La Storia della Pizza al Trancio Varese

Con le briciole di pizza ai lati della bocca, Giorgio Flamini guardava con attenzione le scarpe di Giada Volpagni, che la elevavano di almeno dieci centimetri rispetto a quando era scalza. Un perfetto trentasette, si disse. Avrebbe poi scoperto che portava mezzo numero in più.

Ma Giada meritava almeno una chiacchierata davanti a due tranci di margherita con funghi. Lei, che sembrava anche più giovane dei ventisette anni appena compiuti, se n’era stata sei ore in piedi dietro il banchetto di uno degli espositori sponsor dell’evento, una piccola software house specializzata in sistemi gestionali ambientali. Era una stagista, e queste incombenze a titolo gratuito facevano parte della sua job description. Non esattamente quello che ambiva una che si era laureata in psicologia a Padova.

La loro prima conversazione avvenne in una pausa del convegno: Giada gli presentò un programma informatico sviluppato dal suo datore di lavoro e aggiornato alla normativa vigente; se Giorgio fosse stato interessato, poteva inviargli una demo. Quella in pizzeria fu, appunto, la seconda chiacchierata: Flamini guardava e soprattutto ascoltava Giada.

La ragazza parlava come se dovesse recuperare dopo mesi di mutismo: un fiume in piena, nel quale fatti, speranze e considerazioni di psicologia spicciola si mescolavano tra loro. Giorgio partiva da una constatazione: esistono pochi uomini davvero interessanti. O sono ricchi da fare spavento, e questo già li facilita. Oppure sono bravi a ascoltare.

A far finta di ascoltare, per l’esattezza, facendo grande attenzione ad essere credibili. Non c’era molta differenza tra recitare Amleto a teatro e far conoscenza con una donna, annuendo ad ogni sua parola e aggiungendo la frase appropriata per completarne le considerazioni. Mai dare l’impressione di entrare in conflitto su alcun tema, ma anzi capire bene quale può essere l’argomento successivo da mettere sul tavolo, così da indirizzare l’altra verso il sentiero voluto.

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Spesso, mentre l’interlocutrice verbosa e concentrata solo su se stessa, snocciolava frustrazioni, desideri, manie, la testa di Giorgio elaborava lucidamente la strategia e immediatamente la metteva all’opera. Da anni frullavano in testa personaggi e storie, ma è sempre mancato il tempo per focalizzare e scrivere. Il lockdown ha permesso di potermi dedicare con dedizione a questa passione.

Non pensavo però di pubblicare fino a quando un editore (Edizioni La Gru) ha valutato di interesse la mia opera. Per i racconti gli americani Carver e Cheever. In Italia Parise, Buzzati e Bianciardi. Sono marchigiano, nato a Corridonia, in provincia di Macerata, dove tuttora risiedo.

Continuare a scrivere storie che intrattengano e lascino qualche spunto di riflessione.

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