La mostra di Vittore Carpaccio, presentata prima alla National Gallery di Washington e poi a Palazzo Ducale, ha coinciso con un importante restauro finanziato da Save Venice, il Comitato privato statunitense per la salvaguardia di Venezia. Questo restauro ha interessato i nove teleri superstiti raffiguranti episodi della vita dei santi Giorgio, Girolamo e Trifone, conservati nell’Oratorio della Scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni.
Il Ciclo Pittorico: Un Viaggio nel Tempo
Il ciclo dedicato ai patroni della confraternita risale probabilmente al periodo compreso tra il 1501 e il 1512. Il numero complessivo delle tele è incerto poiché un inventario del 1557 elenca molti più dipinti di quelli attualmente alla Scuola. La loro stessa collocazione originaria non è chiara.
Le nove scene superstiti sono così ripartite: due dipinti raffiguranti episodi della vita di Cristo, tre della vita di san Girolamo, altri tre di quella di san Giorgio e uno della vita di san Trifone. Un decimo dipinto, la pala della «Madonna col Bambino in trono», è stato attribuito a Vittore Carpaccio o al figlio Benedetto.
I dipinti sembrano essere stati ispirati da una serie di fatti storici, tra cui le guerre turco-veneziane, a cui si riferiscono le storie di san Giorgio e Girolamo.
Il Restauro: Un Ritorno alla Vividezza Cromatica
La tonalità ambrata che offuscava la vibrante tavolozza cromatica di Carpaccio era dovuta all’alterazione di vernici e ridipinture di un precedente intervento degli anni Quaranta. Anche due scene della vita di san Giorgio, tra cui appunto quella celeberrima con il drago, soffrivano per il distacco della superficie pittorica dal supporto della tela. Molti dei dipinti presentavano anche aree di sollevamento e sfaldamento della vernice, oltre a graffi e abrasioni. Il restauro eseguito ha invece restituito ai colori teneri la vividezza originaria.
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La Scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni
Le Scuole a Venezia erano confraternite, “scuole di mestiere”, ossia corporazioni di arti e mestieri, e le scuole di Nazione, ove si riunivano persone provenienti da uno stesso paese. Gli Schiavoni erano gli immigrati a Venezia dalla Dalmazia, temporanei o permanenti che fossero. In genere erano marinai, soldati o mercanti. Avevano la loro "Scuola", una delle quasi trecento esistenti a Venezia, ed avevano i loro santi protettori, segno di identità: San Giorgio, San Trifone e San Gerolamo, tutti dalmati, a sentire gli Schiavoni.
All'inizio del '500 decisero di decorare con teleri la loro Scuola, la cui sede era stata fondata nel 1451 su un terreno appartenente al convento dei Gerosolimitani, e nello stesso anno il Consiglio dei Dieci ne aveva approvato la regolamentazione. Per la decorazione scritturarono Vittore Carpaccio, che aveva dato buona prova di sè cinque anni prima nella Scuola di Sant'Orsola. Carpaccio eseguì tutto il lavoro fra il 1502 ed il 1507.
Nel 1502 Paolo Vallaresso, provveditore a Corone, donò alla Scuola le reliquie di San Giorgio e fu anche il committente dei due teleri originari di San Giorgio, dipinti da Vittore Carpaccio. Tra il 1502 e il 1511 egli dipinse i teleri che si possono ancora ammirare all’interno dell’edificio al pian terreno.
Le Storie dei Santi: Simbolismo e Allegoria
Nei sei teleri con le storie di San Giorgio e il Drago, San Trifone e il basilisco, San Gerolamo e il leone e Sant’Agostino nello studio, che si trovano al pianterreno della Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, il Carpaccio dà grande risalto a animali reali o fantastici, che sono collegati con la simbologia cristiana dei vizi e delle virtù, della lotta infinita tra il bene e il lato oscuro della forza, della dicotomia tra il barbaro infedele e il civile cristiano, il cosiddetto miles cristiano.
Le storie di San Giorgio che aveva sconfitto il drago, e di Trifone che aveva sconfitto il basilisco, sono anche considerate un’allusione alla lotta contro il mostro turco, ed erano fondamentali per dimostrare l’importanza della comunità dalmata per la Serenissima e per la cristianità.
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Nel Battesimo dei Seleniti, nella fastosa scena, viene rappresentata l’ideologia cristiana del matrimonio, con la sconfitta del male da parte del bene: prima la Principessa era pronta alle nozze mortali con il drago e poi invece si consacra a quelle salvifiche grazie al battesimo e quindi con Cristo.
Nel ciclo di San Girolamo il leone è l’animale-star assoluto. Nell’antichità era considerato emblema di forza e fierezza. Appare anche nell’iconografia sacra e in quella profana con vari significati.
Sant’Agostino nello studio: Un Ritratto Velato?
In apparenza questo dipinto è un po’ un outsider rispetto ai tre cicli dei tre santi protettori della scuola. La supposizione più attendibile è quella che questo in effetti sia un ritratto. Vi sono varie ipotesi su chi possa rappresentare, forse il Vescovo Leonino o ancor meglio il Bessarione in abiti vescovili, commemorandolo a trent’anni dalla sua morte, in quanto nel 1464 concedette alla Scuola un’importante indulgenza.
Il Contesto Artistico di Carpaccio
Gli inizi del Carpaccio sono misteriosi, la fine malinconica. Per gli inizi, non ci sono documenti attestanti il suo alunnato presso questo o quel pittore, ed è uno sbizzarrirsi di ipotesi; per la fine, Carpaccio entrerà in una crisi artistica irreversibile poco dopo aver completato le opere degli Schiavoni, regredendo verso i modi di trent'anni prima. Non era in grado infatti di reggere alle conquiste di Giorgione e di Tiziano, cosa che invece riuscì all'ottantenne Giambellino, e così, salvo poche eccezioni, Carpaccio ripiegò verso una clientela sempre più provinciale, fino a spegnersi a Capodistria nel 1526.
Se si vuole capire la vivacità di vita nella Venezia della fine del '400, occorre guardare le opere del Carpaccio. Credo sia giustissimo l'accostamento che è stato fatto fra il suo modo di vedere e quello dei grandi settecenteschi: Canaletto, Guardi, Longhi.
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Le Scuole Veneziane: Centri di Devozione e Potere
Le Scuole, nate a Venezia per scopi di assistenza sociale, erano rette da confraternite laiche e non dipendevano, pertanto, dalla Chiesa. Per questo le decorazioni che vi si sviluppavano erano sì sempre incentrate sulla vita e sui miracoli dei santi ma erano anche l’occasione per una celebrazione delle virtù civiche, della città splendente di vivaci colori e della sua vita costellata di cerimonie e tessuta di esperienze quotidiane.
Queste Scuole -dedite alle opere di misericordia- erano nello stesso tempo ciò che oggi chiameremmo organizzazioni non governative di volontariato, lobbies e partiti politici; riunivano membri della borghesia e della classe artigiana, provenienti da ogni tipo di professione. Ufficialmente erano mirate alla devozione, all’assistenza e al mutuo soccorso; più concretamente si dedicavano all’affermazione e alla difesa dei propri interessi corporativi.
Tabella Riassuntiva delle Opere Principali
| Opera | Soggetto | Periodo |
|---|---|---|
| Storie di Sant'Orsola | Vita di Sant'Orsola | 1490-1496 |
| Ciclo di San Giorgio degli Schiavoni | Storie dei santi Giorgio, Girolamo e Trifone | 1501-1511 |
Citazioni Bibliografiche
- Vittore Carpaccio, catalogo della mostra a cura di P. Zampetti, Venezia 1963
- P. Humfrey, Carpaccio
- A. Gentili, Le storie di Carpaccio. Venezia, i Turchi, gli Ebrei, Venezia 1996
- S. Mason, Carpaccio. I grandi cicli pittorici, Milano 2000
- Carpaccio: pittore di storie, catalogo della mostra a cura di G.
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