Dopo sette anni di oblio, il Cacao, la discoteca torinese più glamour, riaccende luci e amplificatori. L'insegna che ha fatto sognare centinaia di "ballerini del weekend", in quello che è stato un locale iconico, con dress code spesso esigenti (se non indossavi una camicia, poche erano le speranze di passare la selezione all'ingresso) sta per tornare. Indimenticabili erano gli spazi, eleganti salotti, scalinate maestose, la pista da ballo nel centro.
«Orgoglio». Ripete questa parola come un mantra Claudio Barulli, indomabile re delle notti torinesi, annunciando di aver raggiunto il suo traguardo più ambito a 81 anni, rammentati sottovoce però, spegnendo l’ultima sigaretta con un sorriso beffardo. «Dopo tutti questi anni di assenza - dice - riaprire il Cacao mi fa sentire orgoglioso.
Ma dove riapre? Il nuovo Cacao risorge fuori Torino, a Moncalieri, sempre nei pressi del Po, sulle ceneri di un’altra discoteca storica degli Anni 90: lo Chez Nous. «Ho rimesso tutto a nuovo: impianti, bar, palco. Ho speso alcune centinaia di migliaia di euro per recuperare il mio sogno che aveva reso il Valentino un luogo magico, di musica e divertimento, per anni. Certo, questa discoteca all’aperto non sarà più come il mio vecchio Cacao, ma ci provo con tutte le forze. Lo spirito non manca».
La Storia del Cacao: Successo, Chiusura e Ritorno
Anche se resta sospesa, quasi in ogni suo discorso, quell’amarezza di fondo per le vicende, ormai morte e sepolte, che portarono alla chiusura del locale leggendario. Vicende giudiziarie che Barulli ha vinto ampiamente. Una storia di torbide vendette di movida. Il Cacao era una miniera d’oro: grandi incassi, dominava l’estate. A molti quel successo non piaceva.
Barulli, re indiscusso del divertimento, imprenditore che ha segnato la storia di molti locali di grido, fece un errore: costruire un bagno dove non poteva essere fatto, violando così i vincoli esistenti in quell’area, di proprietà comunale. Il Comune dava l’immobile in concessione e incassava i soldi dell’affitto. Ma quell’abuso, reale, divenne un pretesto criminale per l’ex consigliere comunale Alberto Morano, illustre notaio, noto in quegli anni per i suoi attacchi da giustiziere civico.
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Ne nacque una guerra legale, che costò al notaio una condanna definitiva a 2 anni e 4 mesi di reclusione, con l’accusa di tentata concussione. Per far cessare i suoi affondi da consigliere di minoranza, aveva chiesto soldi ai gestori del locale. Così hanno stabilito i tribunali.
La vicenda si è chiusa definitivamente quando uno degli avvocati di Barulli, Roberto Stroppiana, ha incassato i soldi di un maxi risarcimento per i danni patrimoniale e morali subiti dalla società che gestiva ogni estate la discoteca del Valentino.
L'Amarcord nel Nuovo Locale
I divanetti di legno che troverete a Moncalieri sono quelli originali. Nessuna imitazione. «Ho recuperato molte cose del vecchio Cacao. A partire dal nome, ovviamente». Già, un nome che, come disse lo stesso Barulli anni fa alla Stampa, «un po’ lo devo a Renzo Arbore, o meglio alla sua canzone “Cacao meravigliao”. Mi piacque il suono».
La nuova arena musicale creata dall’ex leone del Valentino ha grandi potenzialità: oltre 4 mila ingressi. Tre bar, uno incastonato tra le rocce, e una zona vip. Ci sono voluti quasi due anni per rimettere in sesto l’area che ospitava l’ex Chez nous. Lavori, burocrazia, investimenti per le dotazioni di sicurezza.
Va da sé che c’è ancora molto da fare per raggiungere la vetta. «Certo, quest’apertura non sarà al top delle mie aspettative, ma sono orgoglioso». Il Cacao aprirà dal giovedì al sabato. «Forse anche la domenica pomeriggio, ci stiamo pensando seriamente» afferma Barulli.
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Un altro dato positivo è l’offerta di occupazione: una cinquantina di collaboratori e una ventina di addetti alla security. Chissà come andrà. Sui canali social si inneggia al ritorno: «Finalmente». Musica e ricordi. Quante notti fa.
La Battaglia Legale Continua
L’ultima puntata della storia del Cacao si consumerà in tribunale. Il Comune ha deciso di fare causa alla società Kronos, ultimo concessionario dello storico locale del Valentino, oggi ridotto a uno scheletro vandalizzato.
L’accusa? La discoteca all’aperto, all’epoca cuore pulsante della movida torinese, era stata affidata a Kronos nel 2011, con una concessione di sei anni rinnovabile. Ma nel 2017, in fase di istruttoria per il rinnovo, spuntarono irregolarità edilizie che portarono la giunta dell’allora sindaca Chiara Appendino a dire no alla proroga.
Il Comune indisse una nuova gara, vinta dalla srl Whitemoon, ma il subentro non avvenne come previsto: Kronos non liberò l’area nei tempi stabiliti. Solo il 14 giugno 2018 l’amministrazione riuscì a riprendere possesso dell’immobile, trovandolo però in condizioni compromesse.
I danni rilevati al sopralluogo furono tali da rendere impossibile l’avvio della nuova gestione. Il Comune, nel frattempo, perse mesi di canoni di affitto e la possibilità di rilanciare un luogo simbolo della notte torinese.
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Ora, dopo diffide rimaste senza risposta, Palazzo Civico ha deciso di chiedere il conto davanti al giudice. L’azione legale punta a ottenere il risarcimento dei danni materiali, dell’indennità di occupazione non versata e dei mancati introiti.
Mentre le carte si preparano a finire sul tavolo del tribunale, resta l’amarezza per un pezzo di città svanito nel degrado.
Ricordi della Movida Torinese
Rinata dopo le Olimpiadi, il capoluogo sabaudo ha avuto sempre un’anima notturna. Non so la vostra, ma la mia adolescenza è stata costellata da serate passate ai Murazzi oppure a ballare in qualche serata delle Crystal, mamma mia solo a scriverlo mi sento vecchia.
Il caro vecchio Patio, come ce lo ricordiamo, non esiste più. Ho perso oramai il conto di tutti i nomi nuovi e cambiati nel giro di qualche mese, però la prima volta non si scorda mai. Era l’estate, forse, della terza media? Giù di lì insomma, tuttavia le sensazioni di ricerca dell’outfit perfetto e del trucco più da discoteca è ancora lì, nel cuoricino. La prima vera uscita con le amiche e la prima notte brava, in mezzo ai grandi. Sono passati più di 50 anni da quel 1962 in cui il famoso Patio ha aperto per la prima volta le porte alla vita notturna di Torino.
Basta dirvi il diminutivo perchè alla mente vi ritornino i ricordi (confusi) dei Murazzi.No, Giancarlo non è un amico o lo zio divertente, ma è stato fulcro della vita notturna torinese per anni. Dalla sponda sinistra, lo trovavi li almeno dagli anni ’80, quando Giancarlo divenne fenomeno nazionale. Ci passavano tutti: Neffa, Morgan, i Casino Royale, i Massimo Volume, i Marlene Kuntz, Elisa, Frankie, quelli delle «posse» rap e reggae. C’è stato anche un concerto a sorpresa dei Subsonica negli ultimi anni del locale.
Per i giovani che leggono, è quella (ormai) struttura fatiscente all’inizio del Parco del Valentino, si proprio poco distante dal Fluido, altra vecchia gloria degli aperitivi sul Po. Lì, d’estate si andava e se non riuscivi ad entrare poco male, c’erano i prati che ti aspettavano con qualche birra di consolazione. Se chiudi gli occhi, nelle sere giuste, dovresti sentire l’eco della musica. Qui hanno suonato tra i migliori dj italiani facendo ballare giovani, ma non solo. Tutte le serate a teme, te le ricordi? University night? Random party?
A Torino, quando iniziava a spargersi al voce della prima serata al Cacao voleva dire solo una cosa: era arrivata l’estate. Una pista centrale adornata da tetti di paglia e foglie di palme, veniva sovrastata da tavoli in cocco che ospitavano secchielli scintillanti.
Probabilmente, uno tra, i locali storici della movida a Torino, più spettacolari. Perché? Se non ci sei mai stato non puoi saperlo, ma nelle serate calde potevi vedere le stelle, ebbene sì la particolarità dell’Hennessy era proprio il tetto apribile. L’Hennessy era la tipica discoteca da “cabinotto”, ma voi vi ricordate cosa vuol dire? Insomma, il target principale del posto erano quelli della Torino bene.
Le donne, fasciate nei vestiti delle grandi occasioni, sembravano arrivare dai red carpet del cinema. Nulla era lasciato al caso, la bottiglieria di prima scelta, le toilette sempre pulite, in consolle ci sono passati i grandi nomi dell'house music e della commerciale. Anche Gigi D'Agostino era di casa. Tutti i fine settimana veniva riservato un tavolo per Andrea Agnelli. E come lui, giocatori del Toro e della Juve sceglievano di passarci il venerdi o il sabato sera. Certo, il biglietto costicchiava un pò e c'era da arrivare presto per trovare un posto per l'auto.
Il Cacao Oggi: Tra Riapertura e Degrado del Passato
Tra i luoghi critici e di degrado, formalmente dismessi o in attesa di nuovi progetti (ma nel frattempo indebitamente occupati) non ci sarebbero solamente la più nota ex piscina Sempione, ma anche l'ex discoteca Cacao di viale Carlo Ceppi 6. Un luogo storico, e non si esagera aggiungendo "di culto", per intere generazioni torinesi che, nel 2018, rimasero con la bocca più che amara apprendendone la chiusura.
Mentre il Cacao rivive ora a Moncalieri, l'ex struttura si consuma nell'attesa di un nuovo progetto, scontando una temporanea condanna ad uno stato di abbandono. Numerose le segnalazioni, numerose le denunce.
Nell'attesa, quel che succede all'interno dell'ex discoteca non è dissimile a quel che accade all'interno di altre zone critiche della città. Luoghi dismessi, trasformati in terreni fertili per abusivismo e spaccio.
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