Ogni volta che facciamo la spesa, controlliamo sempre la data di scadenza di un prodotto prima di acquistarlo. Anche se siamo sempre stati abituati a pensare che tutti i cibi si deteriorassero con il passare del tempo, la verità è che alcuni di loro possono essere conservati a lungo senza perdere le loro caratteristiche igieniche e organolettiche.
Tra questi alimenti a lunga conservazione, troviamo anche lo sciroppo d'acero.
Sciroppo d’acero: Conservazione e Durata
Lo sciroppo d'acero può essere conservato in freezer per durare più a lungo.
Chi non lo usa spesso, può dividerlo in piccole porzioni e metterlo in congelatore.
Una bottiglietta, ancora sigillata, praticamente non ha scadenza.
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Ci sono altri alimenti favolosi che hanno una conservazione ottimale nel tempo e sono il miele e lo sciroppo d’acero.
Osservateli dopo la scadenza e gettateli soltanto se presentano cattivo odore o variazioni importanti del colore e della consistenza.
Alimenti che non scadono
Sarebbe fantastico poter disporre di cibi senza scadenza: potremmo risparmiarci pomeriggi a fare la spesa, avremmo sempre a disposizione ciò che ci occorre in dispensa senza problemi di sorta.
Quello che stiamo per dirvi vi lascerà certamente di stucco: esistono degli alimenti che, anche scaduti, non vanno mai buttati.
Vi spieghiamo subito il motivo che certamente molti di voi non conoscono!
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Scoprire quanto stiamo per dirvi certamente vi solleverà di un grande problema e non solo, vi garantirà un risparmio non indifferente in cucina.
Questo perché ci sono alcuni cibi che non scadono praticamente mai.
Esattamente, è proprio così anche se sembra difficile crederlo alcuni prodotti alimentari hanno delle caratteristiche tali da essere utilizzabili senza alcun problema anche dopo la scadenza.
Ecco una lista di alcuni alimenti che durano a lungo:
- Caffè solubile
- Sale
- Liquori e distillati
- Aceto di vino
- Zucchero
- Amido di mais e fecola di patate
- Miele
- Legumi
- Riso, avena e farro
Conserve fatte in casa e rischio botulino
È quella fase dell’anno in cui orti e giardini restituiscono le fatiche dei mesi passati e ci danno frutta e verdura di stagione in abbondanza.
È il momento delle conserve e delle confetture, nonché delle domande su come produrle in casa in modo sicuro.
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Pur essendo una tradizione di famiglia avevo smesso di consumarle per paura del rischio botulino non riuscendo dalle nonne ad avere risposte chiare sulle ricette e i metodi adoperati (della serie “ faccio ad occhio e tanto comunque non è mai morto nessuno”).
Come evitare il rischio botulino nelle conserve:
- Utilizzare sempre ricette validate e standardizzate.
- Aumentare il quantitativo di zucchero nelle confetture, soprattutto se si utilizzano frutti poco acidi. La ricetta classica della nonna che prevede uno stesso quantitativo di zucchero e di frutta è la ricetta più sicura.
- Aggiungere succo di limone e misurare il pH della confettura, mantenendolo al di sotto di 4,6.
- Nel caso di specie lo sciroppo fatto con 1 chilo di zucchero ogni litro di acqua è idoneo per bloccare il botulino senza ulteriori trattamenti.
Ovviamente lo sciroppo deve essere trattato termicamente in un contenitore a chiusura ermetica altrimenti si rischia di ricontaminare ogni volta che si sottopone lo sciroppo alla cottura.
Se uno sciroppo sterile viene utilizzato per sciroppare frutta non sterile, il rischio botulismo non si annulla.
Tindalizzazione: è efficace?
Le temperature raggiunte con la tindalizzazione non sono così alte da permettere la distruzione delle spore, ma disattivano soltanto le cellule vegetative.
Questo tipo di trattamento di sanificazione sfrutta il fatto che lo shock termico favorisce la germinazione della spora e quindi il suo passaggio a cellula vegetativa.
Con il primo trattamento si uccidono tutte le cellule vegetative e si da uno shock termico alle spore che iniziano a germinare.
Il secondo trattamento effettuato dopo 24 ore uccide tutte le cellule vegetative neo-formatesi e fornisce un ulteriore shock termico alle spore non ancora germinate.
Ripetere questo trattamento per 7 volte permette di eliminare nello sciroppo tutte le spore eventualmente presenti.
Pertanto con la tindalizzazione si rischia di ottenere una conserva sicura dal punto di vista del rischio botulismo (o più in generale dei rischi microbiologici) ma priva o quasi di qualità nutrizionali e sensoriali.
Zuccheri nascosti negli alimenti
Anche i consumatori più attenti possono cadere nella trappola degli zuccheri nascosti, ovvero quelli aggiunti dai produttori oltre alla porzione naturalmente presente nelle materie prime.
È quello che sostiene l’Università di Harvard, nel rilevare la presenza di almeno 60 termini diversi per segnalarli in etichetta.
Proprio poiché le definizioni per gli zuccheri sono molteplici - oltre 60, come già visto - identificarli in etichetta è tutto fuorché semplice.
Purtroppo, le normative in vigore non aiutano a raggiungere una sufficiente chiarezza.
Mentre negli Stati Uniti la FDA richiede che la quantità di zuccheri aggiunti sia esplicitata sulla confezione, le normative europee - come il Regolamento UE 1169/2011 - prevedono un approccio diverso.
I produttori hanno infatti l’obbligo di dichiarare la quantità totale di zuccheri presenti all’interno della tabella nutrizionale, in 100 g/ml, ma non di separare quelli naturali da quelli aggiunti.
Eppure, comprendere la quantità di zuccheri aggiunti presente nei cibi è di fondamentale importanza, poiché possono avere conseguenze rilevanti sulla salute.
In definitiva, le etichette e le normative vigenti non sempre ci aiutano a scovare gli zuccheri aggiunti e, così, rischiamo di consumarne quantità maggiori rispetto a quanto erroneamente ritenuto.
Dolcificanti: alternative allo zucchero
I dolcificanti sono prodotti edulcoranti con un gusto dolce utilizzati per sostituire gli zuccheri, come saccarosio (lo zucchero da tavola), miele e fruttosio.
Si utilizzano perché hanno poche o zero calorie, pertanto aiutano a mantenere il peso forma o sono coadiuvanti nelle diete dimagranti.
Nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni, i dolcificanti non hanno alcun valore nutritivo e non apportano energia, ma possono avere un impatto negativo sulla salute poiché influiscono sul metabolismo e sulla produzione di insulina.
Tipologie di dolcificanti:
- Dolcificanti artificiali: Aspartame, Saccarina, Acesulfame K, Sucralosio.
- Dolcificanti naturali: Derivati della stevia, Polioli (eritritolo, sorbitolo, xilitolo), Tagatosio.
Tutti i dolcificanti possono avere effetti indesiderati e quindi vanno usati con parsimonia.
Il consiglio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è di seguire una dieta varia ed equilibrata che non contenga più di 25-50 grammi di zuccheri semplici.
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