I biscotti della fortuna sono un classico di fine pasto nei ristoranti cinesi di tutto il mondo. Scartare l’involucro dorato o argentato porta con sé l’emozione di leggere l’oracolo che custodisce. Ma siamo sicuri che ciò che ci viene offerto nei ristoranti cinesi in Occidente si possa definire cucina cinese? I biscotti della fortuna, un classico di fine pasto dei ristoranti cinesi, non sono cinesi.
Anzi, se chiedi in Cina che cosa siano quei biscotti nella carta dorata, non hanno idea: non lo hanno mangiato né visto. I biscotti della fortuna sono un caso (quasi) unico: tutto l'Occidente li associa ai ristoranti cinesi ma in Cina non li hanno mai visti. La paternità dei biscotti della fortuna infatti va attribuita al Giappone (parola di storica), la loro massiccia diffusione è merito però dei cinesi, che hanno trovato in America terreno fertile per i loro affari, ed è per questo che nel resto del mondo sono conosciuti come i biscotti della fortuna cinesi.
Dire Oriente non significa nulla. Soprattutto se confondiamo la cultura giapponese con quella quella cinese. Siamo solo noi occidentali che, per ignoranza e razzismo, in passato non facevamo tanta differenza, e anche oggi facciamo un po' di confusione. Da questo atteggiamento, unito a una serie di circostanze storiche particolari, è nato uno dei più grandi equivoci della storia alimentare: quello sui biscotti della fortuna.
Le Origini Giapponesi dei Biscotti della Fortuna
Ma quanti conoscono la vera storia? Ce la ricorda il sito Atlas Obscura, che nelle sue peregrinazioni attorno al mondo si è imbattuto in un negozio di Kyoto dove vengono creati dei dolcetti così fatti: dischi di pasta piegati in due, e poi ripiegati ancora una volta, mentre viene inserito un bigliettino con un motto, una profezia, un consiglio. Un’altra informazione vi creerà qualche perplessità. A Kyoto sono diffusi dolcetti fatti con dischi di pasta piegati in due, e successivamente ripiegati, non prima di aver inserito un bigliettino con un motto, una profezia, un avvertimento.
Anche se sono diverse le dimensioni, più grandi, e il colore più scuro, e probabilmente anche il sapore, la forma, e soprattutto il contenuto non lasciano dubbi: sono i biscotti della fortuna! Come sono arrivati fin qui? In realtà è da qui che sono partiti. Detti tsujiura senbei o omikuji senbei, hanno origini che risalgono al periodo Edo (1603-1868), durante il quale si diffuse in particolare l'usanza di scrivere profezie in versi su bigliettini di carta. Le dimensioni sono maggiori, la colorazione è più ambrata…eppure sono i biscotti della fortuna!
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Le testimonianze storiche del fatto che questi bigliettini venissero inseriti in biscotti, vanno indietro fino all'800: ci sono vari libri, sia orientali che occidentali, che ne fanno menzione, e c'è una xilografia giapponese che rappresenta inequivocabilmente il procedimento di fabbricazione.
La Ricerca di Yasuko Nakamachi
Il mistero è stato svelato dalla ricercatrice giapponese Yasuko Nakamachi, che ha fatto della sua tesi di laurea una missione, attribuire la giusta paternità ai biscotti della fortuna. La vera storia dei biscotti della fortuna La ricostruzione della storia dei biscottini della fortuna la dobbiamo a una ragazza che ha dedicato sei anni della sua vita a questi dolci, su cui ha voluto incentrare la sua tesi di laurea. L'autrice non conosceva i biscotti e scopre questa preparazione per la prima volta a New York, li ritrova poi in un viaggio a Kyoto con una veste diversa: biscotti più grandi e scuri di quelli americani, contenenti le "fortune", e chiamati tsujira senbei.
Nakamachi ha visto il suo primo biscotto della fortuna negli anni '80 in un ristorante cinese di New York e ne è rimasta colpita, trovandoli un'idea geniale, ma senza porsi tante domande. Poi alla fine degli anni '90, fuori Kyoto, vicino a uno dei più famosi santuari shintoisti in Giappone, rivide quei biscotti in un panificio di famiglia chiamato Sohonke Hogyokudo, erano i tsujiura senbei, leggermente diversi da quelli avvistati a New York, più grandi e più scuri, dato che la loro pastella conteneva sesamo e miso piuttosto che vaniglia e burro/olio. Le fortune non erano inserite all'interno, ma poste nella piega del biscotto. Da quell'avvistamento si è posta numerosi quesiti e ha iniziato le sue ricerche, sei anni tra biblioteche e libri, viaggi e sondaggi.
Le ricerche di Nakamachi la portano alla "Biblioteca della Dieta Nazionale del Giappone" dove si imbatte nel "Moshiogusa Kinsei Kidan", un libro illustrato del 1878 in cui un apprendista panettiere sta facendo i "cracker della fortuna". Durante le sue ricerche, Nakamachi trovò altre tracce storiche dei biscotti in un'opera di Tamenaga Shunsui, dove veniva descritta una donna che, per placare gli animi di due signore infuriate offriva tsujiura senbei contenenti fortune.
In suo aiuto sono accorsi letteratura e storia, precisamente un'incisione del 1878, che Nakamachi trovò nel libro di storie, "Moshiogusa Kinsei Kidan", dove venivano raffigurati tre personaggi, uno dei quali alle prese con la cottura dei senbei sulle griglie. Questi biscotti appaiono in Giappone 30 anni prima che gli immigrati nipponici in California pubblichino la loro prima pubblicità.
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L'Arrivo in Occidente e la Diffusione in America
Come sono arrivati in Occidente? Beh questa è facile: con l'immigrazione asiatica in California, nella seconda metà dell'ottocento, con la corsa all'oro: migliaia di cinesi e di giapponesi arrivarono negli Stati Uniti e vi stabilirono grosse comunità, tanto da scatenare razzismo, spinte xenofobe che accomunavano tutti gli asiatici (il "pericolo giallo"), blocco dell'immigrazione. L’arrivo in Occidente? Con l’immigrazione in California, nella seconda metà dell’ottocento, incentivata dalla corsa all’oro, che portò negli negli Stati Uniti molti asiatici.
Finita la corsa all'oro, moltissime persone si trovarono senza lavoro: i più intraprendenti si reinventarono aprendo quelli che oggi chiamiamo "ristorantini etnici". Quando la corsa all’oro si esaurì, moltissime persone conobbero la disoccupazione. Per evitare la fame, molti asiatici contribuirono a creare la fortuna dei “ristorantini etnici”. Uno di questi fu il Japanese Tea Garden a San Francisco, creato nel 1894 da Makoto Hagiwara, un imprenditore molto attivo. Grandissimo gradimento incontrò il Japanese Tea Garden a San Francisco, fondato nel 1894 dall’imprenditore Makoto Hagiwara.
Lì si trovavano tra gli altri questi "dolci da tè" che contenevano un bigliettino, all'inizio con una frase di ringraziamento, che poi divenne una profezia. Una delle "tradizioni" introdotte da Hagiwara nel 1890 è stata quella di servire biscotti della fortuna a tutti i visitatori del giardino. La cosa ebbe talmente successo che divenne, all'inizio del '900, una vera e propria industria: i biscotti cambiarono di sapore (i dolci giapponesi sono molto poco dolci), con l'inserimento della vaniglia al posto dell'aroma di soia o miso, e si diffusero in tutta la California. Da impresa familiare a affare nazionale, tanto che molti laboratori iniziarono a produrli non solo per venderli ma per rifornire i ristoranti.
Il Ruolo dei Cinesi e la Seconda Guerra Mondiale
Proprio nella prima metà del 900 si sono create le basi per il passaggio: infatti all'epoca molti ristoranti cinesi tra San Francisco e Los Angeles erano gestiti da giapponesi, perché la moda del sushi e del bento si sarebbe diffusa solo decenni dopo. A differenza di quello che accade oggi, nella prima metà del 900, molti ristoranti cinesi, tra San Francisco e Los Angeles, erano gestiti da giapponesi. Succedeva insomma l'inverso di quello che succede oggi, con i sushi bar gestiti da cinesi. Quindi i biscotti della fortuna iniziarono a essere serviti nei ristoranti "cinesi".
Ma la vera svolta ci fu con Pearl Harbor e l'ingresso in guerra degli Stati Uniti. Poi accadde Pearl Harbor e gli Stati Uniti entrarono in guerra. Immediatamente i giapponesi americani, che magari in Giappone non c'erano mai stati, iniziarono a non essere visti di buon occhio: è la triste e assurda storia della creazione di campi di prigionia per persone colpevoli solo della propria origine. Furono creati i campi di prigionia destinati a chi era solo colpevole di essere giapponese. Così molte imprese chiusero, compresa quella degli Hagiwara, e molti locali per sopravvivere dovettero cambiare nome, come il Tea Garden che perse il riferimento al Giappone. Tante imprese giapponesi fallirono, tra queste quella degli Hagiwara. Essere accostati al Giappone divenne sinonimo di fallimento.
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A tutto vantaggio della comunità cinese, che stando al libro The Fortune Cookie Chronicles di Jennifer Lee quadruplicò i propri affari dal 1941 al 1943. Chi se ne avvantaggiò? Il biscotto della fortuna si trasformò in una proposta cinese servita in forma più piccola e croccante. Così il biscotto della fortuna in versione cinese, più piccolo e croccante, si diffuse in tutta la California e di lì nel mondo, tramite i ristoranti. La offrivano con successo diversi ristoranti californiani, che fecero di tutto per farne dimenticare l’origine giapponese.
L'origine giapponese fu quasi dimenticata, tanto che per gli stessi eredi delle famiglie che l'avevano creato, è stato difficile ricostruire la storia. In questo periodo il prodotto diventa davvero "cinese" perché gli immigrati sfruttano la segregazione dei giapponesi e prendono in mano la produzione americana che diventa una loro prerogativa. Presto i biscotti si trasferiscono da San Francisco e Los Angeles, a New York e Brooklyn, attraversando tutti gli Stati Uniti, da costa a costa, facendo diventare questo prodotto un must dei menu dei ristoranti cinesi a stelle e strisce prima, di tutto il mondo - tranne che della Cina - poi.
Tabella Riassuntiva delle Origini e Diffusione dei Biscotti della Fortuna
| Fase | Luogo | Protagonisti | Eventi Chiave |
|---|---|---|---|
| Origini | Giappone (Kyoto) | Panifici locali | Creazione dei tsujiura senbei durante il periodo Edo |
| Introduzione in America | California (San Francisco, Los Angeles) | Makoto Hagiwara, David Jung | Immigrazione giapponese e cinese, apertura del Japanese Tea Garden, fondazione della Hong Kong Noodle Company |
| Diffusione come "Biscotto Cinese" | USA | Comunità cinese | Internamento dei giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale, crescita dei ristoranti cinesi |
| Globalizzazione | Mondo | Ristoranti cinesi | Adozione dei biscotti della fortuna come dessert standard |
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