La pietas non sembra esser parte di questa storia vede protagoniste un’anziana di 80 anni, sua nipote di 58 e una cospicua eredità. E un piatto di spaghetti killer.
Il Caso Maria Basso
Così sarebbe stata uccisa Maria Basso, 80 anni, ex funzionaria della Farnesina, una vita per il lavoro, in giro per il mondo tra Iran, Australia e America. Tutta la storia è permeata dalla presenza di un ricco patrimonio. Maria Basso aveva lavorato tutta la vita, aveva messo da parte un bel gruzzolo, stimato in circa 500mila euro, e non aveva messo su famiglia. Quei soldi, secondo gli inquirenti, facevano gola.
L'Inizio delle Indagini
A far partire le indagini è stato l'esposto del cugino della vittima, Mario Basso, architetto residente a Trento: gli accertamenti hanno portato all'arresto di Paola Pepe con l'accusa di aver provocato la morte della prozia, con l'obiettivo di entrare in possesso della sua eredità.
Il Ruolo degli Spaghetti
Ma che cosa c’entrano gli spaghetti? In base alla ricostruzione degli inquirenti, la nipote avrebbe fatto mangiare alla prozia quel piatto nonostante all’anziana fosse stato proibito dai medici di ingerire solidi. Da anni, infatti, l’ottantenne si cibava solo di liquidi e omogeneizzati, questa l’alimentazione che seguiva nella casa di cura dove era seguita ad Asiago.
Maria Basso era infatti costretta, su consiglio dei medici, ad osservare un'alimentazione molto rigida, che prevedeva quasi esclusivamente alimenti omogeneizzati.
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L’autopsia ha rivelato che aveva mangiato qualcosa di solido quando invece avrebbe dovuto nutrirsi solo con omogeneizzati.
L'obiettivo era inscenare un decesso per cause naturali e poter così ottenere l'eredità. Non prima di aver circuito l'anziana e malata prozia facendole modificare il testamento in modo da risultare l'unica erede.
Il Trasferimento in Sicilia e la Morte
A dicembre 2022 era sparita improvvisamente dalla casa di riposo Giovanna Maria Bonomo di Asiago e portata da alcuni parenti siciliani, che si erano riavvicinati a lei solo nell'ultimo periodo, in una struttura ad Aci Castello senza avvisare i parenti e diretti eredi vicentini.
«Arriviamo a pranzo - conclude Pepe riferendosi al pasto fatale mangiato il 15 dicembre - Mia mamma cucina per tutti e fa gli spaghetti. Mia zia tutto il tempo che è stata con me ha sempre mangiato tutto, a pezzettini e si aiutava con l’acqua.
Maria Basso è morta poco dopo il suo arrivo in Sicilia per una polmonite ab ingestis, un’infiammazione provocata dal cibo andatole di traverso.
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La morte di Maria Basso risale al 16 dicembre del 2022. Secondo quanto accertato dalla Procura, l'ottantenne sarebbe deceduta dopo aver accusato gravi difficoltà respiratorie, nello specifico "bronchite ab ingestis", conseguente all'ingestione di cibi solidi avvenuta cinque giorni prima, durante un pranzo al ristorante organizzato dalla pronipote.
Le Accuse Contro Paola Pepe
Dalle indagini è emerso che la nipote si sarebbe avvicinata alla zia nel 2022, quando l’anziana aveva organizzato una festa con tutti i parenti per i suoi 80 anni. Da allora le visite sarebbero diventate assidue e regolari, finché un giorno l’ha portata a casa sua e le ha offerto quel pranzo, l’ultimo, a base di spaghetti, il cibo proibito, che le avrebbe procurato una infiammazione ai polmoni. La 58enne avrebbe poi fatto sapere alla casa di cura e agli altri parenti che si sarebbe occupata lei della zia e si sarebbe presa cura di lei, togliendola di fatta dalla casa di cura dove era seguita.
Pepe è accusata di avere raggirato la parente, ex funzionaria della Farnesina, che era ospite della casa di riposo Giovanna Maria Bonomo ad Asiago per riuscire a mettere le mani sull’eredità di oltre un milione di euro tra conti correnti e gioielli.
Con queste accuse la 59enne è stata arrestata dai carabinieri di Aci Castello (Catania) con il supporto della compagnia di Acireale e di Asiago (Vicenza).
Il progetto criminale della pronipote, ricostruisce la Procura di Catania, sarebbe stato «portato avanti facendo dapprima sottoscrivere all'anziana una procura generale anche per il compimento di atti di straordinaria amministrazione» in favore della madre di Paola Pepe. E proseguito, poi, il 9 dicembre del 2022, «facendo sottoscrivere un testamento pubblico con cui, revocata ogni precedente disposizione, istituiva quale unica erede universale» proprio Pepe.
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La Testimonianza di Clelia Vescovi
Udienza fiume a piazza Verga. Sentita Clelia Vescovi, l'amica che si prendeva cura della Basso fino alla revoca della procura.
«Io ero un’amica e ho cercato di fare tutto quello che era possibile per poterla assistere. E l’ho fatto perché volevo veramente bene a Maria, non ricevevo alcun compenso», ha chiarito.
Il sostituto procuratore ha riavvolto il nastro fino alla festa di compleanno in cui Maria Basso ha spento ottanta candelina. Giorno in cui Paola Pepe è riapparsa nella vita della parente dopo un lungo distacco.
«Nella lista degli ospiti Maria mi aveva fatto mettere la mamma di Paola, ma poi la stessa nipote mi ha avvertito che sarebbe venuta lei perché la madre stava poco bene».
Clelia non ricorda con precisione quando ha incontrato per la prima volta l’imputata. Ma tra le due ci sono stati subito attriti. «Mi ha rimproverato di non averla informata delle condizioni di Maria», spiega.
Il giorno del compleanno «è esploso l’amore - ha raccontato - era sempre attaccata alla zia».
Finita la festa c’è stato un incontro a casa di Clelia, dove si sarebbe parlato del desiderio dell’anziana di «fare testamento».
Per Clelia, Pepe avrebbe illuso «l’amica» promettendo di rimetterla in piedi. Poi il notaio ha informato Vescovi che le era stata revocata la procura.
«Maria si lamentava spesso per il cibo», ha spiegato.
Molti quesiti, anche da parte della presidente della Corte D’Assise Maria Pia Urso, sono stati indirizzati sul fatto di capire se Vescovi avesse chiarito in modo esplicito all’imputata il fatto che l’ottantenne dovesse essere nutrita solo con cibo tritato o fatto a poltiglia. La teste ha detto che per deduzione l’avrebbe dovuto sapere anche perché il giorno del compleanno «hanno visto come ha mangiato».
Le Misure Cautelari e il Processo
Tredici mesi agli arresti domiciliari. Paola Pepe fu arrestata a fine febbraio dello scorso anno con per omicidio e circonvenzione d’incapace. Da febbraio la donna è agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico nella sua casa di Sant’Agata Li Battiati (Catania).
L’imputata da ora in poi potrà andare a processo da donna libera. Infatti la Corte d’Assise, presieduta da Maria Pia Urso, giudice a latere Manuela Matta, ha accolto l’istanza presentata dai difensori, gli avvocati Carmelo Peluso e Dario Riccioli, e ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria tre volte al giorno come misura alternativa agli arresti domiciliari.
Intanto ieri mattina di fronte al giudice si sono costituiti parte civile il cugino della vittima Mario Basso, difeso dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, e altri tre cugini della vittima, tutelati dal legale Umberto Terranova. Nel mentre sono stati depositati i documenti d’indagine e la lista dei testimoni del pubblico ministero Michela Maresca e i nomi dei consulenti tecnici e degli altri testimoni proposti dalle parti civili.
Il giudice ha poi deciso che il 13 settembre si aprirà il dibattimento: verrà sentito Enrico Thiella, direttore della banca Unicredit di Asiago che per primo ha depositato un esposto nei confronti di Pepe dopo che questa avrebbe chiesto insistentemente di conoscere i movimenti bancari della parente.
La Difesa di Paola Pepe
Una circostanza che Pepe giustifica dicendo che stava tentando di capire come fosse la situazione economica di Basso, che le avrebbe detto «ho paura di rimanere senza soldi, che scompaiano un po’ alla volta, ho paura di lei» riferendosi a Clelia.
«Okay zia, allora si va dal notaio - le parole riportate da Pepe nell’interrogatorio. - Troviamo una persona che ti dà una mano» e quella persona l’avrebbe poi identificata in lei stessa. Da qui avrebbe cominciato a raccogliere documenti sulla parente.
«Io ho fatto quello che mi sentivo di fare - ha continuato l’imputata - Io ho agito in questi quattro mesi, e lo dimostrano i fatti, con il cuore non con la testa! Io ho fatto quello che mia zia mi chiedeva».
I Testamenti di Maria Basso
Due testamenti, di cui uno con una firma tremolante e uno non firmato per mancanza di forze, portati dal notaio nel giro di pochi giorni e con cui Maria Basso, 80enne di Asiago, voleva lasciare tutti i suoi averi alla cugina siciliana, prima, e a Paola Pepe, la figlia di questa, poi, prima di morire improvvisamente, uccisa da un piatto di spaghetti che non avrebbe potuto mangiare e che proprio la nipote le ha servito.
Il notaio Giuseppe Balestrazzi nel suo verbale prende atto che Maria Basso non è nelle condizioni nemmeno di prendere una penna in mano per «difficoltà e grave debolezza degli arti».
Un testamento firmato con una mano tremolante e incerta e un altro non firmato per «difficoltà e grave debolezza degli arti».
Tabella Riassuntiva dei Fatti Principali
| Evento | Data | Dettagli |
|---|---|---|
| Festa di Compleanno di Maria Basso | Settembre 2022 | Ricomparsa di Paola Pepe nella vita di Maria Basso |
| Trasferimento in Sicilia | 2 Dicembre 2022 | Maria Basso viene portata ad Aci Castello senza avvisare i parenti vicentini |
| Primo Testamento | 4 Dicembre 2022 | Maria Basso nomina la madre di Paola Pepe come beneficiaria |
| Secondo Testamento | 9 Dicembre 2022 | Maria Basso (incapace di firmare) nomina Paola Pepe come unica erede |
| Morte di Maria Basso | 16 Dicembre 2022 | Decesso per polmonite ab ingestis dopo aver mangiato spaghetti |
| Arresto di Paola Pepe | Febbraio 2023 | Accusata di omicidio e circonvenzione d'incapace |
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