I vicentini sono da sempre identificati con l’appellativo magnagati. Questo soprannome, intriso di storia e folclore, affonda le sue radici in un passato lontano, alimentando leggende e aneddoti che si tramandano di generazione in generazione.
Le Origini del Soprannome "Magnagati"
Molti si sono interrogati sul significato di questo appellativo, cercando di scovarne il senso tra storia e leggenda. Alcuni sostengono che durante una pestilenza, gli abitanti della città berica furono costretti a sfamarsi di gatti. Altri, invece, ritengono che un’invasione di topi spinse i vicentini a scatenare per le vie cittadine un esercito di felini.
Tre Leggende Principali
Scherzi a parte, le leggende sui vicentini magnagati sono sostanzialmente tre:
- Una è riferita ai moti risorgimentali antiaustriaci del 1848.
- Le altre due al periodo d'oro della Serenissima, vale a dire un arco di tempo lungo quasi quattrocento anni, a partire dalla dedizione di Vicenza a Venezia nel 1404.
In tutti e tre i casi, è importante sottolinearlo, non esistono prove storiche convincenti (anzi, non ne esistono proprio...) per dare a queste versioni il timbro dell'autenticità e della verità. Si tratta di racconti sufficienti per animare una serata tra amici con una battuta, ma non abbastanza per accontentare la scienza, quella fondata da Galileo Galilei che si basa sul metodo sperimentale e la verifica dei fatti.
Vicenza Infestata dai Topi e le Barche della Serenissima Colme di Gatti
L'aneddotica popolare riferisce che agli inizi del Settecento, Vicenza sarebbe stata teatro di una massiccia invasione di topi, insediatisi in special modo tra le carte dell'archivio notarile e nei locali del Monte di Pietà, quindi in pieno centro storico.
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Ai vicentini non rimase altra soluzione che mandare per acqua alcune barche a Venezia, con l'incarico di tornare in città portando un numero sufficiente di gatti da impiegare nella battaglia contro i roditori. Campielli e campi di Venezia, infatti, sono notoriamente regno dei gatti.
Sceso il Bacchiglione con alcuni barconi, i vicentini riempirono le stive di centinaia di gatti. I cugini della laguna, generosi ma burloni, oltre agli animali richiesti, offrirono ai barcaioli anche un lauto pranzo di ringraziamento, per essere stati liberati da tante bestie fameliche e petulanti. Ma rivelarono solo alla fine che non era stata servita in tavola carne di lepre, bensì di... felino.
Una variante di questa leggenda sostiene che i gatti furono prestati da Venezia ma che non furono poi restituiti dai vicentini. Scomparvero... sulle tavole beriche.
I Gatti Cercati Invano per la Serenissima dal Podestà di Vicenza
Un'altra versione della leggenda è quella fornita da Virgilio Scapin, che mischia realtà e fantasia ribaltando i ruoli. Questa volta sono i veneziani, invasi dalle pantegane a chiedere aiuto a Vicenza, città ricca di gatti: volevano vincere la battaglia della pulizia civica, ma non riuscirono nell'intento.
All'appello del podestà veneziano, i gatti vicentini prodigiosamente si volatilizzarono, come se qualcuno se li fosse... mangiati.
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Scapin indica come protagonista Francesco Barbaro, diplomatico e letterato del XV secolo, senatore della Serenissima a 21 anni, che fu effettivamente podestà di Vicenza nel 1423, a venticinque anni.
Anche in questo caso la leggenda fa riferimento alla "età d'oro" di Vicenza sotto la Serenissima. C'è un elemento in più nella costruzione letteraria di Scapin: racconta lo scrittore che i gatti erano proliferati a Vicenza a causa della passione dei suoi abitanti per il baccalà, il cui profumo invadeva la città e solleticava gli appetiti anche dei felini.
Interpretazioni e Curiosità
La prima, di natura fonetica, riporta al 1800 quando a Venezia la frase "hai mangiato?'" corrispondeva a "ti ga magnà?", che in padovano diventava “gheto magnà” e che a sua volta in vicentino si trasformava in “gatu magnà” i veneziani, che usavano la desinenza "magna" in termine dispregiativo (es.
Altra ipotesi che si riallaccia alla precedente fu quella secondo la quale, siccome i gatti dati in prestito non furono mai restituiti dai vicentini, questi ultimi li avessero mangiati.
Il Decreto Salva Gatti del 1943
Ma se ci lasciamo alle spalle questi cruenti episodi (che ricordiamo essere parte di leggende mai confermate) e giungiamo in epoca moderna, nel 1943 a Vicenza il prefetto locale emana il Decreto Salva Gatti: in un momento di alta scarsità del cibo, si proibiva ai cittadini di uccidere e mangiare gatti.
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La "Gata" Vicentina: Un Dolce Simbolo
Comunque siano andati i fatti una cosa è certa: dimenticati i gatti, oggi i vicentini magna La Gata. La mangiano perché è un dolce genuino, frutto del sapiente lavoro di artigiani locali. Perché è buona e divertente. Perché è prodotta solo con elementi di prima qualità espressioni del territorio. Perché è nata dal lavoro di gruppo dei migliori pasticceri vicentini, che hanno unito i loro sforzi, la loro conoscenza e le antiche ricette per dare vita ad un dolce che fosse tipica espressione del territorio berico.
Gli Ingredienti della Gata
La Gata nasce dallo sforzo congiunto di sette amici, sette pasticceri vicentini che si sono uniti per fondere le loro conoscenze e le loro ricette segrete, tramandate da generazioni, per realizzare un dolce che fosse reale espressione del territorio berico e dei suoi prodotti di eccellenza. E la scelta è caduta su ingredienti semplici e genuini, trasformati in assoluta bontà dalla maestria e dalla sensibilità che solo le mani di un artigiano possono avere. Ecco spiegato l’uso di farina bianca e farina gialla di Mais Marano, grappa vicentina, burro, latte e miele della provincia berica, più un pizzico di mandorle e cacao per rendere La Gata ancora più golosa.
Il segreto per la sua conservazione è l’aggiunta di un goccio di grappa vicentina. Ma non vi preoccupate: in cottura l’alcol evapora lasciando il suo gradevole aroma e svolgendo quell’azione conservante che consente al dolce di rimanere fresco e buono per 90 giorni.
Il Neko Cat Cafè di Vicenza
E poi c’è chi preferisce concludere la serata cenando o sorseggiando il caffè in compagnia dei felini. Appena fuori il centro della città del Palladio c’è il Neko Cat Cafè, uno dei pochi bistrò di questo tipo in Italia, sorto a dicembre 2018.
La Polemica di Beppe Bigazzi e le "Ricette Vicentine Estreme"
Era il febbraio 2010 e, di fronte a una sbigottita Elisa Isoardi (che all'epoca sostituiva Antonella Clerici in conduzione), Beppe Bigazzi affermò: «Siamo a febbraio e febbraio-gattaio, uno dei più grandi piatti del Valdarno era il gatto in umido».
La Rai usò il pugno duro e lo sospese dalla Prova del Cuoco per tre anni, dove tornò solo nel settembre 2013. Soltanto in seguito Bigazzi, in un'intervista al Corriere della Sera, ebbe modo di chiarire il senso di quelle sue esternazioni: «Negli anni '30 e '40, come tutti gli abitanti del Valdarno, a febbraio si mangiava il gatto al posto del coniglio. Del resto liguri e vicentini facevano altrettanto e i proverbi ce lo ricordano.
Da oggi sarà possibile apprendere i segreti della ricetta anche su Youtube, grazie alla rubrica "Ricette vicentine estreme" che dedica 6 puntate al "gato in tecia". L'idea è di Gaetano Cazzola e Lorenzo Bocchese: in una divertente parodia, fanno il verso ai programmi di cucina e soprattutto autoironia del nostro essere "magnagati".
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