Tutti conoscono il tipico, penetrante aroma della valeriana particolarmente apprezzato dai gatti. La valeriana (nome botanico L. Valeriana officinalis - Famiglia Valerianaceae) è una pianta erbacea vigorosa e perenne, che cresce spontanea nei luoghi umidi e ombrosi, dal mare alla montagna, in Europa centro-settentrionale e Asia del nord. Ma viene coltivata anche in Giappone.
Il termine scientifico “Valeriana officianalis” deriva dalle parole latine valere (godere di buona salute) e officinalis (da impiegare nell'officina farmaceutica).
Il fusto, eretto e solcato sulla superficie, può raggiungere anche un metro d’altezza, mentre le foglie sono attraversate da lunghe incisioni che culminano al centro. Le parti utilizzate sono il rizoma, la radice e le radichette, che vengono raccolte nei mesi primaverili.
La storia della valeriana è antichissima: questa pianta, infatti, viene utilizzata a scopo medicinale sin dai tempi degli antichi Greci, che dalle sue radici ricavavano una bevanda da sorbire per agevolare il sonno. Nel Medioevo era considerata una panacea. Alcuni testi antichi raccontano che nel 1500, Fabio Colonna, un famoso scienziato, curò l'epilessia proprio grazie a questa pianta.
Curiosità: la valeriana è conosciuta anche come “erba dei gatti”, questo perché il particolare odore della pianta fresca esercita un'attrazione di tipo "stupefacente" sui gatti che la distruggono strofinandocisi sopra.
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Proprietà e Benefici della Valeriana
E’ solo intorno al 1800 che Christoph W. Hufeland scoprì le proprietà tranquillanti e neurotoniche della valeriana. Ancora oggi le radici della valeriana vengono usate nel trattamento di diversi disturbi di origine nervosa. I suoi principi attivi (acidi valerenici, valepotriati e alcaloidi) agiscono sul sistema nervoso centrale: sono sedativi e favoriscono il sonno.
Presenta un’attività tranquillizzante, ansiolitica e sedativa sul sistema nervoso centrale, anche se non è chiaro quale sia il principio attivo isolato a cui è dovuta tale attività. Il funzionamento della valeriana dipende dalla presenza, al suo interno, di particolari acidi che sono in grado di inibire l'attività del GABA (l'acido gamma-aminobutirrico), mediatore chimico responsabile dell'eccitabilità neuronale.
La valeriana è utilizzata principalmente come sedativo (è considerata un rimedio naturale alternativo ai sonniferi) ed è utile per combattere:
- i disturbi del sonno
- gli stati di agitazione
- i disturbi legati all'ansia
Inoltre, i valepotriati presenti nella radice di valeriana hanno azione spasmolitica capaci di rilassare la muscolatura, per questo la valeriana può essere utile anche per combattere i sintomi della sindrome del colon irritabile.
La valeriana è il nome comune della Valeriana officinalis, pianta il cui rizoma e le cui radici, essiccati, vengono utilizzati in forma di estratto, infusione o tintura nel trattamento di diversi disturbi di origine nervosa. Esistono infine altre condizioni per le quali è suggerita l’assunzione della valeriana, ma a tal proposito non sono ancora disponibili prove di efficacia definitive.
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La valeriana è utilizzata sotto forma di estratto secco nebulizzato e titolato in acidi valerenici totali (0,42% minimo). Sembra infatti che gli integratori a base di valeriana siano più efficaci quando vengono assunti regolarmente per almeno 2 settimane. Se si vuole agire sul sonno, una delle due dosi giornaliere deve essere assunta circa 30 minuti prima di coricarsi. In genere le compresse contengono una dose variabile tra 45 e 300 mg di estratto secco titolato.
La droga è costituita da radici e rizoma, in cui sono contenute numerose sostanze, tra cui i valepotriati (0,5-1,2%). Tali componenti stanno alla base delle proprietà fitoterapiche della valeriana. Purtroppo sono composti instabili e si degradano facilmente se sottoposti a calore, umidità o pH acido.
La valeriana viene utilizzata comunemente come sedativo nei disagi e nei disturbi del sonno, ma anche negli stati di agitazione. Alcune ricerche suggeriscono che la valeriana non allevia l'insonnia più velocemente dei rimedi farmacologici di sintesi.
Come Assumere la Valeriana
Come si assume? La valeriana si trova in commercio sotto forma di compresse, gocce o tisane. In merito ai disturbi dell’insonnia è generalmente consigliata l’assunzione tra i 400 e 900 mg di estratto di valeriana ma è sempre importante far riferimento al foglietto illustrativo. In questo caso l'assunzione di valeriana dev'essere eseguita da 30 minuti a 2 ore prima di coricarsi. Per combattere invece disturbi legati al risveglio o stati di ansia si consiglia l’assunzione La tisana alla valeriana si prepara con un infuso in una tazza d’acqua e si lascia in infusione per 15 minuti con un coperchio.
Tintura madre di valeriana Le gocce - da 20 a 50 - vanno diluite in poca acqua e si assumono da una a tre volte al giorno in caso di ansia, oppure 30 minuti prima di andare a dormire per combattere l'insonnia. I benefici si possono notare dopo un uso continuato per due-quattro settimane.
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Effetti Collaterali e Controindicazioni
Alle dosi consigliate non manifesta effetti collaterali; solo l’utilizzo prolungato a dosi eccessive può provocare cefalea, agitazione, irritazione gastrica. La valeriana non va assunta per periodi di oltre 3-4 settimane, potendo l’uso continuo portare a cefalee e palpitazioni. Ideale è l’alternanza con la melissa.
Non esistono effetti collaterali gravi nell’assunzione della valeriana, se usata per periodi di breve termine. Gli studi hanno considerato sicuro l'uso di valeriana a scopi medicinali per un periodo di 28 giorni e per 4-8 settimane anche nei bambini.
A dosi eccessive e per uso prolungato, la valeriana può causare:
- Emicrania
- Insonnia
- Eccitabilità
L’uso di valeriana è controindicata nei bambini di età inferiore ai 12 anni, in gravidanza e durante l'allattamento. La valeriana non dovrebbe essere usata se si assumono barbiturici, altri sonniferi, tranquillanti e alcolici.
La valeriana non diminuisce la concentrazione nella guida.
È bene ricordare che la Valeriana officinalis utilizzata come ingrediente per integratori alimentari non è la valeriana utilizzata a scopo alimentare. Il nome scientifico di quest'ultima è Valerianella locusta e si tratta di una piccola pianta annuale, priva di fusto, con foglie di colore verde brillante, che cresce in Europa, in Nord Africa e nei territori occidentali dell'Asia.
Infatti, la valeriana ha effetti collaterali solo se utilizzata a dosi elevate per lunghi periodi di tempo. Se si assume valeriana per combattere disturbi del sonno, è bene ricordare che contro l’insonnia è prima di tutto necessario agire sul proprio stile di vita. Infatti, l'addormentamento e il buon riposo possono essere influenzati da fattori come il consumo di caffeina e l'attività fisica.
Per esempio, può potenziare l'effetto dei barbiturici (una gruppo di farmaci con funzioni anestetiche, antiepilettiche e ipnotiche, che deve il proprio nome all'acido barbiturico da cui deriva) causando un'eccessiva sedazione. Infine, la valeriana potrebbe interagire con farmaci e integratori alimentari a base di melatonina e potrebbe aumentare gli effetti collaterali dei farmaci metabolizzati a livello del fegato dall'enzima citocromo P450 3A4 (CYP3A4).
La valeriana non allevia l'insonnia più velocemente dei rimedi farmacologici di sintesi.
La prima comprende i costituenti maggiori dell’olio volatile, tra cui l’acido valerenico e i suoi derivati, che hanno dimostrato di avere proprietà sedative negli studi compiuti sugli animali. La seconda categoria comprende gli iridoidi, tra cui i valepotriati.
I risultati di una ricerca in vitro sui sinaptosomi indicano che l’estratto di valeriana può far rilasciare il GABA alle terminazioni nervose e poi impedire che venga riassorbito dalle cellule. L’acido valerenico, inoltre, inibisce un enzima che distrugge il GABA.
La glutamina, presente negli estratti acquosi ma non in quelli alcolici, può attraversare tale barriera ed essere convertita in GABA.
L'uso di questo rimedio fitoterapico è sconsigliato durante la gravidanza e l'allattamento.
Ne esistono più di 200 specie, ma tra le principali si ricordano la V. wallichii (nota anche come "valeriana indiana", impiegata come diuretico e antispastico) la V. edulis, la V.
Secondo il prestigioso Therapeutic Research Center “la maggior parte delle ricerche mostra che l’assunzione di 300-600 mg di estratto di radice intera di valeriana al giorno migliora in modo modesto la qualità del sonno, sebbene possano essere necessarie fino a 4 settimane per avvertirne i benefici. La pianta era usata come erba medicinale già nell’antica Grecia e nell’antica Roma.
Una revisione sistematica della letteratura scientifica identifica nove esperimenti clinici randomizzati e in doppio cieco per lo studio sugli effetti sui disturbi del sonno. La prima ricerca è realizzata con misurazione ripetuta. Il preparato commerciale non ha invece fatto registrare un miglioramento statisticamente significativo in nessuna di queste tre misurazioni.
Nella seconda ricerca 8 volontari affetti da insonnia lieve (che avevano cioè abitualmente problemi ad addormentarsi) sono stati valutati per scoprire l’effetto della valeriana sulla latenza del sonno (il tempo che intercorre tra il momento in cui si va a dormire e i primi cinque minuti di immobilità durante il sonno). Le sostanze somministrate durante il test erano 450 o 900 mg di estratto acquoso di valeriana e un placebo. A ogni volontario è stata assegnata casualmente una di queste tre alternative, nelle notti dal lunedì al giovedì, per tre settimane, per un totale di 12 notti. L’estratto di valeriana da 450 mg ha fatto diminuire la latenza media da 16 a 9 minuti, un risultato simile a quello delle benzodiazepine (farmaci con obbligo di prescrizione, usati come sedativi o tranquillanti). Su una scala da 1 a 9, i partecipanti hanno valutato con 4.3 punti la latenza dopo la dose di 450 mg, e con 4.9 punti quella dopo il placebo.
Ai partecipanti sono stati somministrati 600 mg di un preparato commerciale standardizzato di radice di valeriana essiccata oppure il placebo per 28 giorni. Dopo 28 giorni, il gruppo che ha ricevuto l’estratto di valeriana ha registrato una diminuzione dei sintomi dell’insonnia con tutti gli strumenti di valutazione rispetto al gruppo di controllo. Entrambi i gruppi hanno fatto registrare un miglioramento simile nella qualità del sonno, ma il gruppo della valeriana ha riportato meno effetti collaterali rispetto a quello dell’oxazepam.
In uno studio randomizzato in doppio cieco e con gruppo di controllo, i ricercatori hanno valutato i parametri del sonno con tecniche di polisonnografia che misuravano obiettivamente gli stadi del sonno, la latenza e il tempo di sonno totale. La valeriana non ha avuto alcun effetto su nessuno dei 15 parametri oggettivi e soggettivi, tranne che sulla diminuzione del tempo di comparsa del sonno ad onde lente (13,5 minuti, contro i 21,3 minuti del placebo). Durante il sonno ad onde lente diminuivano: l’eccitabilità, il tono muscolo-scheletrico, la frequenza cardiaca, la pressione e la frequenza respiratoria. L’aumento del sonno ad onde lente probabilmente allevia i sintomi dell’insonnia, tuttavia soltanto in 1 delle 15 variabili c’era differenza tra il placebo e la valeriana, quindi la diversità potrebbe anche essere imputabile al caso.
I risultati di alcune ricerche indicano che la valeriana potrebbe essere utile per l’insonnia e altri disturbi del sonno, ma sono smentiti da altre ricerche. Sono stati identificate diverse sostanze chimiche che compongono la valeriana, ma non si sa con esattezza quale/i sia(no) responsabile/i dell’effetto in animali e negli studi in vitro.
Sedativi: diminuendone il metabolismo epatico e aumentandone gli effetti collaterali come la sonnolenza.
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