Remo Remotti: Tra Marmellata Rubata e Memorie di un Eclettico Artista

Anni fa, in televisione, si faceva vedere ogni tanto un tipo strano: un urlatore che, dopo qualche parola buttata là con toni normali, iniziava ad infervorarsi con “me ne vado da” e cominciava a spogliarsi incazzato come una bestia urlando sempre più forte “me ne vado da” ogni dove. Quello era Remo Remotti.

Un personaggio decisamente inconfondibile che molti di voi avranno riconosciuto come caratterista nei film di Moretti, dei Taviani e di tanti altri.

Conosciuto ai più per le sue apparizioni cinematografiche, Remotti, come scopriremo leggendo “Ho rubato la marmellata”, è anche pittore, scultore, cantante, poeta, umorista, drammaturgo.

Una curiosa antologia di memorie e aneddoti costellata di personaggi che rimangono impressi come macchiette e ossessioni che diventano familiari come ritornelli. Un fiume in piena racchiuso in sketch dall’inconfondibile stile Remotti. E quindi, ovviamente, anche tanto sesso.

La Vita di Remo Remotti: Un Viaggio Eclettico

Con “Ho rubato la marmellata”, quello che in quarta di copertina viene definito “vate dell’underground romano” si è voluto quindi raccontare senza troppe remore, ed ovviamente alla sua maniera.

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Intendiamoci, è vero che l’opera di Remotti non si può considerare una vera autobiografia col suo procedere per brevi quadri, anche se tutti con un ordine cronologico. Da qui forse l’accusa, ammesso la si possa considerare tale, di essere un’opera frammentaria.

Si parte dagli anni della sua infanzia, ovvero il Ventennio; poi la scomparsa prematura del padre; la liberazione; la laurea in giurisprudenza; i suoi anni da emigrante in Perù; il boom economico; il rapporto micidiale con la madre; l’amore - odio per Roma; il periodo nel quale Remotti faceva il travet e intanto si guardava intorno per cercare una via di fuga dal grigiore nel quale si era infilato: “A Milano adesso continuava la mia scissione: da una parte il dottor Remotti, laureato, conoscenza di lingue, pratica d’ufficio, già capo vendite di una fabbrica di prodotti plastici in Perù, doppio petto grigio […], e dall’altra parte il Remotti imbrattatele che la sera lavorava accanitamente e cominciava a frequentare i pittori di via Brera”.

Anche le prime righe dedicate all’amico Renato Mambor possono lasciare un po’ spiazzati: “[…] è un barbone. Si lava poco, quando va al cesso non tira la catena, si soffia il naso con le mani come fanno i pecorai afghani, dorme vestito buttato lì dove gli capita e si cambia le canottiere, i pedalini, le camicie, le mutande a intervalli lunghissimi, va in giro conciato come un rubagalline, non si pettina mai, la barba se la fa un giorno sì e uno no. Questa è per lo meno l’impressione che dà”.

Effettivamente Remotti è capace di esprimere un calore umano molto particolare: possiamo leggere “Lettera ad un amico” che, riferita al suo periodo peruviano, è una pagina piena di affettuosi insulti all’amico Mario che lo voleva raggiungere in Perù e dove il finale - “scegli tu, e vattene a fanculo” - ci riconcilia con quel vaffanculo che oggi non si sa cosa sia diventato, se tristissimo intercalare oppure slogan politico.

Non a caso il libro si apre con una lettera del prof. La prefazione è a cura di Filippo Martinez che scrive del libro in maniera entusiastica, replicando a tutte le accuse di scrittura disomogenea che fino ad ora, anche a causa del sussiego e dell’incomprensione di alcuni grandi editori, ne avrebbero impedito la pubblicazione.

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Peraltro, grazie alla lettura del libro, conoscendo di più l’uomo Remotti, si capisce che quel suo siparietto televisivo forse non era soltanto un pezzo di cabaret ma c’era molto di autobiografico: l’artista romano, durante la sua lunga vita, più di una volta è partito di testa per violente crisi nevrotiche e, prima di venire ricoverato, aveva proprio improvvisato un ritorno allo stato adamitico.

Gli anni Trenta e l’infanzia vissuta nel cuore della borghesia romana, il fascismo e la guerra, l’amore-odio per Roma, gli anni vissuti in Perù, il ricovero in clinica psichiatrica, l’incontro con Nanni Moretti e il cinema. E poi tanti brevi capitoli dedicati agli amici artisti, fra i quali Fontana, Castellani, Burri, Tolve, Manzoni, Renato Mambor, Vedova, spesso raccontati in maniera poco ortodossa: “Vedova ci trattava come schiavi […] A nessuno di noi dispiaceva lavorare. Ma quel discorso di scopargli bene lo studio e di preparargli un caffè lungo, con poco zucchero, mi sembrava un po’strano. Soprattutto per un sedicente rivoluzionario come lui”.

Ma accanto alla venerazione della donna emerge un altro grande amore dell’eclettico Remo: l’arte. Gli anni vissuti tra Berlino e Milano e gli incontri con Fontana, Burri, Manzoni, Vedova restano immortalati in istantanee che, pur attraverso l’umorismo, restituiscono il clima del fermento culturale che si respirava a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta.

Poi i ricoveri nelle cliniche psichiatriche; la vita sentimentale e sessuale tra puttane e donne fuori testa, la liberazione sessuale post-sessantotto, spesso vissuta con esiti devastanti, la paternità ad oltre sessant’anni.

Chi ha rubato la marmellata? Un libro per giovani lettori

Sembra una bazzecola, eppure trovarsi all’improvviso senza marmellata per farcire il panino della merenda può essere un trauma. Così la pensano i due protagonisti del libro di cui vi parlo oggi.

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Andrea è convinto che sia stato Mauro, infatti ogni volta che un dolce sparisce c’è sempre lui di mezzo…ma siccome la punizione per il furto della marmellata è seria, Lia sostiene che si debba essere assolutamente sicuri della colpevolezza. E allora, che cosa si può fare?

In soccorso dei due rimasti a bocca asciutta, ecco arrivare Rino, computer investigativo che, assieme al papà, aiuterà i ragazzini a fare chiarezza.

Un libro per imparare a non fermarsi all'apparenza, a cercare le fonti e a districarsi tra notizie e fake news, guidati dal giornalista Andrea Coccia e dai fumetti di Maicol & Mirco.

In un mondo che ci investe continuamente con informazioni di ogni tipo, è sempre più importante capire come riconoscere quelle false da quelle di cui invece ci si può fidare. Ed è importante farlo fin da piccoli.

Con un approccio chiaro e divertente, ma sempre rigoroso, questo libro - a metà strada tra un manuale e un fumetto - offre esercizi, esempi e dati per cominciare a orientarsi nel caotico mondo della comunicazione e dell'informazione.

E non teme di affrontare anche concetti che potrebbero sembrarci difficili: cosa vuol dire "infodemia"? Quante verità esistono? Come provare a individuare le informazioni fuorvianti, se non proprio inventate di sana pianta?

Le pagine di Chi ha rubato la marmellata? non sono un punto di arrivo, ma un punto di partenza, un invito a verificare, indagare, osservare con sguardo attento la realtà che ci circonda e il modo in cui viene raccontata.

La questione è talmente seria che si è scelto di istituire una giornata, il 2 aprile, l’International Fact-checking Day, per sensibilizzare le persone al fatto che non tutto ciò che leggiamo, soprattutto online, va preso per oro colato. Il web è pieno di notizie false, diffuse a volte in maniera inconsapevole da noi utenti che le troviamo buffe, divertenti o spesso utili a sostenere o confermare una nostra opinione.

Se il nostro ritrasmettere qualcosa è spesso fatto in buona fede, chi queste informazioni le mette in circolo lo fa per proprio tornaconto, per influenzare o manipolare i lettori. Una fake news, infatti, non è tanto una bugia o una stupidaggine, quanto una notizia falsa costruita e presentata volontariamente come se fosse vera, con tanto di finte fonti o documentazioni a suo sostegno.

Prima di tutto, ci ricordano gli autori, dobbiamo imparare la distinzione tra fatti, informazioni, notizie e opinioni: hanno tutti un peso differente e un valore più o meno oggettivo, fino ad arrivare all’evidenza che un’opinione è assolutamente personale e quindi ha un valore del tutto relativo. Dopodiché, dobbiamo imparare a verificare le fonti di ciò che leggiamo e valutarne l’attendibilità, ossia quanto ci possiamo fidare di chi ci sta dando quella notizia o informazione. Insomma, per farla breve, dobbiamo imparare a farci un sacco di domande, e non perché siamo dei ficcanaso scocciatori, ma perché riteniamo di meritare delle risposte!

Il diritto a porre domande è fondamentale, non lo dobbiamo mai dimenticare. Quando le notizie, come a miei tempi, circolavano per lo più su carta o in TV, era più facile “sapere” da chi provenivano e se ci si poteva fidare.

Le fake news, tuttavia, non sono un fenomeno recente. Nella storia dell’uomo ci sono da sempre, solo avevano un raggio di diffusione molto più ridotto e tempi di diffusione lenti. Oggi, grazie a internet e ai social che fanno parte del nostro quotidiano, nel giro di pochi minuti e di qualche click, ecco che una fandonia che nasce a Genova può arrivare a Timbuktu. Una volta che una notizia è nel mondo virtuale del web, non c’è più modo di controllarla, prende vita e sarà quasi impossibile farla sparire.

La ricchezza delle informazioni e la facilità con cui possiamo trovarle sono senza dubbio una cosa bellissima, nessuno dice il contrario, dobbiamo però sempre ricordarci che la qualità conta più della quantità.

Letture da libraia vol. Un libro per imparare a non fermarsi all’apparenza, a cercare le fonti e a districarsi tra notizie e fake news. Mi è piaciuto perché: è informativo ma mai noioso, ed è utile sia per i bambini sia per gli adulti.

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