A poco più di un anno dalla riapertura, Il Carpaccio, ristorante all’interno de Le Royal Monceau, hotel cinque stelle lusso, ha conquistato la sua prima stella e il cuore dei parigini, a dimostrazione di quanto la ristorazione nei grandi alberghi stia diventando un punto di riferimento per gli appassionati di cucina.
Nel Settembre 2021, dopo la pausa forzata causata dalla pandemia, ha riaperto inaugurando la collaborazione con la famiglia Cerea, del celeberrimo ristorante Da Vittorio a Brusaporto.
L'hotel firmato da Philip Stark è l'indirizzo ideale per i foodies, che trovano riuniti sotto lo stesso tetto il mitico Matsuhisa, Il Carpaccio che propone la cucina italianissima di Da Vittorio, e le creazioni di un pastry chef dal talento speciale, Yazid Ichemrahen.
Un Gioiello Gastronomico Creato da una Coppia di Talenti
All’interno de Le Royal Monceau - Raffles Paris, l’unione tra la famiglia Cerea, vera macchina da guerra della ristorazione italiana nel mondo, ed Oliver Piras ed Alessandra del Favero, hanno dato vita a questo ristorante, che è un piccolo gioiellino.
Lei bellunese, discreta e tendenzialmente introversa come quasi tutti i montanari. Lui sardo di città, Cagliari, uomo di mare, estroverso, scoppiettante. Una coppia perfetta che si integra alla grande da ormai undici anni e che rivive la leggenda del Carpaccio, prima ambasciata della cucina professionale italiana a Parigi aperta da Gualtiero Marchesi, poi gestito dal mitico Paracucchi, prima stella del Belpaese in Francia.
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Dopo qualche anno è nato il loro piccolo e pluripremiato ristorante AGA, a Pieve di Cadore, dove hanno proposto una cucina creativa e controcorrente, che ha conquistato da subito molti consensi.
Alessandra Del Favero e Oliver Piras hanno subito riconquistato la stella che avevano avuto a San Vito sul Cadore con il loro ristorante Aga, chiuso nel 2019 in vista di un progetto a New York poi bloccato dalla pandemia.
L'Ambiente e l'Offerta Gastronomica
Ambientazione con colori pastello che ricordano il barocco siciliano, servizio attento ed informale.
Il Carpaccio è il ristorante italiano dell’Hôtel Royal Monceau a Parigi, elegante e luminoso, con interni curati da Philippe Starck.
La cucina è affidata agli chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, che propongono una visione contemporanea della tradizione italiana, con piatti raffinati e ingredienti d’eccellenza.
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Il menu unisce tecnica e sensibilità, valorizzando sapori autentici in chiave moderna. L’ambiente è accogliente e sofisticato, ideale per un’esperienza gastronomica rilassata ma impeccabile.
La cantina offre una selezione curata di etichette italiane e francesi.
L’offerta è uno spaccato dei grandi classici della cucina italiana e dei grandi classici della famiglia Cerea.
Dai Paccheri alla Vittorio, alla mitica orecchia di elefante, una cotoletta gigantesca, cotta nel burro chiarificato e servita al centro della tavola.
Certo i paccheri alla Vittorio cucinati in sala fanno scena, brillano gli occhi dei commensali, onnipresente la recchia d’elefante, i due piatti iconoci che a Brusaporto per un momento divennero amouse bouche nella speranza di liberarsene per poi trasformarli giustamente in vessilli identitari.
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Notevoli anche le proposte del senza glutine e del menu completamente vegetale.
Il menu dello chef 5 portate a 125 euro è dettato dalla stagionalità dei prodotti.
Ma, soprattutto se siete stati Da Vittorio a Brusaporto o al Gallia a Milano, conviene andare oltre questi due piatti perché la cucina di Alessandra e Oliver è complessa e interessante.
Impostata sulla freschezza e sulle potenzialità ancora sostanzialmente inespresse dall’elemento vegetale, la cucina che trovate al Carpaccio è scattante, rock, frutto di combinazioni che a volte, non pensiamo di esagerare, sfiorano la genialità che è quella dote di vedere cose che sfuggono alla maggior parte delle persone che le guardano.
Un Viaggio Attraverso i Sapori: Il Menu Degustazione
I tre amouse bouche sono emblematici: il carpaccio di carote è piacevolmente fresco, la tartelletta di lasagna è botturiano, la crostatina di uva e acciughe da mangiarne con il mestolo e infine il finto calamaro ottenuto con l’albume della uova i cui tuorli sono usati per la pasta fresca è una, direbbero a Roma, mandrakata.
Perfetti i lievitati: pane, focaccia, grissini.
Ci piace tanto l’olio d’oliva al posto del burro perchè ci ricorda che siamo in un ristorante italiano.
I due antipasti sono due colpi di genio: la tartare di ricciola al verde gioca il campionato delle cose più buone mai provate, in cui non sai chi sia il protagonista e chi il comprimario in questo piatto in quanto al palato è un continuo gioco di sponda. Il carpaccio poi ha la felice intuizione del croccante da amaranto che interrompe la monotonia, e la noia di mangiarlo.
I primi, altro segno di cucina italiana, guardando con un po’ di salivazioni paccheri e tortellini con la panna che fanno capolino in qualche tavolo: ci rinfranchiamo con un risotto che ripete il gioco verde-mare dell’antipasto di ricciola, qui più strutturato e complesso, ma senza perdere profumo (ecco un piatto da avvicinare scostumatamente al naso come un vino).
Il primo è un sapore ben conosciuto da noi campani: linguine con salsa alla pizzaiola, ovviamente con tanto sapore del pomodoro ben estratto.
Secondo da urlo: la carne del SanPietro di solito annozza, qui diventa golosa con il cervello di vitello e la salsa di crusco.
Il servizio pasticceria è affidato a Quentin Lechat, chef pâtissier dell’Hotel, ma il tiramisù è inevitabile! Qui spettacolarizzato di fronte al tavolo.
Informazioni Utili
Indirizzo: 37 Av. Hoche, 75008 Paris, Francia
Telefono: 0033 1 42 99 88 12
Orari: Aperto a pranzo e cena, sabato solo a cena. Chiuso domenica e lunedì.
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