Il nostro brand, ormai noto in Italia e da qualche anno anche nel mondo, evoca la storia della Dea Demetra.
Le Origini Artigianali
E’ a Cava de’ Tirreni (SA), nei primi anni ’70, in un piccolo laboratorio artigianale di pasta fresca che la famiglia Milito inizia le sue prime produzioni con l’obiettivo di creare una pasta di alta qualità che possa evocare “sapori e saperi” della tradizione artigianale pastaia. Nei primi anni ’70, a Cava de’ Tirreni (SA), in un piccolo laboratorio artigianale di pasta fresca, la famiglia Milito inizia le sue prime produzioni con l’obiettivo di creare una pasta di alta qualità che possa evocare “sapori e saperi” della tradizione artigianale pastaia.
Negli anni a venire, la qualità della nostra pasta ci consente di acquisire nuovi e importanti clienti operanti nel settore dell’alta ristorazione; clienti con i quali ancora oggi rimane inalterato un indissolubile rapporto di fiducia. Negli anni a venire, la qualità della nostra pasta ci ha consentito di acquisire nuovi e importanti clienti operanti nel settore dell’alta ristorazione, ma il vero passo in avanti è avvenuto nel 1998 quando abbiamo inaugurato a Nocera Superiore (SA) il nostro primo opificio.
La Nascita del Marchio Oro Giallo
Nel 1998 inauguriamo a Nocera Superiore (SA) il nostro primo opificio. Nello stesso anno nasce il marchio OROGIALLO, divenuto nel tempo simbolo di eccellenza e punto di riferimento per la qualità e la produzione di formati speciali, tra cui i famosi Scialatielli, specialità tipica campana. Nello stesso anno nasce il marchio OROGIALLO, divenuto nel tempo simbolo di eccellenza e di qualità.
Modernizzazione e Qualità
Nel 2004 iniziamo a produrre nella nostra nuova struttura di Contursi Terme in uno stabilimento moderno e dotato delle più evolute tecnologie applicate ai metodi tradizionali. Questa evoluzione produttiva ci ha consentito di ampliare ogni spazio e ambiente e di competere senza indugi in tutti i mercati di riferimento sia Nazionali che Internazionali. Qui ogni spazio ed ambiente, ampio e funzionale, è studiato per garantire il rispetto delle norme igieniche di qualità ambientali e di sicurezza sui luoghi di lavoro.
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Produciamo esclusivamente con semola di grani accuratamente selezionati provenienti dalle migliori coltivazioni Italiane ed Estere. Vogliamo offrire ai nostri consumatori Pasta di Eccellente Qualità, prodotta utilizzando solo la migliore semola di grani accuratamente selezionati provenienti dalle migliori coltivazioni Italiane ed Estere.
Il Vapore Pulito che utilizziamo per la pastorizzazione diretta destinata alla nostra pasta proviene da acqua precedentemente filtrata attraverso un impianto di Osmosi. Questo tipo di vapore ci consente di evitare che sul prodotto restino tracce di Minerali e Sali di qualsiasi natura conferendo al nostro prodotto quel gusto di “come fatto in casa” che i nostri consumatori riconoscono e premiano scegliendoci da sempre giorno dopo giorno.
La Pasta: Una Lunga Storia
Sulle rive del lago di Bilancino, sopra Firenze, gli archeologi hanno scoperto un villaggio paleolitico con alcuni “macinelli”, sassi utilizzati per ridurre in farina radici e semi essiccati.
- Medio Oriente, alta valle del Giordano: nella località chiamata Malaha, Jean Perrot nel 1958 scopre i resti di un villaggio preistorico che, all’esame della misura del carbonio, si rivela appartenente all’ottavo millennio prima della nascita di Cristo.
- Macedonia, pochi chilometri a Ovest di Salonicco: gli scavi archeologici iniziati da Robert Rodden portano alla luce reperti che risalgono a più di 6000 anni prima della nascita di Cristo.
- Jugoslavia, corso del Danubio: i reperti hanno dimostrato che, stabilmente insediate lungo il fiume, vivevano, in grandi case di legno a pianta rettangolare, popolazioni dallo stadio civile e culturale molto avanzato.
IX sec. a. I popoli italici coltivano prevalentemente farro e orzo (con il quale cucinano ‘la polenta’ aggiungendo anche semi di lino, coriandolo e sale), ma anche miglio e grano.
490 a. Roma è colpita da una gravissima carestia. Il Senato istituisce il primo calmiere, decidendo di acquistare dall’Italia un grosso quantitativo di grano da distribuire al popolo in forma gratuita o semi-gratuita.
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I sec. a. Marco Terenzio Varrone (116-27 a. C.) nel suo De lingua latina parla di Lixulae, specie di gnocchi ottenuti impastando acqua con farina e formaggio, che erano considerati tra i cibi più poveri.
35 a. Q. Orazio Flacco (65 a. C. - 8 a.C.) descrive nella satira VI del I Libro, v. 115 la propria frugale cena: [..]inde domum me ad porri et ciceris refero laganique catinum, “quindi me ne ritorno a casa (la sera) per mangiare una scodella di porri, ceci e lagane”.
850 d. Nel Codex Diplomaticus Cavensis (Cava dei Tirreni, Salerno) si cita un certo “Nardus de Mari qui dicitur mackarone”.
Ne Il diletto di chi è appassionato per le peregrinazioni attraverso il mondo, il geografo arabo Al-Idrisi, descrive il paese di Trabia, in Sicilia, luogo incantevole, ricco di acque perenni e mulini, in cui si fabbrica un cibo di farina a forma di fili in quantità tali da rifornire, con navi, oltre i paesi della Calabria, quelli dei territori mussulmani e cristiani.
Franco Sacchetti (1332-1400) narra di un certo Giovanni Cascio che si ritrova seduto a tavola con Noddo d’Andrea, un ghiottone capace di ingoiare cibi “ancor che boglienti”.
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Viene edita per la prima volta l’opera di Cristoforo Messisbugo (fine 1400-1548), Banchetti, composizione di vivande et apparecchio generale, stampata a Ferrara, città in cui visse operando come cuoco alla Corte del cardinale Ippolito d’Este.
Giambattista Basile (1575-1633) nella raccolta di fiabe popolari del napoletano intitolata Cunto de li cunti, descrive le traversie di tal Jennarello e ci dice che il protagonista, dopo essere passato per una trafila, se ne usciva “mbruodo de maccarune”.
Esce a Ginevra la nuova Enciclopédie di Denis Diderot (1713-1784) e Jean Baptiste Le Rond D’Alembert (1717-1783) in cui, alla voce vermicelier si descrive minuziosamente la lavorazione della pasta.
William Short (1759-1849), incaricato da Thomas Jefferson (1743-1826) di procurargli una macchina per la produzione della pasta, scrive da Napoli una lettera allo statista americano nella quale gli comunica di aver comprato la trafila che desiderava, allegando prezzi e dati relativi al torchio da pasta.
M. Bonaiuti da Londra scrive, in Italian scenery: “I maccheroni di Napoli si riconoscono facilmente. Non sono avvolti a matassa come quelli di Genova. Sono assolutamente diritti e solo ad una estremità hanno una curva, perché non appena sono usciti dalla pressa per la lunghezza prestabilita, vengono appesi a dei bastoni per farli essiccare. Il foro che li attraversa da un capo all’altro è perfettamente eseguito.[…] Ciò che più li distingue è il loro colore giallo dorato.
Viene bandito un concorso per la creazione di una gramola meccanica.
Ferdinando II di Borbone (1810-1859) re di Napoli, in visita a un pastificio inorridisce vedendo che l’impasto dei maccheroni è pigiato con i piedi; incarica così Cesare Spadaccini, illustre ingegnere, di ideare un sistema di lavorazione più igienico.
La pasta si sposa al pomodoro per la prima volta in una ricetta contenuta nella Cucina teorico-pratica del napoletano Ippolito Cavalcanti (1787-1859) Duca di Buonvicino.
Il 7 settembre 1860 il generale Giuseppe Garibaldi (1807-1882), dopo aver conquistato la Sicilia, entrava in Napoli e nulla ormai avrebbe potuto impedire l’unità d’Italia.
A Parma viene aperta una modesta bottega, con forno annesso, per la vendita del pane e della pasta fresca: il proprietario si chiama Pietro Barilla sr.
Nel Manifesto della Cucina Futurista, pubblicato il 28 dicembre 1930 sulla “Gazzetta del Popolo”, Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) propone l’“abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana”.
La BBC manda in onda un cortometraggio intitolato: Raccolta primaverile degli spaghetti in cui si riprendono scene di vita contadina girate nelle campagne di Lugano.
Magie sontuose nella casa del principe escono dalla penna di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) in una ammaliante pagina del Gattopardo: “Buone creanze a parte, però, l’aspetto di quei monumentali pasticci era ben degno di evocare fremiti di ammirazione.
🍝 La pasta è la nostra diva quotidiana: protagonista in tutte le case, regge la scena come nessun altro ingrediente. E Gragnano? È la sua Hollywood.
Pasta di Gragnano IGP
Dal 𝟏𝟐 𝒂𝒍 𝟏𝟒 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒆𝒎𝒃𝒓𝒆 si accendono i riflettori su Gragnano Città della Pasta 2025 con un’unica protagonista: iconica, irresistibile, da standing ovation … la Pasta di Gragnano IGP. L’edizione 2025 sarà un omaggio alla pasta come vera diva della cucina italiana, celebrata attraverso un concept ispirato al mondo del cinema. Consorzio di tutela della Pasta di Gragnano IGP.
Nel 1500 a Napoli venne costituita la corporazione dei vermicellari -produttori di pasta lunga- e nello stesso periodo un editto del Re di Napoli conferì la licenza di vermicellaro a un gragnanese. La produzione della pasta tipica di Gragnano risale al XVI secolo: fu infatti in questa epoca che furono costruiti i primi pastifici a conduzione familiare in Campania.
Gli industriali pastai tra il 1892 e il 1913-14, prima dello scoppio della Grande Guerra, fecero grandi investimenti per la meccanizzazione della lavorazione, incrementando le produzioni. Si trattava di fabbriche fornite di motori a vapore, luce elettrica e molti dipendenti.
Chiaramente la tradizione della pastificazione a Gragnano data ben più indietro, quando già i Romani macinavano il grano: le acque del torrente Vernotico, che scendevano lungo la Valle dei Mulini, azionavano le pale che macinavano le messi in arrivo via mare dalle colonie romane.
Questa pasta è diventata famosa anche perchè alla fine dell'800 ci fu il boom della produzione di pasta con un enorme incremento delle esportazioni, indirizzate soprattutto ai paesi maggiormente coinvolti dall'emigrazione italiana, come gli Stati Uniti. Le esportazioni crebbero esponenzialmente per un ventennio, fino ad un picco di 709.000 quintali nel 1913.
La qualità dell’acqua, il particolarissimo microclima tra Golfo di Napoli e Monti Lattari, l’arte storica della pasta, la trafilatura al bronzo e la più sicura tecnologia oggi disponibile insieme all’aspetto giallo paglierino, il profumo di grano maturo ed il sapore sapido, con gusto deciso di grano duro conferiscono a questo prodotto caratteristiche rare che la rendono unica.
La semola di grano duro ottenuta viene impastata con acqua sorgiva dei Monti Lattari, in una percentuale non superiore al 30%. La trafilatura è una fase molto importante per una buona qualità del prodotto finale. L’essiccazione varia a seconda dei formati ed avviene ad una temperatura compresa tra 40° e 80° C per un periodo compreso tra le 6 e le 60 ore.
Sotto il profilo delle caratteristiche fisiche e organolettiche la Pasta di Gragnano I.G.P. ha un aspetto esterno omogeneo, senza macchie, tagli, fessure o bolle d’aria. La tradizione e l’eccellenza della vera pasta di Gragnano si ritrovano oggi in una gamma di tantissimi formati diversi senza glutine.
Considerando che questa è una pasta di eccellente qualità trafilata al bronzo è ottima con qualsiasi tipo di abbinamento.
Pasta Oro Giallo Oggi
Da circa 50 anni mettiamo in campo tutta la passione, la creatività e l’esperienza di cui siamo capaci per produrre Pasta Fresca di Semola, Freschissima, Ripiena, Surgelata, Secca Tradizionale e Biologica.
La pasta deriva da materie prime estremamente semplici. L’impasto è composto da semola di grano duro e acqua, senza né conservanti né additivi di alcun genere. La sua qualità è dunque conseguenza diretta delle qualità del grano e degli attenti processi di macinazione e di pastificazione.
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