Pasta Reggia e la Provenienza del Grano: Cosa Sapere

Come consumatori, spesso diamo per scontato che un prodotto tipicamente italiano, come la pasta, abbia ingredienti di origine italiana, ma non è sempre così. Ci sono marchi di pasta italiani che non utilizzano grano 100% italiano.

Una nostra lettrice, Angela Ronchi, ci ha inviato le foto dell’etichetta della Pasta Reggia - marchio del Pastificio Pallante - esprimendo dei legittimi dubbi: “Caro Salvagente, segnalo la confezione della Pasta Reggia, che riporta la striscia del made in Italy e poi in piccolo la dicitura di grano Ue e non Ue. La trovo fuorviante perché il made in Italy non dovrebbe riguardare solo la produzione di pasta ma soprattutto dove il grano viene coltivato.

Esattamente un anno fa, l’Antitrust concluse 5 provvedimenti istruttori nei confronti di altrettante aziende alimentari che diffondevano informazioni fuorvianti circa l’origine del grano duro utilizzato nella produzione della loro pasta di semola di grano duro. In particolare, l’Autorità ha accettato gli impegni a modificare le etichette di Divella, De Cecco, Cocco e Margherita Distribuzione (Passioni, Auchan). Nei confronti di Lidl, invece, l’Antitrust irrogò una sanzione di 1 milione di euro dal momento che il marchio discount non aveva presentato impegni nel corso del procedimento.

Il caso segnalato dalla nostra lettrice sembra richiamare l’intervento dell’Antitrust. In particolare fino all’intervento dell’Authority sul frontespizio delle confezioni riportava solo la fascia tricolore con la scritta “Made in Italy”. A seguito della moral suasion dell’Antitrust, il produttore ha cambiato la confezione e ha aggiunto anche la provenienza del grano (Ue e non Ue) per fornire subito al consumatore informazioni sull’origine della materia prima. L’etichetta quindi è corretta.

Non è una novità, né una notizia perché basta confrontare la produzione di grano in Italia con la quantità di pasta prodotta e venduta per rispondere alla richiesta del mercato per rendersi conto che i numeri non tornano. Non tutti però hanno questa etichetta in confezione e questo perché utilizzano un mix di grano, con percentuali più o meno alte, di provenienza italiana ed estera.

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Il primo fornitore di grano per i marchi di pasta italiani, con oltre un milione di tonnellate di grano all’anno, è il Canada. Negli ultimi anni, in seguito alla pandemia e allo scoppio della guerra in Ucraina, l’importazione del grano dall’estero è leggermente calata, ma è ancora dominante.

I consumatori sono sempre più attenti all’origine delle materie prime dei prodotti alimentari, in particolare per qui cibi come la pasta di grano duro e l’olio extravergine di oliva, che sono considerati ingredienti fondamentali della tradizione gastronomica mediterranea. Per questo motivo in molti pensano, a torto, che siano quasi tutti ottenuti con materia prima italiana, ma spesso non è così. Infatti basta controllare l’etichetta di questi prodotti per scoprire che la maggior parte dell’olio extravergine e della pasta che troviamo al supermercato è ottenuta con miscele di materie prime importate da Paesi UE ed extra UE.

A seguito dell’obbligo dell’indicazione dell’origine del grano in etichetta sono stata molte le marche che hanno modificato i Paesi di approvvigionamento, investendo sulle coltivazioni 100% italiane. L’obbligo dell’indicazione del Paese di coltivazione della materia prima in etichetta per la pasta di semola di grano duro, insieme a quello della molitura, è previsto dai due Decreti Ministeriali del 26 Luglio 2017, ed è prorogata fino al dicembre 2021).

Attenzione però, il fatto di utilizzare esclusivamente grano od olive italiane non è necessariamente una garanzia di qualità superiore. Infatti eccetto per i prodotti Dop che devono seguire regole precise, negli altri casi la qualità della materia prima non è legata necessariamente all’origine. Prova ne è che alcune delle migliori paste italiane sono preparate con miscele di grani stranieri e anche per tanti oli non Dop vale lo stesso discorso.

La Pasta si produce con pura semola di grano duro, acqua e senza nessun conservante perché è l’essiccazione del prodotto che ne permette una naturale conservabilità. Nessun colorante e così guardando in controluce un fascio di spaghetti possiamo ritrovare la luminosità del sole assorbita del chicco di grano e restituita dalla semola. Seguendo questi principi la famiglia Pallante si è sempre dedicata da ben quattro generazioni nella sua missione di realizzare un prodotto di qualità. L’esperienza maturata nel settore pastaio permette un’accurata selezione dei grani utilizzati, di provenienza italiana e non (paesi UE ed extra UE) e garantisce un mix bilanciato che tenga conto delle caratteristiche diverse di ognuna delle materie prime impiegate mentre le moderne tecnologie utilizzate in produzione sono in grado di garantire la sicurezza dei suoi prodotti.

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Marche di Pasta e Provenienza del Grano

Abbiamo preparato un elenco delle marche di pasta di grano duro più diffuse nei punti vendita, indicando per ognuna se hanno scelto di usare solo grano italiano o miscele di materie prime di varia origine.

  • Agnesi - Italia
  • Alce Nero - Italia
  • Amato - Italia
  • Armando - Italia
  • Barilla (100% italiana) - Italia
  • Carrefour - Ue e non Ue
  • Conad - Italia e altri paesi Ue e non Ue
  • Conad verso Natura Bio - Italia
  • Coop - Ue e non Ue
  • Coop FiorFiore - Italia
  • De Cecco - Ue e non Ue
  • Del Levante - Ue e non Ue
  • Del Verde - Italia
  • Di Benedetto - Italia
  • Divella - Ue e non Ue
  • Esselunga - Italia e altri paesi Ue e non Ue
  • Esselunga bio spaghetti - Italia
  • Esselunga Top - Italia
  • Eurospin Tre mulini - Ue e non Ue
  • Fabianelli - Italia
  • Felicetti - Italia
  • Garofalo - Ue e non UE
  • Girolomoni - Italia
  • Giuseppe Cocco - Arizona
  • Granoro - Italia
  • I Tesori - Italia

Glifosato nella Pasta: Un Problema di Sicurezza?

La rivista ha fatto analizzare 20 pacchi di spaghetti delle marche italiane più diffuse. L’obiettivo era rilevare la presenza di glifosato e micotossine. Risultato: sono state trovate tracce della sostanza nella pasta di ben 7 marchi: Eurospin, Lidl, Divella, Garofalo, Esselunga, Agnesi e Rummo.

Il glifosato è un pesticida. Il costo contenuto e la distribuzione capillare lo hanno reso il diserbante più diffuso del mondo per uso agricolo. Problema: secondo lo Iarc (Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità) si tratta di un erbicida “probabilmente cancerogeno.”

In 6 casi su 7 proviene (anche) da paesi extraeuropei il grano con tracce di glifosato. Per quanto inferiori ai limiti consentiti dalla legge ma in ogni caso rischiose per la salute umana.

Non è possibile affermare con sicurezza quali siano questi paesi. Un decreto legge del luglio 2017 obbliga i vari marchi a indicare in etichetta la provenienza del grano, ma molti si rifugiano nella generica dicitura “Ue” o “non Ue”.

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La presenza del pesticida nel grano non è un’esclusiva dei paesi stranieri. Resta il fatto che in alcuni stati, per esempio in Canada, le misure sulla sicurezza sia ambientale che alimentare sono meno rigide che in Italia. Cosa che non ha impedito al test condotto dal Salvagente di riscontrare tracce di glifosato anche negli spaghetti marcati Agnesi. Eppure il pastificio ligure, ora trasferito in Piemonte, a Fossano, è tra quelli che usano grano al 100 per cento italiano.

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