Il Sindaco Luigi Brugnaro e Mariacristina Gribaudi, Presidente della Fondazione Musei Civici Veneziani, hanno annunciato un evento espositivo veneziano di grande rilievo: la mostra “Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni”. Questa importante retrospettiva si tiene a Palazzo Ducale.
La grande retrospettiva si è potuta concretizzare grazie alla collaborazione tra i Musei Civici Veneziani (MUVE) e la National Gallery di Washington. La mostra era stata allestita dal 2 novembre 2022 al 12 febbraio con il titolo “Vittore Carpaccio: Master Storyteller of Renaissance Venice” riscuotendo un grande successo di pubblico.
La curatela del progetto è stata affidata a Peter Humfrey, Andrea Bellieni, curatore dei Musei Civici di Venezia, e Gretchen Hirschauer, curatrice della pittura italiana e spagnola alla National Gallery of Art di Washington.
L'importanza di Carpaccio nella Venezia del XV Secolo
“La pittura di Vittore Carpaccio (1460/66 c. - 1525/26 c.) celebra la grandezza e lo splendore di Venezia al volgere del XV secolo, quando la città lagunare dominava un vasto impero marittimo e fioriva come centro di commerci internazionali e di cultura”, sottolinea la Presidente Gribaudi. I dipinti narrativi dell’artista trasportano le storie sacre nella vita vera, collocandole in scenari fantastici, benché arricchiti con infiniti dettagli e riferimenti contemporanei.
“Le sue opere, forse più di quelle di altri artisti veneziani del Rinascimento, rappresentano l’essenza della “venezianità”, ossia lo spettacolo sfarzoso e la mitologia della Repubblica Serenissima, in quel momento all’apogeo economico e culturale.
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In misura molto maggiore di quella del suo celebre contemporaneo Giovanni Bellini, i dipinti di Carpaccio riflettono la Venezia del suo tempo: la sua atmosfera marittima e la navigazione, i suoi canali, i marmi incrostati di palazzi e chiese.
Opere in Mostra
Prestiti concessi generosamente da musei, chiese, istituti e collezioni private, d’Europa e degli Stati Uniti, consentono di riportare a Venezia opere da secoli lontane dalla laguna; talune inviate dallo stesso artista negli antichi territori un tempo legati alla Serenissima come l’Istria e la Dalmazia e mai finora tornate.
45 dipinti di tema religioso, profano o di genere - tra essi alcuni di grandi dimensioni - evidenziano le grandi doti immaginative, narrative, descrittive, oltre alla sapiente tecnica pittorica dell’artista. Unitamente, un folto nucleo di disegni dimostra la sua speciale capacità di ‘studiare’ in maniera minuziosa e dettagliata la realtà, rivelando i suoi peculiari interessi per la natura, per la prospettiva, per i costumi del suo tempo, per gli effetti della luce.
La mostra al Ducale propone ben 70 opere dell'artista, di cui 42 dipinti e 28 disegni, sei dei quali sono recto / verso, per cui le opere da ammirare nel complesso salgono a 76.
In mostra sono riunite soprattutto opere oggi in musei e collezioni internazionali, oppure in chiese degli antichi territori della Serenissima, dalla Lombardia all’Istria e alla Dalmazia: opere che illustrano compiutamente la varietà e l’altezza della pittura di Carpaccio, seguendone anche l’evoluzione; fino al capitolo conclusivo della sua carriera, tra secondo e terzo decennio del Cinquecento, quando l’arte del maturo maestro, pur rimanendo colta e suggestiva, pare non tenere il passo delle novità tematiche e tecniche introdotte da Giorgione.
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Tra le opere esposte si possono ammirare dipinti realizzati per i contesti domestici dei palazzi veneziani, come la Madonna e il Bambino con Giovannino proveniente da Francoforte e la Madonna che legge in prestito da Washington.
Carpaccio formò e alimentò la sua arte nella tradizione pittorica veneziana dei Bellini, dei Vivarini, nonché di altre influenti personalità e tendenze, come la lezione dei toscani, dei ferraresi, di Antonello da Messina, dei tedeschi (Dürer) e dei ‘primitivi’ fiamminghi. Ne derivò una personalità subito originale e autonoma, soprattutto attratta dai particolari di flora, fauna e paesaggio, di architettura, arredo e decorazione, di abbigliamento ed esotismo. Il tutto composto con estro che spazia dal giocoso al teatrale, dell'aneddoto alla satira, ma giungendo anche a supremi vertici di poesia, psicologismo, drammaticità e profondità spirituale.
Disegni di Carpaccio
Carpaccio (1465 ca. - 1525 o 1526) era anche un disegnatore superlativo: dal notevole corpus dei suoi disegni - il maggiore pervenuto a noi di un pittore veneziano del suo tempo - in mostra sono presenti numerosi studi su carta, spesso straordinari di per sé, che spaziano da rapidi schizzi compositivi d’insieme ad accurati studi preparatori di teste e pose.
Perché visitare la mostra
Oggi, specie in seguito a recenti scoperte e nuove attribuzioni, nonché a restauri straordinariamente rivelatori proprio dei maggiori cicli narrativi tuttora conservati a Venezia, si sente necessaria un’aggiornata rilettura storico-critica della pittura di Carpaccio e della sua evoluzione.
L’intento è tracciare, in termini sia tematici che cronologici, il rigoroso sviluppo della pittura carpaccesca da una prospettiva aggiornata. In questo la mostra si avvantaggia anche di un consistente nucleo di disegni autografi del pittore, autore del più ampio corpus sopravvissuto di disegni “di studio” del primo Rinascimento.
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“Questa mostra nasce dall’esigenza di guardare con occhi nuovi a questo grande pittore, soprattutto alla luce di recenti restauri rivelatori e della scoperta di significativi inediti: una preziosa opportunità per la Storia dell’Arte, ma anche per il pubblico, di fronte alla pittura di irresistibile fascino di un tale ‘antico maestro’ ”, evidenzia Andrea Bellieni.
Grazie a questi molteplici ‘registi’ personali - per i quali Carpaccio fu di fatto l’inventore della pittura europea cosiddetta ‘di genere’ - egli fu soprattutto un insuperato ‘raccontatore di storie’; infatti, fu sempre celebrato soprattutto per i suoi cicli, serie coordinate di tele (teleri) che tramandano articolati racconti sacri: quasi cinematografici, perfettamente 'sceneggiati' nella loro eloquente narrazione visiva popolare, furono realizzati per le sale di riunione di confraternite religiose laicali, a Venezia dette scuole.
“Tali opere basilari di Carpaccio - alcune rimaste a Venezia, ma altre esulate all'inizio nel secolo XIX in musei italiani e internazionali - sono troppo grandi e fragili per essere condotte in mostra (solo si è potuto riunire integralmente il ciclo smembrato della Scuola del Albanesi). Ma il visitatore potrà facilmente ritrovare in città tali essenziali capolavori; in particolare l’unico ciclo rimasto nella sede originaria, nella Scuola di Giorgio degli Schiavoni, anche grazie all’ingresso ridotto che la Scuola riconosce ai visitatori del Ducale”, evidenzia Mariacristina Gribaudi, Presidente di Fondazione MUVE.
“Vittore Carpaccio fu indubbiamente uno dei pittori più originali, fantasiosi e inventivi operanti nella Venezia del pieno Rinascimento, all’epoca straordinario crocevia economico e culturale. Allora la Serenissima era una vera ‘potenza’ europea e mediterranea", sottolinea il Sindaco Luigi Brugnaro.
I visitatori di Venezia potranno ovviamente ammirare i cicli pittorici di Sant’Orsola e della Scuola degli Schiavoni nelle loro sedi abituali, ma entrambi sono stati recentemente puliti e restaurati e quindi risultano molto più leggibili di prima.
Le opere di Carpaccio colpiscono immediatamente l’attenzione e sono accessibili, anche ai bambini. Ci sono così tanti dettagli di animali, uccelli, piante ed edifici sullo sfondo da cogliere.
Da notare che la precedente monografica dedicata al maestro veneziano risale al lontano 1963.
Informazioni Utili
Orari: tutti i giorni 9.00 - 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00).
La mostra è stata l'occasione per sviluppare la collaborazione tra Fondazione Musei Civici di Venezia e Istituto Italiano di Tecnologia che rappresenta l’eccellenza della ricerca italiana nell’ambito della conservazione e dello studio del patrimonio culturale, potenziata anche dalla partnership con AerariumChain.
Diversamente dall’esposizione a Washington, quella di Venezia potrà rimandare a itinerari cittadini l’essenziale capitolo dei grandi cicli narrativi (di Sant’Orsola presso le Gallerie dell’Accademia, della Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone) e tentare la temporanea ricomposizione di quelli dispersi (le Storie della Vergine della Scuola degli Albanesi). L’edizione veneziana si concentra sulla ricostruzione del percorso artistico e creativo del pittore dalle prime opere della giovinezza, giungendo a quelle altissime della maturità.
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