Pitta 'Mpigliata: Ricetta Originale Calabrese

La pitta 'mpigliata è il dolce natalizio per eccellenza della tradizione popolare calabrese. Un connubio perfetto tra gusto e tradizione che sa riscaldare il cuore ad ogni morso. Una sfoglia friabile e profumata ripiena di uvetta, noci e tanto amore.

Storia e Origini della Pitta 'Mpigliata

La pitta 'mpigliata per i calabresi e, soprattuto, per i silani, è il celebre dolce natalizio (ma ora va ben oltre il Natale) che non può mancare sulla tavola. Un dolce che, fra storia e leggenda, attraversa i secoli, una vicenda confermata da «un atto notarile risalente al 1728, che stipulava un accordo fra i coniugi Giaquinta di San Giovanni e Battista Caligiuro, ricco possidente, che intendeva sposare la loro figlia» spiega Giovanni Piccolo, responsabile marketing e comunicazione di Dulcis in Fiore, il laboratorio di San Giovanni in Fiore che da tre anni produce la pitta ’mpigliata. «Il contratto prevedeva che lo sposo si occupasse del banchetto nuziale e che, alla fine di questo, dovesse essere servito il dolce in questione».

Il termine pitta deriva dal termine greco “picta”, ossia dipinta, decorata. In effetti questo dolce - per la sua particolare forma -sembra quasi dipinto. «La forma originale è quella del dolce da noi ribatezzato Flores: ovvero a fiore. La chiocciola, invece, è più crotonese» spiega Giovanni.

La pitta mpigliata è conosciuta, soprattuto dalle vecchie generazioni, anche come pane dei naviganti, dal viaggio in nave dei nostri bisnonni, che migravano in Usa e Sudamerica, portando con sé l’unico alimento che potesse conservarsi per mesi, ovvero la pitta 'mpigliata». Anche oggi la ricetta consente al prodotto di conservarsi a lungo e di non patire i lunghi viaggi. «Quando la spediamo Oltreoceano, non solo si conserva bene a qualsiasi temperatura, ma, con il tempo, si amalgama meglio».

Differenze tra Pitta 'Mpigliata e Pitta 'Nchiusa

«Questi sono solo due dei tanti nomi usati, a Crotone per esempio la chiamano sia pitta della Madonna (perché preparata a maggio) sia “Pitta ccu' i passule” (con uva passa), sempre nel crotonese, ma a Capo Rizzuto, si chiama pitta all’olio, perché fritta», sottolinea Giovanni Piccolo di Dulcis in Fiore. «La differenza tra pitta ‘mpigliata e pitta ‘nchiusa è che quella ‘nchiusa ha anche le mandorle tostate, quindi è più ricca carica».

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Nella zona del cosentino, inoltre, la pitta è preparata a forma di spirale. Le strisce di pasta composte con la frutta secca vengono unite e arrotolate su sé stesse: da qui, l’aggettivo ‘mpigliata, dalle strisce impilate una attorno all’altra. Nel crotonese invece, si utilizza l’aggettivo ‘nchiusa per il fatto che è a forma di roselline raccolte assieme in una teglia e chiuse da uno strato di pasta sottostante, che funge da “contenitore”.

Il Successo Attuale della Pitta 'Mpigliata

Seppure la pitta calabrese sia un dolce storico, della tradizione, da quando tra il 2020 e il 2021 Giovanni Piccolo con i suoi soci ha lavorato, prima al progetto, poi al laboratorio di Dulcis in Fiore, la pitta ha risvegliato l’interesse dei calabresi. «La pitta è rimasta per anni una ricetta chiusa nelle credenze delle mamme o delle nonne, una ricetta da rispolverare a il Natale. Solo poi in molti si sono svegliati e oggi propongono anche versioni diverse della pitta, come il panettone, il cornetto o il liquore 'mpigliato». Oggi è il dolce souvenir della tradizione calabrese più amato e richiesto dai turisti di tutto il mondo.

Ricetta della Pitta 'Mpigliata

La ricetta che condivido con voi è quella che si tramanda la mia famiglia da generazione in generazione. E come ogni anno io stendo semplicemente la sfoglia, mentre il ripieno, l’impasto e la forma sono opera della mia mamma. Quindi se non vi piace prendetevela con lei… scherzo. Diamo forma alle pitte’mpigliate calabresi.

Ingredienti:

  • 250 g di farina
  • 60 g di zucchero
  • 60 ml di olio evo
  • 60 ml di vino dolce o Vermouth
  • 2 cucchiai di succo d'arancia
  • 2 pizzichi di chiodi di garofani macinati
  • 2 pizzichi di cannella macinata
  • 1 cucchiaio di liquore di anice
  • 1 cucchiaio di liquore al mandarino
  • Un pizzico di sale
  • 2 cucchiai di miele

Ingredienti per il ripieno:

  • 175 g di noci
  • 175 g di uva passa
  • 25 g di pinoli
  • 100 g di mandorle
  • 2 pizzichi di chiodi di garofano macinati
  • 2 pizzichi di cannella macinata
  • 1 cucchiaio di liquore di anice
  • 1 cucchiaio di liquore al mandarino
  • 5 cucchiai di succo d'arancia
  • 2 cucchiai di miele

Procedimento:

  1. Il giorno prima assemblare tutti gli ingredienti (dopo aver tritato noci, mandorle e pinoli) del ripieno in una ciotola ( l'uva passa va messa a mollo per 1 ora in acqua fredda e asciugata) e fare riposare tutta la notte.
  2. Il giorno dopo impastare la farina e lo zucchero con i vari liquidi dopo averli leggermente riscaldati. Fare riposare per un'ora la pasta.
  3. Poi da questa ricavare una sfoglia sottile più grande della teglia di forma circolare e ricoprire la teglia. Spennellare con un po'di miele.
  4. Con il resto della pasta ricavare delle strisce larghe 10 cm e lunghe il doppio,riempire metà delle strisce con il ripieno in senso della lunghezza poi raddoppiare e arrotolare a forma di rosa.
  5. Disporre le rose nella teglia come nella foto ed avvicinare i lembi arrotolati della base alle rose in modo tale che si sostengano a vicenda.
  6. Cuocere a 150/170 gradi per un'ora.

Preparazione della base:

  1. Per prima cosa prepate la base del dolce.
  2. Staccate un pezzetto di impasto e con l’aiuto di un mattarello stendetelo dandogli una forma rotonda. Non deve essere un cerchio perfetto. Si definisce dopo con una rotella dentellata.
  3. Prendete altri pezzetti di impasto e passateli attraverso la macchina per la pasta. Dovete ottenere delle sfoglie rettangolari e sottili (tipo lasagna).
  4. Adagiate al centro di ogni sfoglia rettangolare, e per tutta la lunghezza, un po’ del ripieno di noci e uvetta.
  5. Chiedete a fagottino ed eliminate l’eccesso di pasta con una rotella dentellata.
  6. Raccogliete a chiocciolina e adagiatela sulla sfoglia che fa da base. Create altre chioccioline e poi le avvolgete intorno alla prima. Fino a comporre il dolce.
  7. Adesso eliminate la base in eccesso e avvolgete l’estremità intorno alla circonferenza esterna della pitta ‘mpigliata. Sulla prima che si prepara, che chiamiamo strina, mettiamo una croce e sarà il dolce che verrà portato in tavola la vigilia di Natale.

Cottura:

Le pitte ‘mpigliate vengono cotte nel forno a legno, noi usiamo il forno da pasticceria. In quello tradizionale a 180 gradi per 40-45 minuti.

Consigli:

  • Per gustarne a pieno la bontà delle pitte’mpigliate calabresi vi consiglio di mangiarle dal giorno dopo.
  • Più il ripieno riposa meglio è perchè i sapori si amalgamano per bene.
  • Il consiglio è quello di lasciare che la pitta ‘nchiusa riposi.
  • Un’usanza tipica dei piccoli paesi era quella di portare i dolci a cuocere nel panificio vicino casa, perché aveva il forno più grande di quello casalingo.

La pitta ‘mpigliata si conserva sotto una campana di vetro o in un apposito contenitore ermetico per almeno 5-6 giorni a temperatura ambiente.

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