Il bruciore allo stomaco, noto anche come acidità gastrica (pirosi), è un sintomo comune di differenti problemi, una condizione molto frequente che quasi tutte le persone hanno provato. La sensazione di bruciore o dolore che si avverte nella parte superiore dell'addome, di solito dietro lo sterno, tende a salire verso la parte alta del petto e il collo e a volte può causare anche tosse secca e nervosa.
Cause del Bruciore di Stomaco
Il bruciore di stomaco può essere causato da vari fattori ed è difficile comprendere cosa lo abbia provocato: pasti poco digeribili, alcol, farmaci antinfiammatori, fumo, ansia, stress, etc... Questa condizione è causata dall’eccesiva secrezione di acido gastrico che può essere causata da pasti abbondanti e poco digeribili, ma anche da cause come: il reflusso gastroesofageo, gastrite, ulcera gastrica o duodenale, stati ansiosi, uso eccessivo di farmaci, etc..
Consigli per ridurre l'acidità di stomaco
Alcuni alimenti possono aiutare a ridurre l'acidità dello stomaco, come la frutta e la verdura, ma non solo. Ecco alcuni consigli utili:
- Cucinate in modo più sano (piastra, cartoccio o al vapore).
- Limitare l'assunzione di caffè, tè e bevande gassate: la caffeina e le bevande gassate possono aumentare la produzione di acido gastrico.
- Evitare di bere il latte insieme al caffè perché l'accoppiata a volte può essere nociva.
- Attenzione ai latticini come panna, burro o mascarpone: hanno un effetto benefico nell'immediato ma l’elevato contenuto di grassi saturi può causare una veloce ricomparsa dei sintomi.
- Per chi soffre di bruciore di stomaco il Grana Padano DOP è un formaggio ben tollerato e digeribile perché scremato durante la lavorazione (perde circa il 50% dei grassi del latte intero con cui è fatto) ed è naturalmente privo di lattosio.
Intolleranza al Lievito: Cosa c'è da Sapere
Negli ultimi anni è sempre più frequente sentir parlare di persone che soffrono di intolleranza al lievito: da molti è considerata una vera e propria patologia, mentre altri hanno un’opinione diversa. Quel che è certo è che è un problema sempre più frequente e quindi è bene essere bene informate con tutto ciò che serve sapere a riguardo, evitare fraintendimenti e chiarire dubbi, partendo dall’aspetto principale, ovvero cosa si intende per intolleranza al lievito.
Sebbene sia convinzione diffusa, non si può essere "intolleranti al lievito". «Sono intollerante al lievito! Quante volte vi è capitato di sentire questa frase? La condizione di “intolleranza” al lievito non esiste nei libri di medicina e non esistono test o esami specifici per verificarne l’esistenza.
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Innanzitutto va detto che non è il lievito che provoca gonfiore per il suo potere appunto lievitante, perché lo ingeriamo quando non è più "vitale" a causa della cottura e dell'acido cloridico dello stomaco. A scatenare le intolleranze sono invece difetti enzimatici, perciò è più corretto parlare di pseudo-intolleranza a una sostanza contenuta nel lievito ossia la tiramina che si manifesta con nausea e vomito e irritabilità.
Quando parliamo di lievito intendiamo solitamente quello usato nella panificazione, il lievito di birra, ovvero il microorganismo chiamato Saccharomyces cerevisiae responsabile delle fermentazioni che stanno alla base della produzione di birra, vino e tutti i prodotti della panificazione. Anche quelli prodotti con il lievito madre. Quindi, i prodotti pane, pizza &co.
Cosa può causare fastidi legati al consumo di alimenti con lievito?
Consumare pietanze lievitate a volte può creare gonfiore, è vero, e a volte i sintomi possono essere confusi con quelli di un’intolleranza (gonfiore, stitichezza, diarrea, meteorismo ecc.). In più, a volte, l’impasto non è perfettamente cotto (il che rende la digestione ancor più difficile) e non lievitato a lungo (la lunga lievitazione “digerisce” letteralmente l’impasto per noi, rendendoci meno gravoso il compito). Questa situazione può essere poi aggravata se il nostro intestino non è in forma: se è presente una condizione di sovrappeso o obesità, sedentarietà, ma soprattutto di infiammazione cronica, probabilmente anche il microbiota intestinale ne sta risentendo e potrebbe trovarsi in una condizione di disbiosi causata da uno stile di vita non ottimale.
Disbiosi Intestinale
Che cos’è la disbiosi intestinale? I fastidi che proviamo a seguito del consumo di alimenti contenenti lieviti possono dipendere da un fenomeno detto “disbiosi”, che, di fatto, è un’alterazione della flora batterica dell’intestino. Questo disequilibrio può presentarsi in seguito a periodi di cura a base di antibiotici, durante periodi di forte stress o per un abbassamento delle nostre difese immunitarie. Anche un’alimentazione ricca di zuccheri semplici, prodotti industriali, cibi ricchi di grassi saturi e sale, il consumo di alcool e una vita molto sedentaria possono portare ad una disbiosi.
Queste alterazioni possono manifestarsi con sintomi che possono essere scambiati per intolleranza. L’intolleranza al lievito viene spesso “auto-diagnosticata” perché eliminando i cibi con lievito, per forza di cose si tende a mangiare meno (si eliminano tutti i prodotti da forno, come pane, focaccia, pizza ecc) e quindi si sta meglio. A volte la soluzione è molto più semplice di quello che si crede. Così, chi non digerisce una pizza intera, potrebbe provare a mangiarne una più piccola oppure tre quarti.
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Sintomi dell'Intolleranza al Lievito
Per molti l’assunzione di determinati alimenti o bevande può scatenare alcuni sintomi come meteorismo, gonfiore addominale, digestione lenta o diarrea, tutti possibili campanelli di allarme di una probabile intolleranza ai lieviti in essi contenuti. Il problema può essere transitorio quando resta circoscritto all’assunzione di uno specifico alimento oppure indicare una malattia intestinale cronica.
I sintomi generalmente sono quelli che si possono ricondurre a una “classica” intolleranza alimentare, ovvero pancia gonfia, diarrea o stitichezza, dolori addominali, indigestione, bruciori di stomaco, flatulenza, stanchezza e difficoltà a riposare, nervosismo e mal di testa. Solitamente si tratta di sintomi transitori, ma se dovessero perdurare nel tempo il consiglio è quello di sottoporsi a test specifici in grado di escludere l’allergia al grano o a sostanze che potrebbero essere ingerite insieme al lievito: se chiedi al tuo medico saprà indirizzarti verso l’esame più adatto al tuo caso tra test del capello, test sulle cellule del sangue, test della forza, Vega Test, biorisonanza oppure Pulse Test.
Test per l'Intolleranza al Lievito
“Non ci sono test specifici per l’intolleranza al lievito ma esistono test per la disbiosi intestinali e permeabilità dell’intestino.
Test 108 Alimenti
Grazie all’aiuto di un laboratorio di analisi e di un banale prelievo di sangue, puoi effettuare un esame sulla reazione alimentare a ben 108 alimenti. Da qui il nome Test 108 Alimenti, utile ovviamente anche per rilevare un’eventuale intolleranza al lievito oltre che a un’ampia gamma di cibi: dal manzo al maiale, passando per patate, pomodori, cetrioli, cipolla e lenticchie fino al tuorlo d’uovo e al lievito di birra. Se avverti uno dei sintomi che ti abbiamo elencato prima, dopo esserti rivolta al tuo medico puoi ricorrere al test recandoti in un centro diagnostico (dovrebbe costarti tra i 100 e i 200 euro).
Alimenti da Evitare e Alimenti Consigliati
Ma, qualora il disturbo correlato all’assunzione di cibi lievitati non fosse legato a malattie croniche, cosa si può mangiare e cosa si deve evitare per ridurre i sintomi?
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Gli alimenti da evitare se soffri di intolleranza al lievito sono: pizza, pane, biscotti, bibite gassate e bevande alcoliche come la birra, il vino e il sidro, alcuni tipi di frutta fresca come uva o susine e i multivitaminici che contengono queste molecole perché estratte dal lievito, oltre alla stragrande maggioranza della frutta secca.
Se gonfiore addominale e dolori si presentano dopo aver mangiato lievitati e farinacei, è probabile che questi alimenti abbiano subito una lievitazione troppo rapida. Sicuramente non è il caso di cambiare drasticamente le abitudini alimentari ma si può limitarne il consumo prediligendo verdure, senza distinzioni, alle uova, alle lenticchie oppure alla carne di pollo e al pesce. Vanno bene anche ceci, riso o ancora olive, frutta secca, grissini e pasta integrale. Il risultato che otterrai sarà allontanare i principali disturbi gastrointestinali, come la pesantezza addominale e la sensazione di avere la pancia gonfia.
Esempio di routine alimentare
- A colazione: latte di riso o tè verde con fette biscottate o cereali di riso
- A pranzo: risotto al pesto con pomodorini
- Spuntino: crackers integrali
- A cena: bistecca di manzo e verdure
Come Sostituire il Lievito
Le vie più gettonate per rimpiazzare il lievito in cucina sono due: la prima è con acqua frizzante fredda e bicarbonato, la seconda invece consiste nel succo di limone da mescolare con il bicarbonato in una proporzione di 7 a 1. Gli impasti che andrai a ottenere non avranno nulla da invidiare a quelli tradizionali realizzati con il lievito.
Se invece sei pigra e non hai voglia di smanettare in cucina, nel tuo supermercato di fiducia troverai prodotti già pronti e pensati per te come le gallette di cereali estrusi (inteso come processo di cottura, differente dalla classica “soffiatura” che puoi associare al classico riso soffiato). Per la colazione, una tappa fondamentale della tua giornata, puoi agevolmente rimpiazzare il pane con le crepes, che grazie alla velocità di cottura non subiscono di fatto alcuna fermentazione (e sono anche più golose).
In generale, prima di eliminare qualsiasi alimento dalla tua alimentazione, rivolgiti a uno specialista, per non incorrere in una dieta fai da te scorretta e squilibrata.
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