Oltre a rappresentare particolarissimi frutti, le giuggiole sono anche “proverbiali”: andare in brodo di giuggiole, giuggiolino, altro che giuggiole sono solamente alcune delle tantissime fraseologie che vedono come protagonista questi piccoli frutti di Zizyphus zizyphus. Ma soffermiamoci sulla prima espressione verbale: “andare in brodo di giuggiole” trova anche un riscontro pratico.
Il termine “brodo” non si rivela particolarmente indicato ad esprimere ciò che rappresenta, in realtà, il brodo di giuggiole. Abbiamo visto che il brodo di giuggiole è una sorta di sciroppo, un digestivo che affonda le proprie radici nell'antichità. Attualmente, il liquore a base di giuggiole viene preparato solamente a scopo digestivo, oltre che per “addolcire il palato” di chi lo degusta.
Origini Storiche del Brodo di Giuggiole
I liquori ottenuti grazie all’infusione delle giuggiole erano conosciuti e apprezzati già presso le civiltà del bacino del Mediterraneo, sin dai tempi degli antichi Egizi e dei Fenici, i quali crearono i primi preparati di cui siamo a conoscenza. Tra le fonti storiche più remote che citano i frutti del giuggiolo troviamo le “Storie” di Erodoto, il quale paragonò il gusto dolce della giuggiola a quella del dattero, raccontando che da essa si poteva ottenere una bevanda inebriante utilizzando la sua polpa fermentata.
Alcuni studiosi ipotizzano inoltre che nel Libro IX dell’Odissea il “frutto del loto” citato da Omero che portò all’oblio gli uomini di Ulisse sbarcati sull’isola dei Lotofagi, possa in realtà corrispondere ad una specie di giuggiolo selvatico, e dunque l’incantesimo narrato sarebbe stato provocato dalla bevanda alcolica preparata con i frutti inebrianti di questa pianta e non da sostanze narcotiche.
Ciò che è certo, è che presso gli antichi romani l’albero del giuggiolo divenne il simbolo del silenzio e fu usato per adornare i templi dedicati alla dea Prudenza; l’uso in ambito religioso non escluse però un utilizzo anche profano da parte delle popolazioni latine, le quali per secoli coltivarono i giuggioli per utilizzare i loro succulenti frutti nella preparazione di infusi liquorosi. Nelle zone di campagna era ritenuta una pianta portafortuna, pertanto presso molte case coloniche si trovava facilmente coltivato un giuggiolo vicino al lato esposto a sud.
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Durante il Medioevo le conoscenze e le antiche tradizioni culinarie riuscirono a sopravvivere grazie alla trasmissione dei saperi artigianali di generazione in generazione nel mondo contadino e all’opera di conservazione delle ricette e dei rimedi erboristici nei monasteri.
Nel periodo Rinascimentale la fama delle giuggiole riprese vigore e questo frutto venne anzi ancor più nobilitato per le sue particolari caratteristiche e la sua utilità. In particolare, fu la potente famiglia dei Gonzaga ad esaltarne l’uso in cucina, la quale possedeva una ricca residenza estiva in prossimità del lago di Garda, denominata “il Serraglio”: qui veniva prodotto e offerto agli ospiti illustri un delizioso liquore a base di giuggiole - il cosiddetto “brodo di giuggiole”- considerato un perfetto accompagnamento di torte e biscotti secchi che potevano essere inzuppati nella bevanda, oppure venire utilizzato come digestivo da sorseggiare a fine pasto.
La fama e l’apprezzamento di questa bevanda si diffuse e perdurò nel tempo, tanto che il ‘brodo di giuggiole’ diede origine ad un’espressione metaforica giunta fino a noi. Il detto popolare “andare in brodo di giuggiole” venne pubblicato per la prima volta nel 1612, nel primo vocabolario di lingua italiana scritto dall’Accademia della Crusca, famosa istituzione culturale fondata a Firenze alla fine del Cinquecento.
L’intento dell’opera era quello di affermare la lingua fiorentina come lingua superiore a tutti i dialetti presenti nella penisola italiana, codificandone i vocaboli e presentandola come modello per definire un linguaggio comune. Il dizionario fin dalla sua prima edizione, riportava l’espressione proverbiale “andare in brodo di giuggiole”, indicando come significato una situazione estremamente piacevole, in cui è possibile “godere di molto di chichessia”.
L’epoca dei Gonzaga è ormai lontana, ma la coltivazione dei giuggioli nell’area del Garda e del Basso Veneto esiste ancora. Dalle sponde del lago, alle colline veronesi e vicentine, fino ai Colli Euganei, le piante di giuggiolo crescono rigogliose grazie al clima mite e ai terreni favorevoli. Nel corso dei secoli la produzione artigianale del “Brodo di Giuggiole” si è tramandata ed è arrivata fino a noi, diventando un prodotto ambito e diffuso localmente, trovando nel piccolo borgo padovano di Arquà Petrarca la culla della sua valorizzazione e della rinascita della sua tradizione.
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Si tratta sicuramente di un liquore che ha ancora una distribuzione di nicchia, ma negli ultimi anni ha cominciato a farsi conoscere ed apprezzare anche oltre i confini regionali e nazionali.
Ricetta Tradizionale del Brodo di Giuggiole
La ricetta moderna si basa sull’infusione idroalcolica di giuggiole a piena maturazione, a cui vengono aggiunte mele cotogne, scorze di limone, uva, melograni e altra frutta, intera o in succo, con l’aggiunta di zucchero. La preparazione classica prevede una macerazione piuttosto lunga: i frutti si devono lasciare in infusione per un paio di mesi, dopodichè il liquido ottenuto viene filtrato ed infine imbottigliato.
Il prodotto ottenuto è una bevanda liquorosa dalla gradazione alcolica media (24%vol), dal colore rosso ambrato e dal profumo tipico di giuggiole. Il sapore è dolce e fruttato, con un gusto ricco ed avvolgente, particolarmente gradito anche dal pubblico femminile.
Come Preparare il Brodo di Giuggiole in Casa
Ecco i passaggi per preparare il brodo di giuggiole in casa:
- Lasciare appassire le giuggiole per un paio di giorni.
- Mettere giuggiole, uva e zucchero in una pentola, ricoprire di acqua bollente e lasciar sbollentare per 90 minuti a fuoco dolce e senza coperchio mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
- Nel frattempo lavate e sminuzzate le mele cotogne, mantenendo la buccia, prendete poi la buccia del limone con un pelapatate.
- Ora foderate un colapasta con della garza e posizionandolo su una ciotola, vi colerete tutto il composto che ricoprirete con un coperchio affinché non entrino moscerini o altri insetti.
- Passate le 24 ore versate il liquido in bottigliette sterilizzate con chiusura ermetica.
Variante analcolica: E’ possibile realizzare una variante di brodo di giuggiole non alcolica adatta al consumo per i bambini e gli astemi, facendo bollire la frutta in acqua, zucchero e limone senza l’aggiunta di alcol. Il risultato sarà uno sciroppo molto dolce, da bere freddo diluito con acqua oppure da aggiungere a tisane e tè caldi per dolcificare. Ottimo anche per realizzare coppette di gelato affogate con sciroppo completamente analcolico e privo di controindicazioni.
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Consigli e Modalità di Consumo
Il brodo di giuggiole si conserva abbastanza a lungo come tutti i liquori fruttati, ed è ideale come digestivo servito a temperatura ambiente alla fine dei pasti, ma può essere degustato anche ghiacciato o come ingrediente principale di drink e aperitivi sfiziosi. Nella stagione invernale è possibile scaldare il brodo di giuggiole, preparando una bevanda calda tipo punch.
La preparazione casalinga del brodo di giuggiole richiede una buona dose di perizia nel dosare gli ingredienti in maniera bilanciata, in relazione alla dolcezza della frutta e del rapporto proporzionale tra il peso delle giuggiole e quello degli altri frutti, in modo da ottenere un infuso dolce ma non troppo concentrato.
Dove Acquistare il Brodo di Giuggiole
L’originale “brodo di giuggiole” si trova in vendita confezionato nelle tipiche bottiglie da liquore e può essere acquistato direttamente presso i produttori artigianali oppure nei punti vendita ad essi associati. Il prezzo di una bottiglia di brodo di giuggiole varia in relazione alla quantità: i formati più comuni sono quelli da 0,50 e 0,75 cl., il cui costo è in linea con il prezzo di mercato di liquori di analoga gradazione.
Non avete il tempo di prepararlo? L’originale brodo di giuggiole viene venduto sia presso i produttori artigianali locali che presso il nostro punto vendita ad Abano Terme.
Il liquore a base di giuggiole ha una storia davvero leggendaria. Conosciuto da migliaia di anni, il suo preparato più antico risale agli Egizi e ai Fenici. La bevanda misteriosa e deliziosa rimase un segreto tramandato nelle generazioni, fino a giungere nel silenzio dei conventi e nella pace delle campagne del nord Italia. La sua produzione è una tradizione familiare ancora oggi nel padovano e vicentino.
In conclusione, il brodo di giuggiole è un liquore leggermente alcolico le cui giuggiole sono un frutto tipico dell’autunno. Questa pianta è diffusa in poche regione italiane, come il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana e le Marche. Un tempo ogni casa colonica ne aveva almeno una addossata alla loggia, rivolta a Sud sud- ovest, per ricevere il sole pomeridiano .Questa pianta ha bisogno per crescere di un clima temperato, cioè caratterizzato da estati lunghe e calde.
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