Brutti ma Buoni: Origine e Ricetta di un Classico Italiano

“L’apparenza inganna” recita l’adagio popolare e i brutti ma buoni ne sono la dimostrazione. Proprio come nelle fiabe, sotto l’aspetto grezzo e irregolare di questi biscotti si cela una bontà pura e genuina! Sarà per questo motivo che riscuotono sempre un grande successo e appartengono ormai di diritto alla tradizione dolciaria di tutto lo Stivale, soprattutto nel periodo natalizio!

I “Brutti ma Buoni” sono dei dolcetti la cui origine è oggetto di contesa tra Lombardia è Piemonte. In realtà, oggigiorno, si sono ormai diffusi nell’assortimento di biscotteria secca di tutta Italia.

Origini Contese tra Lombardia e Piemonte

Nonostante il nome dialettale tipicamente piemontese, la paternità di questi biscotti, certamente tipici della trazione gastronomica italiana, è contesa tra due regioni: Lombardia e Piemonte.

  • Secondo alcune fonti sono nati nel 1878 nella pasticceria di Costantino Veniani nella lombarda Gaviarate in provincia di Varese.
  • Mentre per altre, invece sembrano essere originari di Borgomanero, cittadina piemontese in provincia di Novara.

La Storia dei Brutti ma Buoni

La storia dei Brutti ma Buoni affonda le radici nel passato, quando venivano preparati con ingredienti semplici e genuini.

I toscani, ed in particolare i pratesi, rivendicano la paternità della ricetta. Li considerano i “fratelli” dei loro famosi cantuccini, i biscotti alle mandorle detti anche “ossi di morto” o “fave dei morti”.

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Ad ogni modo tralasciando i campanilismi toscani, molto probabilmente, come riportato su alcuni testi di storia della cucina, i Brutti ma Buoni non hanno origini Toscane ma bensì Piemontesi. Entrano a far parte della tradizione culinaria toscana, quando alcuni facoltosi fiorentini li importano dal Piemonte a Firenze durante gli anni del XIX secolo in cui questa città era la capitale d’Italia.

Il nome Brutti ma buoni deriva dalla loro particolare forma e aspetto. Durante la preparazione, i biscotti tendono a spianarsi e a formare delle piccole creste e imperfezioni sulla superficie, conferendo loro un aspetto rustico e irregolare. Tuttavia, nonostante il loro aspetto poco attraente, i “Brutti ma buoni” conquistano tutti al primo morso grazie al loro sapore delizioso.

Ricetta dei Brutti ma Buoni

Preparati con un composto di meringa e granella di nocciole, i brutti ma buoni sono dolcetti poveri originari del nord Italia, che si sono diffusi con piccole varianti ma mantengono inalterata l’essenza di una ricetta che ha nella semplicità il segreto del proprio successo.

Queste piccole dolcezze sono composte da nocciole e mandorle tritate con zucchero e vaniglia, amalgamate con albumi d’uovo montati a neve e cotti in forno.

Ingredienti

  • 6 albumi
  • 500 gr. di zucchero
  • 80 gr. di nocciole
  • 80 gr. di mandorle

Preparazione

  1. Iniziate separando sei albumi e sbatteteli a neve utilizzando una frusta.
  2. Aggiungete quindi almeno 500 grammi di zucchero e continuate a montare fino a ottenere un composto omogeneo e cremoso.
  3. Tritate ora finemente 80 grammi di mandorle e nocciole avellane tostate. Se volete tostare a casa le nocciole e le mandorle trovate il procedimento da seguire in questo articolo nelle sezioni “Tostare le nocciole” e “Tostare le mandorle”
  4. Mettete il composto di albumi e zucchero sul fuoco a bagnomaria e fatelo riscaldare finché diventa denso.
  5. Prendete un cucchiaio e usatelo come misurino per disporre piccole porzioni dell’impasto su una teglia leggermente unta con burro ed infarinata.
  6. Preriscaldate il forno a calore moderato, non oltre i 140 gradi.
  7. Mettete i biscotti in forno e lasciateli asciugare più che cuocere, per circa 40 minuti. Questa è la fase cruciale della preparazione.
  8. Sfornate quindi i biscotti e lasciateli raffreddare completamente sulla teglia prima di rimuoverli.

Se avete seguito alla lettera questi semplici passaggi, i dolcetti risulteranno friabili all’esterno e morbidi all’interno, pronti per deliziare il palato di chiunque li assaggi!

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Consigli

Quando la cottura dei vostri Brutti ma buoni è terminata, potete aromatizzarli a vostro piacimento, utilizzando la cannella, la vaniglia, la buccia di arancia o limone, ma anche con liquori come menta, Strega o sassolino. Per una varietà di gusti, il consiglio è di dividere l’impasto in porzioni e personalizzarle con diversi aromi.

Il miglio metodo è conservali a temperatura ambiente utilizzando un contenitore ermetico o in una scatola di latta per mantenerli freschi.

Varianti e Curiosità

Come ogni ricetta tradizionale ne esistono diverse versioni a seconda della regione italiana in cui vengono realizzati; come ad esempio i Bruttiboni di Prato, conosciuti anche come i mandorlati di San Clemente, che si assomigliano nell’aspetto, ma vengono preparati con le mandorle.

Nel febbraio 2017, nasce per volontà della Pro Loco e di altri pensatori locali, il Re Brutto ma Buono, e la Regina Zabeta. Il debutto avvenne ufficialmente con una manifestazione in piazza, coronata dai pasticceri cittadini, il sabato grasso. Re e Regina visitarono i ristoranti nei quali si festeggiava il Lunzon, la cui tradizione si perde nella notte dei tempi.

La denominazione “Brutto ma buono”, deriva dal dolce tipico della città, creato, casualmente, con chiara d’uovo e zucchero. Singolari anche queste due caratteristiche figure che rappresentano, quali maschere tradizionali, la nostra Città.

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Tabella Riassuntiva

Caratteristica Dettaglio
Origine Contesa tra Lombardia e Piemonte
Ingredienti Principali Albumi, zucchero, nocciole, mandorle
Aspetto Irregolare e rustico
Sapore Delizioso e genuino
Consigli Aromatizzare a piacere e conservare in contenitori ermetici

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