Il pomodoro è uno dei simboli della cucina italiana, un frutto dalle mille forme e colori, concentrato di gusto e bontà. È protagonista di svariate ricette, ingrediente succoso e imprescindibile della nostra tavola, tanto elogiato da avere anche un museo dedicato a Collecchio. Molte regioni producono prodotti di eccellenza, e la Sicilia, con il suo pomodorino ciliegino di Pachino, ne è un fulgido esempio.
Gioielli dai nomi un po’ strani, oltre ai classici pomodori rossi, ne esistono anche gialli, verdi o neri. Anche la forma varia molto, e accanto al tipico frutto tondo e grosso troviamo le varietà allungate, a pizzo, con le pieghe, a punta ed altre ancora. Vediamo alcune tipologie di questo succoso e dolce re delle nostre tavole, ideali per la preparazione di salse.
Pomodoro Ciliegino di Pachino
Il nome deriva proprio dalla somiglianza con le ciliegie: piccolo, tondo e rosso, il pomodorino ciliegino è un concentrato di bontà e, proprio come per le ciliegie, non puoi fare a meno di mangiarne uno dopo l'altro! Il più famoso e conosciuto è il pomodoro di Pachino Igp, che si coltiva sulla costa orientale della Sicilia. Il ciliegino è molto dolce e succoso, si gusta al naturale, rigorosamente con le mani, o condito in insalata, ma è ottimo anche cucinato al forno o come condimento per la pasta.
Pomodoro Datterino
Anche il pomodoro datterino è molto dolce e si presta a molte ricette. Ideale per condire le bruschette e preparare gustose insalate, se viene usato per la salsa darà un risultato eccezionale. Simile al ciliegino per dolcezza e per le piccole dimensioni, il pomodoro datterino di Naturosa si caratterizza per la classica forma allungata e per la versatilità del suo consumo. Coltivato in quel lembo di terra del sud est siciliano che comprende le province di Ragusa e Siracusa, baciato dal sole quasi tutto l’anno, si fa apprezzare per la forte carica zuccherina ed il gusto deciso della polpa che lo rendono adatto soprattutto per la classica passata, oltre che come accompagnamento per secondi a base di carne e pesce.
Del pomodoro datterino esistono tre varietà: il pomodoro lucciola, che cresce su piante ad alto tasso di produttività e che si contraddistingue per la forma ovale; il pomodoro Datter, noto per i grappoli poco allungati; infine il pomodoro Mandurio, noto per i frutti dal rosso particolarmente acceso.
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Proprietà e Benefici del Datterino
Come gli altri pomodori, anche il datterino è ricchissimo di sostanze antiossidanti come il licopene, al quale deve il suo colore rosso, che può essere maggiormente assimilato con la cottura del pomodoro. Ma è ricchissimo anche di vitamina C, che contribuisce alla formazione del collagene, mantiene pelle, ossa e denti sani, di vitamina A e betacarotene, che aiutano a mantenere la vista in buona salute, proteggendo gli occhi dalla degenerazione maculare e da altre condizioni oculari legate all’età. I pomodori datterini costituiscono infine anche una buona fonte di folati. Questi nutrienti sono consigliati alle donne in gravidanza per ottimizzare la divisione cellulare e per prevenire la spina bifida nel nascituro.
Dunque un elemento principe della dieta mediterranea, immancabile sulle nostre tavole, ma anche un ottimo alleato contro l’invecchiamento precoce, grazie alle sue innumerevoli capacità antiossidanti.
Come Conservare i Pomodori Datterini
Il pomodoro datterino non va conservato in frigo, per non alterarne le proprietà organolettiche ed i suoi naturali principi nutrienti. Va consumato entro circa 5-6 giorni dall’acquisto, cotto o anche a crudo, per esaltarne la freschezza e la naturale dolcezza.
Chi volesse conservarli per la stagione invernale può preparare le classiche conserve facendone la salsa, da condire a piacere con olio e basilico, da filtrare poi in bottiglie di vetro; o ancora, sbucciando i datterini alla maniera dei pelati per poi riempire i classici vasetti ermetici per conserve, da far bollire per garantire la lunga conservazione. In questo modo saranno pronti per essere gustati durante la fredda stagione invernale.
Come Utilizzare il Pomodoro Datterino
Si presta a molteplici usi. La polpa consistente e la più ridotta presenza di acqua rispetto al ciliegino lo rendono adatto alla preparazione della classica salsa siciliana, più densa e corposa, con cui condire la pasta e la parmigiana o con cui preparare le tradizionali conserve in bottiglia.
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La forma piccola e oblunga lo rende adatto anche ad un consumo a crudo in colorate insalate estive accompagnate magari a del pesce marinato o anche a della carne alla brace.
Valori nutrizionali Il pomodoro datterino di Sicilia arriva fresco sulle nostre tavole per garantire tutto il carico di bontà, genuinità e benessere che caratterizza la produzione dei coltivatori di Naturosa, all’insegna di colture a bassissimo impatto ambientale.
100 gr di prodotto garantiscono un apporto energetico di 629 Kcal e contengono:
- 55 g di grassi
- 6,1 g di carboidrati di cui 4,5 g di zuccheri
- 0,8 g di proteine
Il basso indice salino e la percentuale alta di sali minerali lo rendono un prodotto tanto gustoso quanto salutare per il nostro organismo.
Pomodoro Siccagno della Valle del Belice
La maggior parte delle persone pensa alla Sicilia come ad una regione la cui economia si basa quasi solo ed esclusivamente sulla pesca. È normale guardare alla Sicilia da questa prospettiva, dato che dopotutto è un’isola. Sono molte le coltivazioni portate avanti in Sicilia da millenni, seguendo antiche tradizioni, prestando attenzione al ritmo della natura, preservando il paesaggio. Tra queste, la coltivazione del pomodoro siccagno.
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Il pomodoro siccagno è tipico della zona della Valle del Belice, dove trova infatti condizioni climatiche perfette per la sua crescita. Qui le estati sono molto secche e calde, con temperature che possono arrivare anche a oltre 40°C. Gli inverni invece sono miti. A queste condizioni, dobbiamo aggiungere il terreno di questa zona della Sicilia, particolarmente fertile, particolarmente ricco di potassio.
Il pomodoro siccagno era un tempo molto diffuso nella Valle del Belice, in modo particolare nei comuni di Marianopoli, Villalba, Valledolmo e Sclafani Bagni. Tutti i contadini lo coltivavano. Tutti i contadini erano soliti conservare i semi del pomodoro siccagno, ne erano davvero molto gelosi! Erano così affezionati a questi piccoli semini, da dar loro il nome spesso del capofamiglia, una piccola stranezza che scalda immediatamente il cuore a pensarci, non è forse vero? Il raccolto dei pomodori siccagno era effettuato durante il mese di luglio, nelle ore diurne, mentre la trasformazione del pomodoro in passata o concentrato era di solito portata avanti la sera.
Con il passare del tempo molti coltivatori hanno scelto di abbandonare la coltivazione del pomodoro siccagno a favore di altre varietà di pomodori più semplici da mettere in commercio. Il pomodoro siccagno ha una forma molto allungata con l’apice appuntito. Di un bel colore rosso acceso, il pomodoro siccagno ha un profumo semplicemente celestiale che fa immediatamente venire l’acquolina in bocca. All’assaggio risulta estremamente saporito.
Ma il pomodoro siccagno non è soltanto buono, fa anche bene alla salute. Si tratta di una varietà che contiene elevate quantità di vitamina A e C. Contiene anche molte sostanze antiossidanti, tra cui il licopene. È insomma un vero e proprio toccasana, capace di aumentare le difese immunitarie dell’organismo e di prevenire il suo invecchiamento precoce.
Oggi proprio come un tempo, il pomodoro siccagno è utilizzato per preparare la passata di pomodoro oppure il triplo concentrato. Quest’ultimo purtroppo è un prodotto sempre più raro. Per il triplo concentrato, si partiva proprio dalla passata, lasciata poi ad essiccare su apposite tavole di legno, che in siciliano sono chiamate maìdde. Di tanto in tanto era necessario rigirare la passata, compito questo che un tempo veniva affidato ai bambini.
All’ora del tramonto, ecco che la passata era pronta per essere appallottolata direttamente con le mani e sistemata poi in grandi orci oppure nella carta oleata. Il triplo concentrato era pronto!
La passata di pomodoro è invece un prodotto ancora oggi molto diffuso. Lo si prepara soprattutto nel comune di Villalba, una zona questa della Valle del Belice che si caratterizza per gli edifici dal colore molto chiaro, per il corso principale con i suoi bellissimo oleandri e le sue magnolie, per i luoghi di culto suggestivi che attirano pellegrini da ogni angolo del mondo. La passata è prodotta con i pomodori lavorati freschi, senza l’aggiunta di altri ingredienti.
Alcuni produttori aggiungono un pizzico di sale, ma solo un pizzico dato che il pomodoro siccagno ha di per sé un sapore già piuttosto marcato. Per poter gustare la passata di pomodoro siccagno al meglio si consiglia di metterla in padella con un filo di olio extra vergine di oliva, meglio se siciliano ovviamente dato il sapore semplicemente meraviglioso che l’olio siciliano riesce ad assumere. Aggiungendo poi un po’ di acqua, basta lasciar cuocere la passata per un tempo variabile da pochi minuti a delle ore, a seconda della propria preferenza.
Ecco, con questo sugo è possibile condire la pasta, aggiungendo magari anche qualche foglia di basilico fresco e della ricotta salata grattugiata, formaggio siciliano tipico che permette di insaporire e arricchire questo primo piatto. Semplice, ma gustoso, questo è il modo migliore per assaporare la passata di siccagno! La passata la si può però anche utilizzare come base per molti altri primi piatti oppure per cuocere la carne in salsa.
Coltivazione del Pomodoro: Consigli Utili
Per chi volesse cimentarsi nella coltivazione del pomodoro, ecco alcuni consigli utili:
- IL TERRENO: il pomodoro può essere coltivato in ogni tipo di suolo preferendo quelli ricchi di sostanza organica, irrigui, neutri, drenanti e a medio impasto nei quali si avranno i risultati migliori.
- LA CONCIMAZIONE DI BASE: apportare almeno 20 giorni prima del trapianto e incorporare nel terreno del concime organico (letame fermentato maturo, compost) e/o concimi minerali a lenta cessione con azoto, fosforo e potassio in rapporto equilibrato.
- LE ESIGENZE CLIMATICHE: adattabile a condizioni climatiche molto variabili preferendo quelle temperate-calde. Si coltiva nel periodo primaverile-estivo in pieno campo. Le temperature sotto i 5°C compromettono la crescita.
- IL TRAPIANTO: da effettuarsi nelle ore più fresche della giornata (mattina presto o tardo pomeriggio). Umettare bene la zolletta prima del trapianto al suolo e irrigare leggermente il terreno per facilitare l’attecchimento. Interrare solo la zolletta.
- LA DISTANZA: sulla fila, ossia tra una pianta e l’altra, lasciare 60-80 cm; tra le file lasciare 100 cm per il transito.
- LE CURE COLTURALI: eliminare costantemente le erbe spontanee in prossimità delle piante coltivate in quanto fonti di inoculo di numerose malattie. Per evitare la comparsa delle infestanti risulta efficace l’utilizzo della pacciamatura con film plastico bianco sopra e nero sotto o strati di paglia. Le varietà a crescita determinata formano cespugli alti 35-40 cm, ramificati con portamento eretto o a volte strisciante; per questo motivo non occorrono tutori di alcun tipo a sostegno della vegetazione ne operazioni di scacchiatura o sfemminellatura che, in questo caso, vanno a scapito della produzione.
- LE IRRIGAZIONI: si consiglia, per una migliore gestione e un risparmio idrico, l’impianto a goccia con manichetta forata magari gestito da un elettrovalvola temporizzata da collegare al rubinetto. Questo sistema consente di annaffiare a intervalli regolari e non bagna la vegetazione riducendo le problematiche fitosanitarie. Evitare squilibri idrici. Innaffiare nelle ore più fresche preferibilmente al mattino.
- LE CONCIMAZIONI DI COPERTURA: ogni 7-10 giorni nutrire la pianta con concimi minerali equilibrati contenenti azoto, fosforo, potassio, ferro, calcio e magnesio più microelementi o con prodotti naturali stimolanti (sangue bovino, alghe, ecc.). Nella fase di ingrossamento e maturazione dei frutti preferire un rapporto con più alto titolo di potassio.
- LE CONSOCIAZIONI: favorevole è la coltivazione mista con sedano, prezzemolo, spinaci, cavoli, lattughe, cicorie, rape, porri, aglio e fagiolini.
- GLI AVVICENDAMENTI: è bene che il pomodoro non ritorni sullo stesso terreno per almeno 3-4 anni per evitare la proliferazione dei parassiti. Da evitare la sua coltivazione dopo melanzana, peperone, patata.
- LA RACCOLTA: per i pomodori da conserva coincide con la completa maturazione rossa della bacca; per quelli da insalata con la colorazione verde rosata. Dal trapianto occorrono circa 60-80 giorni per iniziare la raccolta. Ogni pianta produce in un ciclo colturale da 2 a 5 kg di frutti.
- LE FISIOPATIE: marciume apicale del frutto dovuto a squilibri idrici e carenza di calcio, spaccatura dei frutti in seguito a irrigazioni abbondanti dopo un periodo secco, asfissia radicale per ristagni idrici.
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