperibili devono riportare la dicitura «Da consumarsi entro»: qui non sono ammesse deroghe, se non limitatissime.
Quel “Preferibilmente” che Fa la Differenza
Mentre in quelli non soggetti a rapida deperibilità deve comparire la scritta «Da consumarsi preferibilmente entro». Per i prodotti che si conservano fino a 3 mesi è obbligatoria l'indicazione del giorno, fra 3 e 18 mesi è sufficiente il mese, oltre i 18 mesi è invece sufficiente specificare l'anno di scadenza.
L'indicazione della data di scadenza non è obbligatoria per frutta e verdura fresca (e integra, non sbucciata), vino, aceto, sale, zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcol non superiore al 10% e gomme da masticare.
Conservazione e Consumo: Tabella Riassuntiva
Ecco una tabella riassuntiva dei tempi di conservazione e consumo di alcuni alimenti:
| Alimento | Indicazione | Consigli |
|---|---|---|
| Latte Fresco Pastorizzato | Da consumarsi entro | Consumare entro 6 giorni dal trattamento termico. |
| Formaggi Freschi | Da consumarsi entro | Rispettare la data di scadenza. |
| Formaggi Stagionati | Da consumarsi preferibilmente entro | Consumare anche dopo la data, rimuovendo eventuali muffe. |
| Yogurt | Da consumarsi preferibilmente entro | Consumare entro 6-7 giorni dalla data di scadenza. |
| Surgelati | Da consumarsi preferibilmente entro | Consumare entro 2 mesi dalla data di scadenza (eccetto gamberetti crudi). |
| Pasta e Riso | Da consumarsi preferibilmente entro | Consumare entro 2 mesi dalla data di scadenza. |
| Uova | Da consumarsi entro | Consumare crude entro 3 giorni dalla scadenza, fritte entro 1 settimana. |
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