Analisi del Testo di "Sandwich Man" di Paolo Conte

Conte, finalmente! L’uscita di “Elegia” è quindi significativa per tre buoni motivi: l’ispirazione sottilmente evocata è tornata, insieme alla ripresa dell’italiano come mezzo espressivo e, soprattutto, al ritorno a temi e atmosfere tipiche del primo Conte.

In un’intervista di qualche tempo fa l’Avvocato si diceva molto più interessato all’arrangiamento e alla revisione dei suoi vecchi standard rispetto alla composizione di nuovi, facendo presagire, dietro al baffo ironico e sornione, una senile mancanza d’ispirazione: “…s’invecchia, tutto o molto è già stato scritto…”.

La realtà si è rivelata piuttosto vicina a queste parole: “Una faccia in prestito”, ultima raccolta di nuove canzoni, è datato 1995, mentre “Razmataz” (2000) mette in musica, anzi, in musical, un pluridecennale progetto contiano legato a suoi disegni dall’ispirazione anni ‘10/’20.

Ben inteso, “Razmataz” contiene gioielli musicali inestimabili, ma forse la scelta dei testi in francese e inglese l’aveva tenuto un po’ distante dallo zoccolo duro dei fan.

“Elegia” è un album sobrio, di riservata malinconia, fatto di arrangiamenti finissimi, appena accennati, schizzi impressionisti che domandano di essere ascoltati più volte: decifrare per essere soggiogati dal piacere, un baratto alquanto allettante.

Leggi anche: Applicazioni Pannelli Sandwich Verdi

Il tempo sembra immobilizzarsi nello straniamento scarno e rarefatto di “Chissà”, “Molto lontano”, “Sonno elefante”, perle del corpo centrale dell’opera.

Si riascolta Conte cantare su toni alti, quasi declamatori, ai confini del fuori registro: “Sandwich man” è grottescamente sublime, ritmo sostenuto, a metà tra un “Azzurro” e una “Topolino amaranto”.

Esemplari di un ritorno alle origini del cantautore piemontese sono le tracce che aprono e chiudono il disco.

“Elegia” è un classico, piano e voce, qualche spruzzata di sax, un violoncello che fa da contraltare vagamente romantico alla voce rugginosa dell’interprete.

“La vecchia giacca nuova” è l’episodio finale, la ciliegina sulla torta, canzone dallo svolgersi semplice e buffo, una filastrocca geniale che disegna un ritratto spietato e disincantato di come la gente veda solo quello che vuol vedere, di come si è tutti racchiusi in pochi infimi codici e di quanto sia difficile, per non dire impossibile, uscirne.

Leggi anche: Ricette Sandwich Prosciutto

In altre occasioni il cinema verrà utilizzato come metafora della vita che scorre, soprattutto nelle storie scritte nell’ultimo periodo, come in Sandwich man, in cui il protagonista afferma: “sento la mia vita che sta diventando un film / sì, ma l'ho già visto e non mi piace questo film”.

Di sicuro altrettanto inusuali e originali appaiono gli episodi raccontati nei brani Dal loggione e Un fachiro al cinema, in cui l’alcova si identifica rispettivamente in un teatro e in una sala di proiezione.

Paolo Conte ha descritto con dovizia di particolari, in un’intervista a Vincenzo Mollica, la storia illustrata nella prima delle due canzoni: «un uomo va nel loggione, e da lontano cerca di intravedere una bella donna di cui è invaghito, ma che è in compagnia del marito.

Eccoci di nuovo davanti alla visione di uno spettatore che si gode, in questo caso, due spettacoli: quello che deve andare in scena e quello del gioco di sguardi tra due persone innamorate, o forse una soltanto lo è, non lo so.

Anche qui, come altre volte, l’erotismo non è descritto totalmente dalle parole, è espresso, invece, dalla dialettica tra testo e musica, essenza stessa della canzone.

Leggi anche: Sapori di Cuba

In Conte «questa dialettica è quasi sempre perfetta, senza che si possa mai privilegiare l’uno o l’altro elemento: esistono insieme, e il significato della canzone non sorge che dall’unione dei due movimenti contrari».

Così l’autore è capace di esprime le più minime sfumature dei sentimenti e delle sensazioni, riuscendo ormai con disinvoltura a cantare anche le virgolette o i puntini di sospensione.

Sempre a Vincenzo Mollica in un’intervista finita nel libro Si sbagliava da professionisti Conte ha raccontato la storia messa in scena nel brano: «[è una] canzone dal testo cortissimo, dedicata a un tipo costretto a contorcersi sulla poltrona di una sala cinematografica perché anche qui c’è una donna che lo turba, una donna reale, seduta qualche fila davanti a lui.

Mi è venuto bene il titolo, un po’ alla Flaiano. Mi fa venire in mente Un marziano a Roma, ma soprattutto le parole “fachiro” e “cinema” messe insieme mi sembra che funzionino, che facciano un po’ di show.

Siamo di fronte all’unico caso, all’interno del canzoniere contiano, in cui l’alcova si sovrappone alla sala cinematografica.

tags: #sandwich #man #paolo #conte #analisi #testo

Post popolari: